Benvenuti nel sito di Giuseppe Pungitore, dell'ing. Vincenzo Davoli, di Mimmo Aracri ed Antonio Limardi, punto d'incontro dei navigatori cibernetici che vogliono conoscere la storia del nostro meraviglioso paese, ricco di cultura e di tradizioni: in un viaggio nel tempo nei ruderi medioevali. Nella costruzione del sito, gli elementi che ci hanno spinto sono state la passione per il nostro paese e la volontà di farlo conoscere anche a chi è lontano, ripercorrendo le sue antiche strade.

San Foca Patrono

 5 marzo

La festa patronale   prevede soltanto i riti religiosi. Suggestive le litanie (orazioni) che le donne del paese recitano in dialetto in chiesa, intervallandosi con le esibizioni della banda.

San Foca, che tradizionalmente si invoca soprattutto contro i morsi dei serpenti, viene omaggiato con i taraji, dolci ricoperti di zucchero proprio a forma di rettile

San Foca

II domenica di agosto

Una novena precede i festeggiamenti estivi in onore del patrono di Francavilla Angitola. Dopo la celebrazione della messa , nel pomeriggio si porta in processione la statua del santo tra le vie colorate dalle luminarie e dalla presenza delle bancarelle. durante la giornata  i più giovani si sfidano con divertenti giochi popolari. In serata, dopo il concerto di musica leggera in piazza, si assiste allo spettacolo dei fuochi d'artificio.

LA STORIA  di san foca martire

San  Foca, come voi ben sapete, é nato ad Antiochia ed è vissu­to in un'epoca in cui essere cristiano significava mettere a repentaglio la propria esisten­za. Foca, attraverso la preghiera, la meditazione e la carità vis­suta, divenne imitatore di Gesù Cristo; quindi, per appartenere completamente a lui, volle essere battezzato, e, da allora, la sua vita cambiò radicalmente. A Sinòpe, lasciate le armi, polche era soldato, si dedicò alla coltivazione di un orticello, e a sfamare i viandanti che si trovavano a passare dalla sua modesta casa. E' stata appunto l'inestimabile carità verso il povero, il misero, l'affamato,a far sospettare ch'egli fosse cristiano, e come tale fu accusato e de­ciso di privarlo della vita, poiché il cristiano, in quel periodo, era considera­to nemico della patria. Persino i soldati che avrebbero dovuto ucciderlo, rimasero stupiti, scossi dall'affabilità con cui vennero accolti da quell'uomo semplice e pio. Ecco come si svolsero i fatti: alcuni soldati si sono trovati a passare dall'orto di Foca, che, affabilmente, li invitò a sfa­marsi e a dissetarsi. Dopo di ché, chiese agli ospiti il motivo del loro faticoso cam­mino. Essi risposero: “ Te lo diremo, se ci prometti di mantenere il segreto”. Foca promise, ed essi: “Siamo in cerca di  un certo Foca per metterlo a morte, ma non lo conosciamo; se tu puoi aiutarci, ci renderai un grande favore”. Foca rispose: “Quest'uomo mi è noto abba­stanza e vi prometto di consegnarvelo, ma domani, perché adesso è notte; vi piaccia quindi riposare delle sostenute fatiche “. Mentre i soldati riposavano, Foca preparava la sua anima, disponendosi alla morte. L'indomani, di buon mattino, si fece incontro agli ospiti, e, sereno, quasi sorridendo, disse loro: “Sono io l'uomo che cercate! Prendetemi, Fate di me quello che volete”. 1 soldati, pieni di stupore ed increduli, non ebbero il coraggio di ese­guire la sentenza di morte. Foca li supplicava di compiere il loro dovere, aggiungendo che lui era sereno e gioioso, e non aveva paura. E i soldati, invece di ucciderlo, lo portarono ad Antiochia, sperando che i loro capi lo avrebbero risparmiato dalla morte. Informarono il proconsole Afri­cano, il quale, grandemente meravigliato del loro racconto, affermò di volerlo conoscere ed interrogarlo personalmen­te. 1 soldati, prontamente, lo condussero al suo cospet­to. Il giudice disse a Foca: Chi sei tu, che non riconosci come Dio il nostro imperatore Traiano? A1 silenzio di Foca, che in quel momento imitava il silenzio di Gesù dinnanzi al sommo sacerdote Calfa, il giu­dice esclamò: Perché taci? E Foca: Non basta a Traiano essere chiamato imperatore, senza avere l'attributo di Dio? 1 supplizi poi, che tu mi minacci, sono da me desiderati e sono contento se tu comandi di e­seguirli. La cosa più importante, il tesoro più grande, per Foca, era l'amore di Dio, fare la volontà di Dio. Durante l'interrogatorio, improvvisamente, una luce celeste irradiò in quel punto dove essi si trovavano, e, vestiti di fiamme vampeg­gianti, apparvero tre angeli, per cui Africano, esterrefatto, cadde a terra privo di sensi. Sua moglie, Terenziana, supplicò Foca d'intervenire, promettendo che, se il marito fosse tornato in vita, si sareb­be convertita al cristianesimo. Foca pregò con gran fervore; ­Africano tornò in vita, ma invece di liberarlo lo fece condurre da Traiano. Qui, stesse accuse, stessa incrollabile fede di Fo­ca, che, essendosi affidato a Dio, sente dall'alto una voce: “Sii forte, o Foca, io sono con te; avrai un posto in Paradiso". E così, nel 107, dopo essere stato gettato in una fossa di serpenti velenosi, ed esserne uscito incolume, è stato decapitato. Nel corso dei secoli, a Francavilla e altrove, è stato invocato, supplicato; molte anime si sono consacra­te a lui, portandone il nome, diffondendo il suo fulgido e­sempio di vita cristiana. Molti sono venuti dal paese, dalle campagne, addirittura dall'estero, in questa magnifica chiesa a lui dedicata. Si sono presentati al cospetto del santo Patrono con le lacri­me agli occhi, i ginocchi flessi e lacerati, i piedi scalzi. Quante mamme hanno portato in braccio il proprio bimbo ammalato e, fiduciose, l'hanno offerto a san Foca!  Quanti voti, promesse e sacri­fici! Che magnifica fede! Quanto orgoglio, nel definirsi devoti a san Foca: da lui protetti, da lui presentati all'eterno Padre! Oggi siamo qui, per dirgli: grazie per il tuo esempio; grazie per la tua protezione contro le insidie del male; grazie per il tuo sostegno e le tue preghiere.                                                                                            

IL SANTO

S.Foca è orientale. Nacque,dicesi ad Antiochia in Siria,nel primo secolo dell’era volgare e patì il martirio nella città dove ebbe i natali ,sotto l’imperatore Traiano nell’anno 107. Di professione fu prima soldato ma poi,deposte le armi si mise a fare il giardiniere . Fu a quanto pare di una generosità straordinaria. La sua casa era l’ospizio di quanti ci capitavano. Accusato di professare il cristianesimo , furono mandati in casa sua degli sgherri, perché lo ammazzassero. Il modo come egli li tratta e quel che avviene di lui si vedrà dal canto. La festa di S. Foca  ricorre il 5 di marzo ma si celebra la seconda domenica di agosto c’è la processione con la musica S. Foca è rappresentato da un mezzo busto in legno , alla mano sinistra ha ravvolto un serpe d’argento che con la lingua gli lecca il mento, nella destra ha una palma. Abbiamo detto in principio che S. Foca fu anche soldato. Di fatto quando i Saraceni erano in cammino per andare a Francavilla,il protettore del paese si presentò loro vestito da guerriero. I Saraceni Gli domandarono della strada ed Egli li condusse per una via tortuosa attraverso un bosco, dove, gira e rigira finalmente si spersero. Il rispetto che, secondo la tradizione gli portarono i serpenti della caverna dove Egli fu gettato , lo ha naturalmente costituito protettore contro si fatta specie di animali massime se velenosi. A conferma di che, mi piace di riferire non le parole di S. Gregorio Torinese, che a quanto pare, attestò, pel primo il prodigio; ma quelle recenti del citato autore del Cenno biografico:’’.. l’esperienza (dice il professore Onofrio Simonetti) ci assicura tuttavia che quanti sono morsi dalla vipera ed hanno la ventura di toccare la soglia della chiesa ove di Lui havvi Statua o Reliquia sono immediatamente tornati a  ridente sanità’’ Peccato che Santu Foca sia così poco conosciuto!

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