Benvenuti nel sito di Giuseppe Pungitore, dell'ing. Vincenzo Davoli, di Mimmo Aracri ed Antonio Limardi, punto d'incontro dei navigatori cibernetici che vogliono conoscere la storia del nostro meraviglioso paese, ricco di cultura e di tradizioni: in un viaggio nel tempo nei ruderi medioevali. Nella costruzione del sito, gli elementi che ci hanno spinto sono state la passione per il nostro paese e la volontà di farlo conoscere anche a chi è lontano, ripercorrendo le sue antiche strade.

IL  GIORNO  DI  SAN  FRANCESCO  DI  PAOLA

Cinquecento  anni fa moriva   uno  dei  più grandi   calabresi

" 2 aprile    1507 - 2007"

PAOLA

ore 7.45 - collegamento con Radio Maria S. Messa ,tra­smessa in differita in Cana­da.

Ore 9.45 - celebrazione del ricordo della morte dei San­to

ore 10.00 - solenne conce­lebrazione presieduta dal­l’ Arcivescovo Me­tropolita, Mons. Salvatore Nunna­ri, durante la qua­le sarà benedetta la nuova lampa­da votiva che ar­derà davanti alla reliquia dì S. Francesco. Sulla nuova lampada, insieme al Charitas  che è il simbolo  dell’ Ordine dei Minimi sono stati riprodotti gli stemmi della città di Cosenza e della  Regione Calabria per indicare patronati del Santo della città sulla Calabria. L'onore di ac­cendere per la prima volta la lampada toccherà a Sal­vatore Perugini, nella sua veste di Sindaco.

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Quinto centenario della morte di San Francesco: significato di un evento

Il  2007 ricorre il V Centenario della morte  di S. Francesco di Paola ( 27 marzo 1416 - 2 aprile 1507), il figlio più illustre della Calabria, Fondatore dell'Ordine di Minimi, Patrono della Calabria e della gente di mare. Santo conosciuto, riverito, cercato, amato, la cui devozione e figura hanno oltrepassato i confini regionali, nazionali: è venerato in tutto il mondo. Pur essendo eremita è stato sul palcoscenico del tempo e della storia. dinanzi all'attenzione degli uomini, piccoli e grandi, semplici e dotti, sudditi e potenti, in Italia e in Francia. Dopo morte il  suo messaggio si è sparso, attraverso la diffusione dell'Ordine lungo cinque secoli: è storia che ha lasciato una traccia fino a noi che intendiamo proseguire e rendere attuale. Ecco il perché del  Centenario. Avvicinandosi questa ricorrenza che deve essere vissuta all'insegna della memoria ci sentiamo  coinvolti come cristiani, figli, amici e devoti, uomini e cittadini. Per noi cristiani la memoria richiama e motiva anzitutto la celebrazione liturgica della nostra fede: commemorare S. Francesco è riportarci ai piedi del mistero di Cristo Crocifisso e Risolto, per sperimentare la bontà di Dio. Francesco è esempio di quanto la grazia fa nell'uomo: è possibile essere santi; non è opera titanica, utopica. Nello stesso tempo, Francesco, con la sua vita, proprio perché opera dello Spirito Santo, è patrimonio destinato a tutti.  Perciò a noi si propone come una autentica testimonianza  evangelica ricca di valori umani e cristiani capaci di scuotere e incidere nella nostra società.

Riandare al passato, per  noi, figli, terziari, è riconoscere  le radici, è rivedere la storia della nostra famiglia non per uno  sguardo contemplativo autocelebrativo, ma per rafforzare l’ìdentità e proiettarci nel futuro, forti  e carichi del messaggio  spirituale lasciatoci dal  nostro Padre  e fondatore.  S. Francesco ha fondato l’ Ordine dei Minimi,i frati ,le monache  e i terziari: la memoria della sua morte ci offre  l'occasione di ristudiare la sua opera  e missione e di inculturare  il suo messaggio  nell’oggi e di essere noi nel nostro tempo, seme per tanti che sono alla ricerca di Dio  e luce  per i penitenti. Si, perché la morte di Francesco salda la sua storia  con quella  dell’ Ordine. Significativa è la coincidenza del Centenario con l’ approvazione della IV regola (26 LUGLIO 1506) scritta da S. Francesco per noi suoi frati. Questa regola riveste un carattere particolare perché è assolutamente originale rispetto alle altre generalmente adottate dagli altri Istituti religiosi.

S. Francesco è stato un maestro di vita spirituale, che ha tracciato un cammino autonomo di spiritualità (sp. Quaresimale ), una proposta originale e forte che richiama alla essenzialità , alla Sobrietà, alla semplicità, ma  soprattutto a una solidarietà e condivisione  col povero e bisognoso; una conversione, riconciliazione con Dio comporta conversione e riconciliazione con l'altro. Il centenario di Francesco di Paola per tutti noi. cristiani, uomini e cittadini di oggi, rappresenta un'occasione di incontro coi protagonisti  della storia, con chi ha realmente operato per il bene della Chiesa e società. Il nostro Santo con la sua vita, povera e penitente, è stato un richiamo operativo per tutti al Vangelo: Coscienza evangelica per il suo tempo. Gli anni passati da S. Francesco in Francia ( 1483 _ 1507) sono stati densi di avvenimenti riguardanti la vita della Chiesa e dell’ Europa  politica del tempo.

Per alcuni  di questi avvenimenti  il Paolano  ha giocato  un ruolo veramente eccezionale: forte  è stato il contributo alla  riforma  della chiesa . Ma  non si  può dimenticare  l’impegno profuso  per  scongiurare la venuta  dei Turchi  in Italia (1480-82),o per impedire la discesa  di Carlo VIII in Italia (1494), la scoperta dell’America . Per quest’ultimo avvenimento, bisogna notare  che il primo  vicario Apostolico nel nuovo  mondo ,salpato  con Cristoforo Colombo al suo secondo viaggio è stato  lo spagnolo Bernardo Boyl, da alcuni aggregato  al movimento  eremitico  di Francesco , dopo  averlo visitato a Tours  dove si era recato come ambasciatore  presso Carlo VIII, per conto del suo re Ferdinando V . Aveva un profondo senso sociale: prediligeva  i poveri, i deboli ; dinanzi ai potenti  Ferrante d’Aragona, re di Napoli  e Luigi XI   in nome del Vangelo  ha alzato  la voce. Il centenario  è anche un forte momento  per “sapere qualcosa  di più “ non solo sulla  vita di  Francesco  ma anche su tutto ciò  che è legato direttamente o indirettamente  alla sua storia . Dire S. Francesco  di Paola è dire:  Paola , Calabria, Sicilia , Regno di Napoli .Meridione . Ordine dei Minimi , frati illustri , conventi ; - dire devozione , fedeli (committenza) che hanno stimolato nel tempo  il campo della cultura  e arte  (letteratura , musica , architettura , pittura, scultura , Giordano , Mattia Preti, Guido Reni, Murillo, Tintoretto, Lilli, Sassoferrato , Ribera, Tiepolo) . La memoria della  morte diventa occasione  non solo per  un approccio  più  familiare e immediato  con le tante opere , note  o meno,  ma per arricchire quel patrimonio  artistico con nuove che rivelano l’ attualità  e la forza propulsiva  del messaggio  di San Francesco . Tutti siamo invitati a rispondere all’ appello di questo centenario . In fondo si chiede  di entrare in quel flusso e movimento  di persone che fin dall’ inizio si  sono lasciati  coinvolgere dalla vita , dal messaggio  e dalla spiritualità  di questo grande uomo e santo:” accorrevan da lui numerose genti da tutte le contrade “...E come allora  anche  noi si possa sperimentare  benefica  la vicinanza  e la compagnia dell’ uomo di Dio, per essere a nostra volta segno di speranza  per la nostra società.

 

                                                                                   Confraternita  di Filadelfia  di San Francesco di Paola

Il grande racconto della morte di San Francesco

Ecco il racconto della morte di San  Francesco, così come è raccontata dal P. Leonardo Barbier , in un prezioso manoscritto conservato nel Convento di Tours .Sul letto di morte, come per ogni uomo, la vita scorre veloce dinanzi agli occhi di San Francesco: egli ne rivede i momenti salienti, quelli più decisivi ;li interpreta alla luce della fede li rilegge  con gli occhi di Dio. E' un ritorno alla memoria, che diviene nuovamente realtà vivente, perché San Francesco sta per raccogliere ogni cosa, come fa  l’uomo di fede  alla fine della vita, per offrire  tutto al Padre. Le  ultime parole e il suo ultimo gesto, sono per i cari che li raccolgono un segno forte ed un ricordo  indelebile.

Nell'anno del Signore 1507, nella Domenica delle Palme, Francesco cominciò a soffrire per l'inizio di una malattia. Nei giorni successivi questa andò via via aggravandosi. Il beato Padre Francesco, tuttavia, non lasciava che gli  si desse sollievo alcuno, né da parte dei religiosi, né da parte di altri; né voleva che gli si dimostrasse  deferenza alcuna. Il  Giovedì santo il beato Padre, che soffriva  per una febbre tenace e maligna radunò presso di lui, come era suo solito, i religiosi suoi confratelli, che erano  presso di lui, giunti dalle varie province e nazioni. Mentre parlava con loro dal braciere  di ferro si appiccò il fuoco  agli assi che erano di sotto. Egli, preso prontamente il braciere ,  lo tenne nelle mani, mentre uno dei presenti gli porgeva dei mattoni; si rivolse, quindi, con queste parole a quanti lo attorniavano:"  In verità vi dico: a chi ama Dio non è più difficile mantenere tutto ciò che ha promesso, più di quanto sia difficile  a me tenere in mano  questo fuoco". Il  beato Padre si riferiva al voto del digiuno quaresimale. A queste parole tutti si prostrarono  ai piedi del beato Padre e promisero che avrebbero  osservato il suddetto voto fino alla morte . Subito tutti si inchinarono , l’uno verso l’altro  per abbracciarsi, chiedendosi reciprocamente  perdono con  il gesto della Riconciliazione. Egli  abbracciò tutti con  grande carità e, quasi stesse sul punto di partirsene, li benedisse paternamente.

Aiutato , poi,  da alcuni religiosi, il beato   Padre scese  nella chiesa  del convento e, dopo una devota e umile  preparazione , precedendolo devotamente i padri  in lacrime , ricevette in ginocchio il sacramento dell’Eucaristia, portando al collo il cingolo , come è uso nell’ Ordine . Prima , però di accostarsi al divino mistero , prostrato per qualche  tempo all’ ultimo gradino dell'altare, tutto grondante di lacrime, battendosi forte il petto, ripetè  per tre volte con voce chiara, anche se  incerta per la malattia : "Signore Gesù Cristo, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola ed io  sarò salvo". Aveva, inoltre, in precedenza recitato  la preghiera di S. Gregorio ed altre simili . Tutti furono spinti ad un sentimento  insolito di devozione. Dopo rimase in coro per un certo tempo assistendo alla sacra funzione. In seguito, vedendo i religiosi che il beato Padre era indebolito , lo riportarono  nella sua Cella.

A sera presenziò alla cerimonia della lavanda dei piedi. Il  correttore venne anzitutto da lui, e anche un frate di nome Berte gli chiese se voleva che gli si facesse la lavanda dei piedi, come suole farsi nell'Ordine. Il beato Padre rispose: "Per carità, lasciate di farlo per domani; allora mi laverete non solo i piedi, ma tutto il corpo”. Dopo che il correttore terminò di lavare i  piedi a tutti, li esortò di nuovo alla carità reciproca.

Arrivato, poi, il Venerdì santo, il beato Padre Francesco fece chiamare nella sua cella i religiosi e dolcemente li ammonì di essere osservanti della religione e dell'Ordine e li esortò ad essere caritatevoli tra di loro, ad osservare la Regola approvata dal Papa. E raccomandò loro di obbedire al p.. Bernardino  d'Otranto, lì presente, come al loro superiore, fino al Capitolo Generale, che si sarebbe, dovuto celebrare nell'anno successivo a Roma. Nominò così il p. Bernardino suo successore finche si fosse provveduto diversamente nel futuro Capitolo Generale, secondo le leggi canoniche. Proclamandosi il p. Bernardino indegno di tanta carica e dicendo che vi erano altre persone dello Stesso Ordine più sapienti di lui, il beato Padre Francesco rispose al p. Bernardino che sì prestasse volentieri ad assumere quell’  incarico, poiché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti agli occhi di Dio.

Dopo aver recitato i sette salmi penitenziali, le litanie e la Passione  del Signore dal Vangelo di S. Giovanni, benedisse i  frati, si segnò a sua difesa con il segno della croce e si asperse più volte con l'acqua benedetta. Poi, alzati gli occhi verso il cielo, inviando baci ad un'immagine di Cristo  pendente dalla croce ripeteva: "Nelle tue inani raccomando, Signore, il mio spirito", intercalando di tanto in tanto: "Signore Gesù Cristo, buon pastore delle anime nostre, conserva ì giusti, converti i peccatori, abbi pietà delle anime dei defunti e sii propizio a me miserabilissimo  peccatore.

Dopo tutte queste cose, all'età di 91 anni, il 2 aprile 1507, nel giorno dei Venerdì santo, intorno  all'ora in cui il Cristo è morto per noi, con le mani giunte e gli occhi rivolti al cielo, abbracciando con profonda pietà la santa croce, segno di trionfo, e baciandola con venerazione, abbandonato  il fardello di questa carne, quasi ancora vivo, senza alcun particolare  segno di dolore e di morte , migrò al Signore.

(Dalla deposizione  di P. Leonardo  Barbier  al Processo  di Tours , per la canonizzazione  di Fra’  Francesco di Paola , istitutore  dei Minimi e primo Superiore Generale dell'Ordine)

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Per maggiori informazioni scrivere a: phocas@francavillaangitola.com

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