IL GIORNO DI SAN FRANCESCO DI PAOLA
Cinquecento anni fa moriva uno dei più grandi calabresi
" 2 aprile 1507 - 2007"
PAOLA
ore 7.45 - collegamento con Radio Maria S. Messa ,trasmessa in differita in Canada.
Ore 9.45 - celebrazione del ricordo della morte dei Santo
ore 10.00 - solenne concelebrazione presieduta dall’ Arcivescovo Metropolita, Mons. Salvatore Nunnari, durante la quale sarà benedetta la nuova lampada votiva che arderà davanti alla reliquia dì S. Francesco. Sulla nuova lampada, insieme al Charitas che è il simbolo dell’ Ordine dei Minimi sono stati riprodotti gli stemmi della città di Cosenza e della Regione Calabria per indicare patronati del Santo della città sulla Calabria. L'onore di accendere per la prima volta la lampada toccherà a Salvatore Perugini, nella sua veste di Sindaco.
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Quinto centenario della morte di San Francesco: significato di un evento
Il
2007 ricorre il V Centenario della morte di S. Francesco di Paola ( 27
marzo 1416 - 2 aprile 1507
), il figlio più illustre della Calabria, Fondatore
dell'Ordine di Minimi, Patrono della Calabria e della gente di mare. Santo
conosciuto, riverito, cercato, amato, la cui devozione e figura hanno
oltrepassato i confini regionali, nazionali: è venerato in tutto il mondo. Pur
essendo eremita è stato sul palcoscenico del tempo e della storia. dinanzi
all'attenzione degli uomini, piccoli e grandi, semplici e dotti, sudditi e
potenti, in Italia e in Francia. Dopo morte il suo messaggio si è sparso,
attraverso la diffusione dell'Ordine lungo cinque secoli: è storia che ha
lasciato una traccia fino a noi che intendiamo proseguire e rendere attuale.
Ecco il perché del Centenario. Avvicinandosi questa ricorrenza che deve essere
vissuta all'insegna della memoria ci sentiamo coinvolti come cristiani, figli,
amici e devoti, uomini e cittadini. Per noi cristiani la memoria richiama e
motiva anzitutto la celebrazione liturgica della nostra
fede:
commemorare S. Francesco è riportarci ai piedi del mistero di Cristo
Crocifisso e Risolto, per sperimentare la bontà di Dio. Francesco è esempio di
quanto la grazia fa nell'uomo: è possibile essere santi; non è opera
titanica, nè
utopica. Nello stesso tempo, Francesco, con la
sua vita, proprio perché opera dello Spirito
Santo,
è patrimonio destinato a
tutti. Perciò a noi si
propone come una
autentica testimonianza evangelica ricca di valori umani e cristiani capaci di
scuotere e incidere nella nostra società.
Riandare al passato, per noi, figli, terziari, è riconoscere le radici, è rivedere la storia della nostra famiglia non per uno sguardo contemplativo autocelebrativo, ma per rafforzare l’ìdentità e proiettarci nel futuro, forti e carichi del messaggio spirituale lasciatoci dal nostro Padre e fondatore. S. Francesco ha fondato l’ Ordine dei Minimi,i frati ,le monache e i terziari: la memoria della sua morte ci offre l'occasione di ristudiare la sua opera e missione e di inculturare il suo messaggio nell’oggi e di essere noi nel nostro tempo, seme per tanti che sono alla ricerca di Dio e luce per i penitenti. Si, perché la morte di Francesco salda la sua storia con quella dell’ Ordine. Significativa è la coincidenza del Centenario con l’ approvazione della IV regola (26 LUGLIO 1506) scritta da S. Francesco per noi suoi frati. Questa regola riveste un carattere particolare perché è assolutamente originale rispetto alle altre generalmente adottate dagli altri Istituti religiosi.
S. Francesco è stato un maestro di vita
spirituale, che ha tracciato un cammino autonomo di spiritualità (sp. Quaresimale
), una proposta originale e forte che richiama alla essenzialità , alla
Sobrietà, alla semplicità, ma soprattutto a una solidarietà e condivisione col
povero e bisognoso; una conversione, riconciliazione con
Dio comporta
conversione e riconciliazione con l'altro.
Il
centenario di Francesco di Paola per tutti noi. cristiani, uomini e cittadini di
oggi, rappresenta un'occasione di incontro coi protagonisti della storia, con
chi ha realmente operato per il bene della Chiesa e società. Il nostro Santo con
la sua vita, povera e penitente, è stato un richiamo operativo per tutti al
Vangelo: Coscienza evangelica per il suo tempo. Gli anni passati da S. Francesco
in Francia ( 1483 _ 1507) sono stati densi di avvenimenti riguardanti la vita
della Chiesa e dell’ Europa politica del tempo.
Per alcuni di questi avvenimenti il Paolano ha giocato un ruolo veramente eccezionale: forte è stato il contributo alla riforma della chiesa . Ma non si può dimenticare l’impegno profuso per scongiurare la venuta dei Turchi in Italia (1480-82),o per impedire la discesa di Carlo VIII in Italia (1494), la scoperta dell’America . Per quest’ultimo avvenimento, bisogna notare che il primo vicario Apostolico nel nuovo mondo ,salpato con Cristoforo Colombo al suo secondo viaggio è stato lo spagnolo Bernardo Boyl, da alcuni aggregato al movimento eremitico di Francesco , dopo averlo visitato a Tours dove si era recato come ambasciatore presso Carlo VIII, per conto del suo re Ferdinando V . Aveva un profondo senso sociale: prediligeva i poveri, i deboli ; dinanzi ai potenti Ferrante d’Aragona, re di Napoli e Luigi XI in nome del Vangelo ha alzato la voce. Il centenario è anche un forte momento per “sapere qualcosa di più “ non solo sulla vita di Francesco ma anche su tutto ciò che è legato direttamente o indirettamente alla sua storia . Dire S. Francesco di Paola è dire: Paola , Calabria, Sicilia , Regno di Napoli .Meridione . Ordine dei Minimi , frati illustri , conventi ; - dire devozione , fedeli (committenza) che hanno stimolato nel tempo il campo della cultura e arte (letteratura , musica , architettura , pittura, scultura , Giordano , Mattia Preti, Guido Reni, Murillo, Tintoretto, Lilli, Sassoferrato , Ribera, Tiepolo) . La memoria della morte diventa occasione non solo per un approccio più familiare e immediato con le tante opere , note o meno, ma per arricchire quel patrimonio artistico con nuove che rivelano l’ attualità e la forza propulsiva del messaggio di San Francesco . Tutti siamo invitati a rispondere all’ appello di questo centenario . In fondo si chiede di entrare in quel flusso e movimento di persone che fin dall’ inizio si sono lasciati coinvolgere dalla vita , dal messaggio e dalla spiritualità di questo grande uomo e santo:” accorrevan da lui numerose genti da tutte le contrade “...E come allora anche noi si possa sperimentare benefica la vicinanza e la compagnia dell’ uomo di Dio, per essere a nostra volta segno di speranza per la nostra società.
Confraternita di Filadelfia di San Francesco di Paola
Il grande racconto della morte di San Francesco
Ecco il racconto della morte di San Francesco, così come è raccontata dal P.
Leonardo Barbier , in un prezioso manoscritto conservato nel Convento di Tours
.Sul letto di morte, come per ogni uomo, la vita scorre veloce dinanzi agli
occhi di San Francesco: egli ne rivede i momenti salienti, quelli più decisivi
;li interpreta alla luce della fede li rilegge con gli occhi di Dio. E' un
ritorno alla memoria, che diviene nuovamente realtà vivente, perché San
Francesco sta per
raccogliere
ogni cosa, come fa l’uomo di fede alla fine della vita, per offrire
tutto al Padre. Le ultime parole e il suo ultimo gesto, sono per i cari che li
raccolgono un segno forte ed un ricordo indelebile.
Nell'anno del Signore 1507, nella Domenica delle Palme, Francesco cominciò a soffrire per l'inizio di una malattia. Nei giorni successivi questa andò via via aggravandosi. Il beato Padre Francesco, tuttavia, non lasciava che gli si desse sollievo alcuno, né da parte dei religiosi, né da parte di altri; né voleva che gli si dimostrasse deferenza alcuna. Il Giovedì santo il beato Padre, che soffriva per una febbre tenace e maligna radunò presso di lui, come era suo solito, i religiosi suoi confratelli, che erano presso di lui, giunti dalle varie province e nazioni. Mentre parlava con loro dal braciere di ferro si appiccò il fuoco agli assi che erano di sotto. Egli, preso prontamente il braciere , lo tenne nelle mani, mentre uno dei presenti gli porgeva dei mattoni; si rivolse, quindi, con queste parole a quanti lo attorniavano:" In verità vi dico: a chi ama Dio non è più difficile mantenere tutto ciò che ha promesso, più di quanto sia difficile a me tenere in mano questo fuoco". Il beato Padre si riferiva al voto del digiuno quaresimale. A queste parole tutti si prostrarono ai piedi del beato Padre e promisero che avrebbero osservato il suddetto voto fino alla morte . Subito tutti si inchinarono , l’uno verso l’altro per abbracciarsi, chiedendosi reciprocamente perdono con il gesto della Riconciliazione. Egli abbracciò tutti con grande carità e, quasi stesse sul punto di partirsene, li benedisse paternamente.
Aiutato , poi, da alcuni religiosi, il beato Padre scese nella chiesa del convento e, dopo una devota e umile preparazione , precedendolo devotamente i padri in lacrime , ricevette in ginocchio il sacramento dell’Eucaristia, portando al collo il cingolo , come è uso nell’ Ordine . Prima , però di accostarsi al divino mistero , prostrato per qualche tempo all’ ultimo gradino dell'altare, tutto grondante di lacrime, battendosi forte il petto, ripetè per tre volte con voce chiara, anche se incerta per la malattia : "Signore Gesù Cristo, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola ed io sarò salvo". Aveva, inoltre, in precedenza recitato la preghiera di S. Gregorio ed altre simili . Tutti furono spinti ad un sentimento insolito di devozione. Dopo rimase in coro per un certo tempo assistendo alla sacra funzione. In seguito, vedendo i religiosi che il beato Padre era indebolito , lo riportarono nella sua Cella.
A
sera presenziò alla cerimonia della lavanda dei piedi. Il correttore venne
anzitutto da lui, e anche un frate di nome Berte
gli
chiese se voleva che gli si facesse la lavanda dei piedi, come suole farsi
nell'Ordine. Il beato Padre rispose: "Per carità, lasciate di
farlo per domani; allora mi laverete non solo i piedi, ma tutto il corpo”. Dopo
che il correttore terminò di lavare i piedi a tutti, li esortò di nuovo alla
carità reciproca.
Arrivato, poi, il Venerdì santo, il beato Padre Francesco fece chiamare nella sua cella i religiosi e dolcemente li ammonì di essere osservanti della religione e dell'Ordine e li esortò ad essere caritatevoli tra di loro, ad osservare la Regola approvata dal Papa. E raccomandò loro di obbedire al p.. Bernardino d'Otranto, lì presente, come al loro superiore, fino al Capitolo Generale, che si sarebbe, dovuto celebrare nell'anno successivo a Roma. Nominò così il p. Bernardino suo successore finche si fosse provveduto diversamente nel futuro Capitolo Generale, secondo le leggi canoniche. Proclamandosi il p. Bernardino indegno di tanta carica e dicendo che vi erano altre persone dello Stesso Ordine più sapienti di lui, il beato Padre Francesco rispose al p. Bernardino che sì prestasse volentieri ad assumere quell’ incarico, poiché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti agli occhi di Dio.
Dopo aver recitato i sette salmi penitenziali, le litanie e la Passione del Signore dal Vangelo di S. Giovanni, benedisse i frati, si segnò a sua difesa con il segno della croce e si asperse più volte con l'acqua benedetta. Poi, alzati gli occhi verso il cielo, inviando baci ad un'immagine di Cristo pendente dalla croce ripeteva: "Nelle tue inani raccomando, Signore, il mio spirito", intercalando di tanto in tanto: "Signore Gesù Cristo, buon pastore delle anime nostre, conserva ì giusti, converti i peccatori, abbi pietà delle anime dei defunti e sii propizio a me miserabilissimo peccatore.
Dopo tutte queste cose, all'età di 91 anni, il 2 aprile 1507, nel giorno dei Venerdì santo, intorno all'ora in cui il Cristo è morto per noi, con le mani giunte e gli occhi rivolti al cielo, abbracciando con profonda pietà la santa croce, segno di trionfo, e baciandola con venerazione, abbandonato il fardello di questa carne, quasi ancora vivo, senza alcun particolare segno di dolore e di morte , migrò al Signore.
(Dalla deposizione di P. Leonardo Barbier al Processo di Tours , per la canonizzazione di Fra’ Francesco di Paola , istitutore dei Minimi e primo Superiore Generale dell'Ordine)
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