Benvenuti nel sito di Giuseppe Pungitore, dell'ing. Vincenzo Davoli, di Mimmo Aracri ed Antonio Limardi, punto d'incontro dei navigatori cibernetici che vogliono conoscere la storia del nostro meraviglioso paese, ricco di cultura e di tradizioni: in un viaggio nel tempo nei ruderi medioevali. Nella costruzione del sito, gli elementi che ci hanno spinto sono state la passione per il nostro paese e la volontà di farlo conoscere anche a chi è lontano, ripercorrendo le sue antiche strade.

 

omelia per prof. rosario crivillaro

-Il Signore sia con voi.
-Dal Vangelo secondo Giovanni (Gi’. 16,20-28)
“La donna, quando ha avuto un bambino, non si ricorda più dell afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo.
Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo ed il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia. In quel giorno chiederete in mio nome ed io non vi dico che chiederò al Padre per voi:

il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato ed avete creduto che sono venuto da Dio.
“Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre”. Parola  del Signore


 

“Sono  uscito dal Padre sono venuto nel mondo, ora lascio il mondo e ritorno al Padre”.
E’ la frase di Gesù che abbiamo appena letto nel Vangelo di Giovanni. E la possiamo ripetere anche noi, facendo eco a Gesù, questa sera, qui riuniti insieme attorno al nostro fratello Rosario.  Qui, con lui, che oggi è uscito dalla vita terrena, ma non dalla vita, perchè partecipa già della vita di Dio, per l’ eternità.
La morte, infatti, è il ritorno a Dio, un viaggio che ci riporta a casa, che ci fa rientrare in famiglia.  Certo, in questo momento,  a guardare questa bara,  sembra che la morte abbia vinto sulla vita e che la distruzione abbia avuto il sopravvento.
Sembra che il distacco abbia creato un valico insormontabile,  non più colmabile,
 e che il pianto e il dolore di tutti noi sia l’unico saluto di addio che possiamo dare. Sembra..

 Ma la fede ci dice che il pianto e il dolore si trasformano in speranza. E più forte è il dolore,
più grande è la speranza.
 
E di speranza, qui, stasera,  ce n’è molta, proprio perchè grande e il dolore.
La speranza, che poi è certezza nella fede. Certezza che gli affetti più intimi di te, Saro, dei parenti più
stretti e di noi tuoi amici, non vanno perduti o cancellati e non si sotterrano insieme a questa bara.
A suo tempo, quanto hai sperato insieme alla tua cara moglie Barbara che Dio ti facesse dono di un figlio!
Avete aspettato pazientemente, sofferto, pregato, e finalmente la speranza è divenuta
realtà in Benedetto da voi amato, sostenuto,  educato, formato.

 Quanta gioia traspariva dai vostri occhi e dal vostro volto,  quanta soddisfazione, che orgoglio! Sembra ieri, eppure sono passati quasi 30 anni da quel lontano giorno in cui io filmavo con la telecamera di allora, nella vostra precedente casa, la festa gioiosa del dopo Battesimo di Benedetto, a cui,  in segno di gratitudine per il voto esaudito, avete aggiunto il nome di Maria, in devozione alla Madonna, e di Foca, in devozione al nostro santo Patrono.
“Sono uscito dal Padre, sono venuto nel mondo, ma ora lascio il mondo e
ritorno al Padre”
Sì, Saro, è proprio così.
Sei uscito dal Padre che ti ha amato  infinitamente, sei venuto nel mondo, e dalla Sicilia, dalla tua cara Acquedolci, sei venuto in questa terra, a Francavilla, dove tanta gente ti ha conosciuto e amato, e alla quale hai dato il meglio di te stesso.  Ti sei subito presentato quale eri e sempre sei stato: persona onesta e generosa, professore competente e ligio al dovere.
Hai insegnato non solo matematica e scienze nella tua duplice funzione di professore e di vice preside,  ma gli autentici valori della vita;  hai testimoniato la tua fede sincera e forte, con un’ottima e continua partecipazione alle sacre funzioni; quando la tua salute te l’ha permesso e, fintantochè la Comunità te ne ha dato la possibilità, sei stato attivo e protagonista: nella Pro Culto, nell’organizzazione della festa di San Foca, nel Consiglio pastorale,  nell’Oratorio,  nel quale, pazientemente per qualche anno, insieme a me e a qualche altro amico, ti sei impegnato come animatore dei ragazzi e dei giovani. Sei stato un amico vero:  amabile, sincero nei sentimenti, nel modo di porgerli e di parlarne, sempre positivo e costruttivo,  leale fino in fondo,  mai una parola fuori posto,  il tuo atteggiamento è sempre stato signorile, cortese.
Hai seminato, hai fatto ciò che hai potuto, e soprattutto l’hai fatto con gioia e con convinzione.
Eppure, nonostante tutto questo, non sei stato esente dalla sofferenza. Hai sofferto molto e per molto tempo, mai imprecando,  ma sempre sereno,  lodando Dio e offrendo a Lui le tue pene, le tue preoccupazioni per la tua famiglia.
Era quella la tua sofferenza maggiore: vederli soffrire e non potendo continuare ad essere il loro sostegno!
A nome di tutti ti dico: Grazie!
Prega per noi, come noi di sicuro continueremo a fare per te.

Hai lasciato questo mondo,  per ritornare al Padre che ti sta aspettando a braccia aperte,
per darti la ricompensa e il premio che
hai meritato con la tua vita, perchè hai creduto in Lui,
fortemente.

 

  OMELIA PER LA SIG.A   CARMELINA CILIBERTI IN FURLANO

 

-Il Signore sia con voi.
-Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv. 5,24-26)
“In
verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma passa dalla morte alla vita.
In verità vi dico: è venuto il momento in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata. vivranno.
Parola del Signore.

 
20 luglio 1980: un giorno lontano, atteso e desiderato con ansia e trepidazione, preparato con grande attenzione, vissuto con intensa commozione, un giorno di gioia profonda, indescrivibile, un giorno di speranza per tutta la Comunità.  
Oggi, siamo qui,  non già per celebrare un matrimonio, ma un funerale, convocati da quella morte che sembra cancellare ogni rapporto, troncare ogni unione,  disperdere ogni affetto.
La morte, che stasera sembra aver separato irrimediabilmente e per sempre la nostra sorella Carmelina da Mimmo, suo degno consorte, dai magnifici figli Antonio e Luca, coronamento del loro splendido amore, e da tutti noi, loro amici.
In questo momento dovremmo dire che la nostra sorella Carmelina è passata dalla vita alla morte.
Ma Cristo, nel suo Vangelo, invece, ci dice che è passata dalla morte alla vita. Cristo ha vinto la morte, risorgendo da una tomba,
ed è salito al cielo per preparare anche per noi un posto accanto a sè.

La fede ci dice che i legami intimi e preziosi che ci legano a Carmelina non sono distrutti,
quindi non vanno dimenticati.
La fede rinverdisce ogni nostra speranza, facendo diventare certezze tutte le cose che la morte sembra sgretolare e frantumare.

Carmelina ha avuta una fede profonda, umana, discreta,  ma nello stesso tempo incrollabile e intoccabile.
La nostra Carmelina credeva veramente che la morte e soprattutto questa sua morte, non è la fine di tutto o di una parte, ma è un inizio.

 
Gesù ha detto: “Io sono la via, la verità e la vita”.
E la vita è respiro, la vita è amore, la vita è vivere insieme.
E noi, essendo in Cristo,
siamo e saremo tutto questo,
al di lì della morte.
Ce lo garantisce Gesù


E noi non dobbiamo permettere che  il suo nome, il nome di Dio venga insudiciato, profanato, bestemmiato e riportato sui muri delle nostre case.
Tacere, è acconsentire!
Ci teniamo alla nostra dignità,
al rispetto del nostro nome e dei nostri cari. Perché non fare lo stesso, con e per il nome di Dio?
E’ lui che ci dà la vita eterna,
non il danaro, il potere, la bellezza, nemmeno la salute ecc.
Vita e fede: due cose inseparabili tra loro. Vita e fede, che riconosciamo unite nella nostra sorella Carmelina. Le sofferenze che ha dovuto patire sono la chiave che le hanno dato l’accesso al Paradiso.

Dio trasforma le sofferenze accetta   e vissute e le trasfigura in atti meritori.
In pratica, la sofferenza è stata il coronamento della fede profonda e dell’amore sincero verso il Signore che Carmelina ha sempre avuto e vissuto.

Per anni, ha lottato con l’energia che le era possibile avere,  ha sofferto molto fisicamente  e ancor più interiormente,  sentendosi impotente e forse,  talvolta, di peso, dinnanzi alle difficoltàe alle responsabilità verso famiglia, una meravigliosa famiglia forgiata dall’amore sofferto.

Carmelina, novella martire cristiana, ha saputo affrontare uno dei mali più terribili di questo secolo, talvolta sconfiggendolo,
il più delle volte convivendone, e alla fine, ha dovuto soccombere dinnanzi allo strapotere che l’ha indebolita giorno per giorno, fino a consumarla, avendone la meglio.  
 
Siamo particolarmente vicini,  in quest’ora di dolore e di commozione:  - al marito, che tanto ha lavorato a favore della parrocchia, talvolta con autentico spirito di sacrificio,  rinunciando a molte cose per dedicarsi di più alla moglie,  curandola e facendola curare;
- ai meravigliosi figli che hanno percorso il loro periodo di formazione nell’Oratorio, allorquando quasi tutti erano educati, rispettosi,
ubbidienti, volenterosi,  e si cresceva insieme gioiosi;
- all’ amato padre e alla cara suocera: il pianto di due anziani genitori è  indescrivibile,  ha un sapore molto più amaro;
- ai fratelli che più di noi,  per quanto grande, ne percepiscono il distacco;
- ai parenti tutti.

 

O Signore, da’  a noi che rimaniamo quaggiù, la grazia di dire sempre e dovunque: sia fatta la tua volontà .




 

 

 

 

 

 

Per maggiori informazioni scrivere a: phocas@francavillaangitola.com