Benvenuti nel sito di Giuseppe Pungitore, dell'ing. Vincenzo Davoli, di Mimmo Aracri ed Antonio Limardi, punto d'incontro dei navigatori cibernetici che vogliono conoscere la storia del nostro meraviglioso paese, ricco di cultura e di tradizioni: in un viaggio nel tempo nei ruderi medioevali. Nella costruzione del sito, gli elementi che ci hanno spinto sono state la passione per il nostro paese e la volontà di farlo conoscere anche a chi è lontano, ripercorrendo le sue antiche strade.

 

Sempre attuali  i dolci  tipici del periodo  anche se emerge una tendenza al consumismo

 

NATALE, TRADIZIONI E MODERNITA’

 

Cambiano  nei cittadini i modi di vivere ai giorni  di festa

"NATALE con i tuoi e Pasqua con chi vuoi" recita un antico proverbio. E già, perché que­sta preziosa festività è per ec­cellenza il momento dell'anno in cui ognuno sente il bisogno di stringersi, più che mai, in­torno ai propri cari e alla pro­pria famiglia, un momento in cui, per qualche giorno, si ac­cantonano tutti i dissapori e le incomprensioni perché si sa, il Natale rende tutti più buo­ni. Dal latino "dies natalis", il 25 dicembre è il giorno della nascita, la festa della bontà„ della gioia, della serenità e della fratellanza.

In Calabria l'interminabile periodo delle feste natalizie, che comincia l’ 8 dicembre e si conclude il 6 gennaio dell'an­no successivo con l'Epifania che "tutte le feste si porta via", è contrassegnato da profonde tradizioni alcune delle quali sopravvivono tutt’oggi, mol­te, con il trascorrere del tem­po, sono state modificate ed altre, purtroppo, sono andate completamente perdute. Da anni non si sentono più le me­lodie degli zampognari che, a partire dalla sera di Santa Lu­cia, si spostavano per le vie del paese annunciando l'inizio delle festività. Pochi i fedeli che, con inizio della Novena, ogni mattina alle cinque, al tocco della campana, si reca­no in Chiesa per cantare delle lodi finalizzate alla celebrazione di una festività in alle­gria. In realtà, gli eventi reli­giosi ancora degnamente partecipati dalla popolazione sono, esclusivamente, la fun­zione della Vigilia e quella della mattina del 25. Ma tutt’ora, nei ,giorni successivi al Natale, c'è ancora chi, assie­me ad amici e parenti, rientrati in paese per la ricorrenza, celebra la festa del maiale che ha inizio con 1'uccisione dell'animale, prosegue con la macellazione e la lavorazione delle carni e si conclude con "1'abbuffata alla caldaia". Quasi nessuno, nell'abbellire la, propria casa con 1'albero di Natale, le luci scintillanti ed i nastri colorati, rinuncia al presepe, simbolo cardine di questa festività, forse nello sforzo di mantenere vive le tradizioni, nella speranza di riuscire a percepire ancora la magica, calda e suggestiva at­mosfera natalizia. Tuttavia, mentre ieri si an­dava alla ricerca di materie prime come muschio, cortec­ce, sassi, calce e farina per la realizzazione coreografica, e la costruzione di paesaggi, montagne innevate, piccole case, sentieri e ruscelli di cas­ta stagnola, oggi, invece, si è: più propensi ad acquistare gadjet e pastori in movimen­to. Ed ancora, il tanto atteso "arrivo della strenna", che rendeva i nostri nonni felici nel mettere in tasca quei po­chi spiccioli ricevuti in dono ed andare in giro per le vie del paese facendo sentire alla gente il suono delle monetine, si è trasformato in un'affan­nosa e stressante ricerca dei regali di Natale, in una triste materializzazione dell'affetto per chi si ama. Però, nono­stante predomini la voglia, di cambiare e la superficialità nel trascurare alcune delle tradizioni che i nostri antena­ti ci hanno lasciato, molte so­no ancora le famiglie che nel vibonese riescono a tenere alta la capacità  di trasmettere  alcuni valori  più importanti  del natale , un’occasione di unità ed amore che la tendenza nazionale ha tra­sformato in un solo fenomeno commerciale. E nel Natale che cambia, solo la buona tavola sembra ricongiungerci ai sa­pori di un tempo. Infatti, uno dei pochi aspetti della tradi­zione che ancora si conserva piuttosto bene è quello che ri­guarda la, preparazione di dolci e pietanze tipiche delle festività natalizie e questo perché, il Natale, è un mo­mento speciale in cui la fami­glia si riunisce soprattutto a tavola. Nonostante l'innova­zione culinaria degli ultimi anni. Francavilla  si distingue ancora per la, propria cucina loca­le. Molte sono, infatti, le tipi­che ricette natalizie alle quali il il francavillese  non intende ri­nunciare. Pertanto, fra conti di giorni, preparativi vari ed attese, ecco arrivare il tanto sospirato cenone della Vigilia durante il quale, secondo la tradizione occorre mangiare, forse in riferimento al nume­ro degli apostoli, almeno tre­dici pietanze basate su ali­menti poveri ed essenziali. E così, oggi come ieri, ogni pa­drona di casa, dopo aver ad­dobbato finemente la lunga tavolata, servirà innanzitutto dell'ottimo vino novello, i "zzippùli" e le fritture di ca­volfiore, per passare poi alla pasta, preparata rigorosa­mente in casa, e condita con il sugo del pesce, in particolar modo con quello del pesce stocco cucinato insieme alle olive e alle patate, oppure scaldato  in umido . Invece  le fritture di calamari, gamberi e baccalà saranno servite insieme  alla zucca  gialla fritta a dei  broccoli  affogati, o saltati in padella con le salsicce, e a dei finocchi, nonché insieme ai protagoni­sti indiscussi della più tipica, tradizione culinaria, calabre­se: salumi, formaggi e con­serve sott'olio di vario tipo. Numerosissimi, infine, i dolci tipici della festività natalizia con i quali concludere in bel­lezza il cenone della Vigilia: dalle "nacatole", il dolce tipico del periodo natalizio, ai "fica sikki", fichi secchi a crocetta ripieni di bucce di mandarino e pinoli e ricoperti al cioccola­to, ai buonissimi torroni alle mandorle come solo una ma,no calabrese li può creare.

 DI  CARMINE  SABATINO  “IL QUOTIDINO  24-12-2008

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