Benvenuti nel sito di Giuseppe Pungitore, dell'ing. Vincenzo Davoli, di Mimmo Aracri ed Antonio Limardi, punto d'incontro dei navigatori cibernetici che vogliono conoscere la storia del nostro meraviglioso paese, ricco di cultura e di tradizioni: in un viaggio nel tempo nei ruderi medioevali. Nella costruzione del sito, gli elementi che ci hanno spinto sono state la passione per il nostro paese e la volontà di farlo conoscere anche a chi è lontano, ripercorrendo le sue antiche strade.

     

INTERVENTO   DEL DOTT. GINO RUPERTO

 

Questo secondo volume dell’amico Vincenzo Davoli dal titolo identico al primo Buone Notizie e Pronta Risposta dedicato ai militari francavillesi caduti sui vari fronti dell’ultima guerra mondiale che si è combattuta dal 1940 al 1945 del secolo scorso è una piena conferma delle sue doti di apprezzabile scrittore, della sua grande passione per la storia nonché della sua viva curiosità culturale.
Prima però di entrare nel merito e nei contenuti del libro desidero soffermarmi brevemente sul metodo seguito dall’autore
-. nella rappresentazione dei protagonisti, dei rispettivi ambiti di provenienza e di tutta la lunga e drammatica vicenda bellica. Si tratta di un metodo che abbiamo già avuto modo di conoscere in occasione della pubblicazione del suo primo volume dedicato alla grande guerra del 1915-1918 e che consiste sostanzialmente in una “ricostruzione storica” di avvenimenti d’interesse e di carattere generali sorretta però da un impianto originario locale, circoscritto cioè ad un piccolo paese e ad una piccola comunità di poche migliaia di persone dove il libro è nato e da dove si è poi sviluppato con un crescendo di episodi e di particolari strettamente legati gli uni agli altri.
Inizialmente l’autore si muove quindi in questa realtà per dare l’avvio ai suoi “diari” di una guerra da lui direttamente non conosciuta ma rivisitata, rivissuta e sofferta con sincera partecipazione. Vincenzo Davoli riesce anzitutto ad entrare con passo leggero e con grande discrezione nelle abitazioni dei nostri protagonisti allo scopo di raccogliere dalla viva voce di qualche familiare o parente ancora in vita ogni informazione e indicazione utile per presentare adeguatamente al lettore la figura di ciascun militare caduto in guerra e il suo ambiente familiare e sociale.
Le abitazioni da lui visitate e anche da me conosciute nell’infanzia erano case, in maggioranza, molto piccole ed anguste, alcune delle quali segnate addirittura, almeno allora, da una evidente seppure dignitosa povertà. L’autore ha cercato in quegli ambienti di ricostruire la vita molto breve dei caduti attraverso l’esame di tutta la documentazione rinvenuta (lettere, cartoline, fotografie ed altre testimonianze) custodita dai parenti nonché attraverso il colloquio diretto con gli stessi per offrire, come sopra detto, ai lettori una biografia molto approssimata, e vicina al reale, di tutti i soggetti interessati. A ciò si deve aggiungere un ulteriore approfondimento di molti dati raccolti e della situazione, oggetto di studio, operato da Vincenzo Davoli mediante la consultazione di ogni singolo foglio matricolare e degli archivi storici Provinciale e Centrale nonché di quello del Ministero della Difesa.

Un’impresa davvero ardua e meritoria compiuta dall’autore che ha dato prova ancora una volta della sua spiccata idoneità per la ricerca nonché per la lettura, la comprensione e l’intelligenza dei vari testi e documenti esaminati nei minimi dettagli.
Il quadro iniziale riproduce pertanto essenzialmente il cosiddetto “lato privato della guerra” a proposito del quale mi piace segnalare un articolo molto bello, quasi un piccolo saggio, apparso su Repubblica del 3 luglio u.s. del Prof. Lucio Villari, Ordinario di Storia Moderna presso l’Università La Sapienza di Roma, che tratta diffusamente e, aggiungo io, efficacemente del rapporto cronaca-storia, sempre presente e coesistente a tutte le guerre. Del nesso cronaca-storia non si può non sottolineare “la contaminazione” fra le due dimensioni e i due generi, essendo molto sottile, infatti, il confine che li separa.
Dopo aver rilevato che la ricerca di Vincenzo Davoli affonda le radici nel “piccolo mondo paesano” occorre ora estendere il nostro sguardo e la nostra osservazione ai diversi campi dello scacchiere bellico dove l’autore ci conduce, passo dopo passo, per farci rivivere con grande commozione i drammatici eventi da lui mirabilmente evocati.
Non è sfuggita a me, come penso non sia sfuggita ad ogni altro lettore, l’intensa forza espressiva e descrittiva con cui l’autore riferisce e riproduce quasi visivamente i vari avvenimenti e le alterne vicende belliche, dimostrando di possedere la capacità e la qualità di un ottimo inviato di guerra perché riesce a soffermarsi con ampiezza di particolari su ogni singola battaglia corredandola di cartine geografiche e indicando anche la dislocazione delle forze in campo sia sul fronte libico-egiziano che su quello greco-albanese per finire alle sconfinate e gelide pianure della Russia.
Della guerra nordafricana abbiamo letto pagine indimenticabili grazie al modo in cui Davoli ha saputo intrecciare i vari episodi degli scontri fra l’esercito italo-tedesco e quello britannico e per come ha saputo soprattutto raccontare nei minimi particolari le famose tre battaglie di Ei Alamein che io ho potuto confrontare con la versione orale fornitami in tempi ormai lontani da un francavillese che ha partecipato personalmente a quegli scontri riuscendo miracolosamente a sopravvivere. La persona di cui parlo risponde al nome di Francesco Attisani meglio conosciuto in paese come “Ciccio del Sergente” deceduto a Roma alcuni anni or sono.

Dalla Libia ci è giunta poi la bellissima lettera integralmente riportata e commentata dal nostro autore scritta da Antonio Muzzì, appartenente ad una bella famiglia della numerosa diaspora francavillese, indirizzata alla madre e piena di affetto filiale, di amore per la vita e anche di verità e di rabbia per la situazione di abbandono in cui si trovavano i nostri militari, i quali, nonostante l’inferiorità numerica dei mezzi a disposizione e senza alcuna copertura aerea hanno saputo scrivere una vera pagina di eroismo ad El Alamein.
Dovendo sintetizzare per esigenze di brevità non possiamo non soffermarci però su uno degli episodi più toccanti, il momento più intenso e drammatico di tutto il libro, segnato dalla morte in Russia del povero Peppino Lazzaro all’età di poco più di vent’anni caduto lungo la riva orientale del “placido Don” un grande fiume molto celebrato nella Russia sovietica del dopoguerra. L’episodio è reso particolarmente doloroso dalla circostanza legata alla contemporanea presenza nello stesso luogo di Antonio Lazzaro fratello minore, di appena un anno, di Peppino, aggregato alla stessa compagnia.
I dettagli della tristissima vicenda sono riferiti ampiamente e icasticamente dall’autore, compreso il momento della scoperta da parte di Antonio del corpo del fratello sulla neve e del tentativo di soccorrerlo e istintivamente di rianimarlo attraverso un abbraccio. Il quadro risulta autenticamente drammatico quando si pensi soprattutto all’istante in cui i due fratelli sono venuti a trovarsi soli, sotto la neve e in un paese sconosciuto e molto distante dal piccolo e stretto vicolo di Francavilla, dove essi sono nati e vissuti insieme per vent’anni.
Anche a distanza di parecchi decenni risulta davvero difficile immaginare e ripetere nella memoria la scena straziante di quell’abbraccio fraterno al quale è poi seguita la sepoltura di Peppino avvenuta con la partecipazione di Antonio.
Dopo la guerra, ho avuto modo di conoscere bene Antonio e di apprezzarlo come uomo fortemente legato alla famiglia d’origine e poi alla propria, di carattere mite e lavoratore instancabile, particolarmente versato come operaio addetto ai frantoi oleari, un tempo numerosi in paese e luoghi di frequenti incontri serali e di allegre conversazioni anche da parte dei giovani che avevamo allora scarsissime occasioni di svago.
Ho sempre ignorato però la circostanza riferita nel libro che i due fratelli si trovassero nella stessa compagnia sul fronte russo e soltanto oggi mi viene da pensare al tormento che quest’uomo ha vissuto per tutti gli anni della sua vita con il ricordo costante rivolto al povero fratello Peppino e alla sua tragica fine e tutta la vicenda può spiegare forse il carattere taciturno e molto controllato di Antonio.
Dalla lettura di questo libro si può senz’altro trarre un severo monito contro la guerra in generale e fare alcune considerazioni, in particolare, sugli ultimi due conflitti del Novecento che hanno causato conseguenze disastrose a tutti i popoli d’Europa con cinquanta milioni di morti. Vale la pena ricordare che dopo la cessazione delle ostilità nel 1945
soltanto sul fronte franco-belga tedesco si sono contati alcuni milioni di caduti mentre oggi i cittadini dei suddetti Stati e tutti gli altri cittadini europei possono liberamente e agevolmente attraversare quei confini senza subire alcun controllo doganale a seguito degli accordi di Schengen sottoscritti da tutti i Paesi membri dell’Unione Europea.
Sul tema della guerra mi è venuto poi in mente che molto tempo fa il filosofo Norberto Bobbio ha pubblicato un interessante “instant book” dal titolo “Il problema della guerra e le vie della pace” (Il Mulino, Bologna 1979) nel quale ha cercato di confutare con argomentazioni abbastanza convincenti la tesi apparsa allora sulla stampa italiana e sostenuta con una certa insistenza secondo la quale era lecito e comprensibile introdurre nel dibattito in corso una distinzione di ordine etico-politico fra guerra giusta e ingiusta.
Il filosofo torinese ha sostenuto che la guerra eticamente giustificabile fosse soltanto quella combattuta per la liberazione di un popolo aggredito e occupato militarmente e che al di là di tale ipotesi qualsiasi altro fatto bellico non fosse plausibile.
Pertanto, sempre secondo Bobbio, una distinzione fra guerra giusta e ingiusta prevalentemente o esclusivamente basata su motivazioni dialettiche appariva concettualmente “rischiosa” perché poteva ingenerare nella vasta opinione pubblica meno avvertita, l’erroneo convincimento che nel farsi della storia e del destino dei popoli la guerra rappresentasse una componente quasi necessitata e ineliminabile mentre, per contro, la cultura e la civiltà del mondo moderno non potevano accogliere una tesi del genere perché le ragioni degli intellettuali e di tutti gli uomini che fanno cultura dovevano sempre e comunque essere impegnate a ricercare e sostenere la via, ancorchè difficile, della pace.
Quando pensiamo poi all’immenso e tragico mosaico della seconda guerra mondiale, della quale stiamo ora parlando, non possiamo non ricordare che essa fu voluta, preparata e scatenata da due Stati
la Germania e l’Italia entrambi retti allora da governi dittatoriali che avevano un preciso scopo imperialistico, quello di occupare e sottomettere con la violenza e l’intolleranza tutta l’Europa ad un lungo periodo di oscurantismo e d’inciviltà.
A questo riguardo dobbiamo avere quindi il coraggio di riconoscere che è stato un bene per il nostro Continente
e aggiungo per il mondo intero che la guerra si sia conclusa con la sconfitta del nazifascismo e la vittoria degli Alleati che ha garantito a tutti noi per diversi decenni una solida e lunga stabilità democratica e la pace.
Prima di avviarmi alla conclusione penso sia giusto e doveroso per tutti noi francavillesi rivolgere un ringraziamento sincero all’Ing. Davoli perché egli, pur non essendo nato a Francavilla, ha saputo stabilire con il paese, con la sua storia e con tutta la comunità un rapporto speciale che si è reso evidente e tangibile nella pubblicazione dei due volumi da lui scritti che hanno sottratto ad un lungo oblio i nostri caduti nelle due guerre e hanno fatto parlare non solo in Calabria ma anche a Roma, come stiamo facendo oggi, della nostra memoria, del nostro passato e dei nostri sentimenti.
L’Ing. Davoli è diventato ormai da molto tempo cittadino francavillese per avere sposato l’ottima Prof.ssa Ida De Caria, presente in sala, che con la sua sensibilità culturale è stata ed è sempre vicina al marito per sostenerlo non solo moralmente ma anche concretamente nelle sue ricerche e nelle sue fatiche letterarie che continueranno a dare, ne sono certo, ulteriori frutti.
Vi prego di scusarmi per la lunghezza del mio intervento dovuto al fatto che le vicende narrate nel libro mi hanno notevolmente commosso e coinvolto perché per ragioni di età ho avuto la possibilità di conoscere di persona quasi tutti i nostri caduti e in modo particolare Bruno Attisani, Vincenzo Attisani, Peppino Lazzaro, Battista Limardi e Vincenzo Trimini dei quali ho ancora viva memoria della loro giovinezza e dei loro volti sorridenti.

Il sacrificio dei nostri cari concittadini che stiamo ora ricordando non è stato però inutile. Il loro sacrificio, unitamente a quello di decine, di centinaia di migliaia di altri militari italiani caduti per la Patria e unito anche a quello dell’intera popolazione civile che ha patito le sofferenze indescrivibili e i lutti di una guerra molto lunga e devastante ha consentito al nostro Paese di fare criticamente i conti con la propria storia e di ricostruirsi e rinascere nella libertà e nella democrazia.
Per concludere, desidero dire al nostro bravo e dinamico Assessore Pino Pungitore, artefice di questa bella manifestazione, che anch’egli con il suo attuale incarico e con quelli che certamente sarà chiamato a ricoprire in un prossimo futuro, sta portando un po’ in alto il nome di Francavilla e desidero inoltre raccomandargli di organizzare se e quando possibile un incontro come questo per la presentazione di almeno alcune delle opere più significative e rappresentative del nostro concittadino e caro amico Prof. Antonio Barbina che nell’attuale panorama culturale italiano ha conseguito una ragguardevole posizione.
Vi ringrazio della Vs. cortese attenzione

 

Roma, 23 novembre   2012                                                            DOTT. GINO RUPERTO                                                                                                                                              

                                                                                                                                         

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