
GASTRONOMIA FRANCAVILLESE
La tipica cucina francavillese è abbastanza
piccante. Molto pregiato è l’olio d’oliva usato per il condimento, che nei tempi
moderni sta soppiantando come condimento il grasso di maiale, assai gradito ai
nostri padri . Molto usati sono i piatti le a base di ortaggi come i
vajani
(fagiolini); le minestre di verdure coltivate o di erbe spontanee
(cicorie, junchi, siecri,sinapi, rape …) Tra le specialità di pasta fatta in casa, accanto ai tagghjariedj spiccano i
filatiedj
preparati in tanti modi, ma in
maniera particolare con il sugo della carne di capra, oppure con i fagioli e i
ceci.
Nelle piovose sere d’inverno assume particolare sapore la corata (salsiccia fatta con polmone, corata e pezzettini di carne di maiale) cucinata tra le braci di uno scoppiettante focolare .
Vera
delizia tra i dolci francavillesi sono sicuramente i “ zippuli “
frittelle di patate, farina ed acqua preparate in olio bollente, generalmente
cucinate nel periodo natalizio assieme ai “viecchj” golosità degli
amanti della sarda che viene inserita a pezzettini nell’impasto del composto
per dargli un gusto particolare. Sempre nel periodo natalizio viene preparata la
pitta fatta con fichi secchi,
mandorle, noci, vinu cuottu, meglio conosciuta con il nome di pitta di San
Martino ; una variante è la “ Pitta Pia” preparata con cacao,
passuli( uva passa), scaglie di cioccolato fondente.
Assai apprezzati da tante persone poiché, per il loro contenuto calorico, rappresentavano l’unico pasto quotidiano, “ i scadi “: fichi secchi “calijati” al sole farciti con scorza di mandarino, cannella e noci, e disposti a crocetta o infilati in una canna.
Rappresentavano la merenda dei bagnanti “ i
viscottini “ tipici dolci estivi fatti con farina e lievito; a differenza
dei biscottini, i “ pastetti” venivano preparati con l’aggiunta di
grasso e ammoniaca.

Nel periodo autunnale si consumavano i “ valuori “ castagne che venivano abbrustolite in una padella bucherellata.
A
carnevale le mamme di Francavilla, preparavano i “ graviuoli “, i “
nacatuli” e i “chiacchiari” dolci
preparati rispettivamente con il vino cotto,
Dolci tradizionali delle festività pasquali sono la cuzzupa, a forma di treccia, decorata con uova sode, e i tarallucci ricoperti con l'annaspo.
Specialità tipica, per non dire unica, di Francavilla, sono i cosiddetti “ sierpi ‘e Santu Foca” di impasto analogo alla “cuzzupa” ma a forma di sinuosi serpenti ricoperti di annaspo, di palline colorate e di zucchero.
RICETTE DELLA TRADIZIONE
“ A PORGIA “
Pietanza per la ricorrenza di San Nicola – 6 dicembre
Ingredienti: grano, granturco, sale, olio, origano, sedano, filetti di pomodoro.
Lasciare in ammollo per una notte i cereali; l’indomani, scolati grano e granturco, sistemare tutti gli ingredienti in una pignatta o in un tegame di coccio e cuocere in abbondante acqua.
La riuscita del piatto dipende dai recipienti di cottura: devono essere di coccio.
Si usava, un tempo, mettere una ciotola piena di “ porgìa ” sul davanzale della finestra perché San Nicola la ritirasse.
“ PIZZA ACCOPPATA “
Ingredienti: farina, lievito, filetti di pomodoro, acciughe, olive nere, origano, olio, sale e acqua q.b. per amalgamare il tutto.
Impastare ben bene e lasciare lievitare. Stendere la pasta lievitata e formare dei dischi della grandezza di un piatto, disporre dei filetti di pomodoro, pezzetti di acciuga, olive nere snocciolate, un filo d’olio, un pizzico d’origano. Coprire con un altro disco di pasta; chiudere i lembi formando dei pizzetti e lasciare riposare un po’, indi porre in un forno caldo.
Questo tipo di pizza veniva preparata allorché si faceva il pane in casa.
“ RISO E VURRAJINA “
Ingredienti: riso, borragina, formaggio di capra
Bollire il riso con la borragina spellata tagliata e lavata. A metà cottura aggiustare con sale e olio. A cottura ultimata una buona manciata di formaggio di capra( se c’è difficoltà a trovare il formaggio di capra, sopperire con il grana).
Pietanza leggera, è indicata per chi ha problemi di stomaco.
“ RISO E FINOCCHIA ”
Ingredienti: riso, finocchietto selvatico, olio e sale q.b.
Cuocere il riso con il finocchietto selvatico tagliato a pezzetti; quest’ultimo và pulito delle foglie esterne e và utilizzata solo la parte più tenera sia delle code che delle sommità. A metà cottura salare e condire con olio d’oliva; volendo a cottura ultimata si può aggiungere una spruzzata di formaggio.
Le virtù fitoterapiche del finocchietto rendono la pietanza utile a chi ha problemi digestivi.
“ SARTU’ “
Ingredienti: riso, uova, formaggio, pezzetti di salame, salsa di pomodoro.
Cuocere il riso al dente, scolare e fare raffreddare.
Aggiungere uova sbattute, formaggio grattugiato, pezzetti di salame, uova sode tagliate a pezzettini, salsa di pomodoro cotto e aromatizzato con basilico.
Ungere una tortiera con sugna, versare il composto amalgamato, livellare, cospargere di pane grattato e infornare.
Una volta questa pietanza veniva preparata per le occasioni importanti.
“ PIPI CIMALUORI E PATATI FRITTI “
Ingredienti: peperoni di fine stagione, patate novelle.
Utilizzare i peperoni piccoli, quelli che a fine stagione spuntano sulla sommità delle piante; friggerli, con poco olio d’oliva, privi del picciolo ma interi con tutti i semi e insieme a spicchi di patate novelle.
Ottimo contorno per appetiti robusti.
“ CUSCUSU’ ”
Ingredienti: Farina, uova, brodo di carne, piselli
.
Mettere le uova nella farina e mescolare fino a ottenere un impasto duro. Sgranare con le mani oppure con la grattugia e condire con il brodo di carne (preparato a parte) e i piselli.
“U CUMBITU”
Piatto tipico del 19 marzo
La tradizione vuole che il giorno di San Giuseppe chi aveva ricevuto una grazia dal Santo, oppure per voto, cucinava in una “ coddara ”( grossa pentola ) pasta e ceci in gran quantità da distribuire ai compaesani.
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