Benvenuti nel sito di Giuseppe Pungitore, dell'ing. Vincenzo Davoli, di Mimmo Aracri ed Antonio Limardi, punto d'incontro dei navigatori cibernetici che vogliono conoscere la storia del nostro meraviglioso paese, ricco di cultura e di tradizioni: in un viaggio nel tempo nei ruderi medioevali. Nella costruzione del sito, gli elementi che ci hanno spinto sono state la passione per il nostro paese e la volontà di farlo conoscere anche a chi è lontano, ripercorrendo le sue antiche strade.

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www.francavillaangitola.com -- FESTA DELLA GENTE DI MARE IN ONORE DI SAN FRANCESCO DI PAOLA

PRIMA PAGINA.COm -  ANNO 2017

FESTA ESTIVA DI SAN FOCA A FRANCAVILLA ANGITOLA – AGOSTO 2017

A Francavilla le manifestazioni religiose estive in onore di San Foca sono iniziate il 3 agosto  con la “discesa” della statua del Santo dalla nicchia dell’abside fino al consueto punto di esposizione presso il pilastro dove la navata centrale s’incontra con il transetto. La novena, iniziata venerdì 4 agosto, è proseguita con alcune funzioni speciali dedicate di volta in volta agli emigrati, agli ammalati e alle persone anziane, ai bambini.
Giorno 13, seconda domenica di agosto, si è svolta la festa estiva del Santo Patrono di Francavilla: la prima messa è stata celebrata alle ore 8 da Padre Tarcisio RONDINELLI, il quale, come ben si sa, fu battezzato con il nome Foca. Quindi alle ore 11 l’arciprete Don Giovanni Battista TOZZO ha officiato la messa solenne che, al momento dell’offertorio, contemplava la cerimonia di offerta e benedizione dei dolci tradizionali, a forma di serpe,preparati in onore del Santo in quanto protettore dai morsi di serpenti e bisce.
Alle ore 17,30 Don Giovanni Tozzo ha celebrato una seconda messa prima dell’inizio della processione. Sia nella giornata di sabato 12 che in quella di domenica 13 agosto, la banda musicale A.M.PA.S (la benemerita “Paolo Serrao” di Filadelfia) ha allietato la festa percorrendo le vie del paese. Alle ore 18,30 ha avuto inizio la lunga processione.  Dietro alla statua del Santo e al gonfalone comunale, recato da Maurizio Serrao. procedeva la nuova Amministrazione, sortita dalle recenti elezioni e guidata dal nuovo Primo cittadino, avv. Giuseppe PIZZONIA, che vi partecipava, ovviamente per la prima volta, cinto dalla fascia tricolore di Sindaco, dopo essere intervenuto nei cinque anni precedenti come Consigliere comunale.
Prima dell’avvio della processione la troupe televisiva TOMARCHIO TV di Reggio Calabria, venuta a Francavilla per registrare le fasi salienti della festa estiva in onore di San Foca, ha intervistato il Sindaco G. Pizzonia sul sagrato della chiesa. Nei prossimi giorni il nostro sito si premurerà di avvisare in quali giorni, orari e canali televisivi sarà trasmesso, nell’Italia intera,il filmato registrato dalla suddetta troupe. La processione si è conclusa sul sagrato della chiesa parrocchiale dove i fedeli hanno intonato la tradizionale litania; per un piccolo intoppo il rientro del Santonella sua chiesa non è stato accompagnato dal fragore dei petardi della “ritirata”. La cerimonia religiosa si è conclusa con il bacio della reliquia del Santo Patrono.
Come da programma predisposto dal Comitato organizzatore della Festa, presieduto dall’Arcip. Don Giovanni Tozzo, nella serata di sabato 12 agosto sul palco allestito in piazza Solari si è esibito il gruppo musicale caratteristico calabrese “Korabattenti u sonu”, che ha proposto, oltre a brani antichi e popolari, pezzi propri originali arrangiati in un mix di tarantelle, funky e rock.
Protagonista della serata musicale di domenica 13 è stata la cantante Irene FORNACIARI, figlia del famoso cantautore Zucchero. Anche quest’anno gli archi con luminarie multicolori sulle vie principali del paese, ed il palco in piazza Solari, sono stati allestiti dalla ditta Cerullo di Gasperina (CZ).
La festa si è conclusa in bellezza, poco dopo la mezzanotte di domenica con i fuochi d’artificio predisposti dalla premiata ditta Frustaci & Parrotta di Taverna.

Testo  di  Vincenzo  Davoli
Fotografie e filmati di Giuseppe Pungitore

CLICCA QUI- VIDEO SULLA FESTA DI SAN FOCA : FRANCAVILLATV YOU TUBE

La Società TV GRAZIANO TOMARCHIO Produzioni Televisive  di Reggio Calabria trasmetterà il filmato della festa di San Foca sui canali, Telespazio, Calabriatv in Calabria e Sicilia, e Matrix tv  Nazionale.

La vita è un sogno da cui ci sveglia la morte.
(Hodjviri)


-----Per Lei, non conta l'età, non conta il dolore e la gioia, non conta nè l'odio nè l'amore, non conta come hai vissuto e cosa lasci. Lei è cieca, muta e sorda, Lei è la Morte!
Rattristato, do le più vive condoglianze ai familiari di Maria Attisani, moglie di Ruggero Limardi, deceduta nel fiore dei suoi anni di sposa, di madre, di figlia, di sorella, di amica di tante persone che la conobbero in vita. Un addio, molto sentito.


Vincenzo Ruperto

 

l'Amministrazione Comunale ha deciso di rinviare la serata di stasera 6 agosto 2017 "Fila Taranta Live" per  giorno 11 Agosto 2017, la festa dell'emigrante il 18 agosto 2017

---- Per gentile concessione Dell' Amministrazione Comunale e dell'assessorato   alla Cultura   e  allo Sport, Turismo e Spettacolo - Pubblichiamo,   il Programma "AGOSTO FRANCAVILLESE 2017"

Festeggiamenti in onore di San Foca Martire 2017
Francavilla Angitola

Ai Fedeli tutti.
Carissimi. Ogni anno si rinnova per voi e per noi tutti questo incontro specialissimo della nostra fede, con il nostro Santo Patrono San Foca, il “Santo Giardiniere di Sinope”. Quest’anno ci prepara all’apertura del Santo Sinodo Diocesano che ci aiuterà a riscoprire una comunità di credenti che sa e si impegna a “camminare insieme”. E’ questo il significato della parola “Sinodo”. E’ chiaro come  la vita di San Foca ci si presenta come un camminare innanzitutto insieme a Cristo che determina e decide tutto il nostro vivere quotidiano, fino alle estreme conseguenze del dare la vita per Lui. Ma è anche un camminare insieme tra noi verso le vette della fede che ci permette di “vedere il Signore” come ora San Foca lo vede e lo contempla, godendone  in pienezza la sua vita divina ma imparando soprattutto a dare la vita per i fratelli, anche per i nemici, come ha fatto lui.

Programma religioso

Giovedi 3 Agosto: ore 18 e 30  S. Messa e “Discesa del Santo”.
Venerdi 4 Agosto: ore 18 e 30  solenne inizio Santa Novena con celebrazione eucaristica.
Tutte le sere: ore 18 e 30 Novena e celebrazione eucaristica, confessioni.
Lunedi 7 Agosto: Giornata degli Emigranti: preghiera dell’Emigrante.
Giovedi 10 Agosto: Giornata dell’Ammalato e dell’Anziano: Unzione comunitaria degli infermi.
Sabato 12 Agosto: Benedizione dei Bambini e affidamento a San Foca.
Domenica 13 Agosto: ore 08°° s. Messa
       Ore 11°° S. Messa solenne e benedizione dei dolci tradizionali  di S. Foca.
       Ore 18 e 30 solenne Processione per le vie del paese, al rientro chiusura e bacio               
       della Reliquia di S. Foca.

PROGRAMMA CIVILE
Giovedi 3 Agosto: discesa del Santo e fuochi d’artificio
Venerdi 4 Agosto: apertura Novena e prosieguo Novena con fuochi d’artificio.
Sabato 12 Agosto: ore 08 e 30 giro del Paese a cura della Banda musicale
                                   ore 19°°  Banda musicale per il vespro
                                   ore 22 c.ca complesso di musica etnica “Korabattenti u sonu”
Domenica 13 Agosto: ore 08 e 30 giro del paese a cura della Banda musicale fino a fine messa.
         ore 22°° “Irene Fornaciari” in concerto
        ore 24°° spettacolo pirotecnico
Il servizio bandistico sarà a cura della P. Banda Musicale del Maestro Gugliotta di Filadelfia – I fuochi a cura della P.D. Frustaci e Parrotta di Taverna (Cz) – L’illuminazione e il palco a cura della P.D. Cerullo di Gasperina (Cz).

 

Il Comitato                                                                                                            Il Parroco Don Giovanni Battista Tozzo

RECENSIONE DI  MONS. RAMONDINO AL LIBRO  “IL POPOLO DI DIO IN CAMMINO”


--Sul Bollettino Ecclesiastico della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, concernente atti, documenti e notizie da luglio a dicembre del 2016, è stata pubblicata la recensione che Mons. Filippo Ramondino ha scritto sul libro “Il popolo di Dio in cammino. Francavilla Angitola e il suo Clero negli ultimi cento anni 1916-2916)”. Mons. Ramondino, Cancelliere della Curia miletese e direttore dell’Archivio Storico diocesano, ma soprattutto esperto autore di biografie di Prelati e Sacerdoti operanti in passato nelle diocesi di Mileto, di Nicotera e di Tropea, non poté intervenire personalmente a Francavilla Angitola alla presentazione del suddetto libro, svoltasi il 9-08-2016. Per rimediare al contrattempo, Mons. Ramondino si è quindi premurato di far pubblicare la sua accurata recensione nel Bollettino diocesano.
Profondamente gratificati da quanto ha voluto scrivere il chiarissimo Monsignore riguardo al nostro libro sul clero francavillese dell’ultimo secolo, ne riportiamo integralmente la recensione, così come è stata stampata sull’ultimo numero del Bollettino Ecclesiastico diocesano (2° semestre del 2016)alla pagina 273.

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DAVOLI V. - PUNGITORE G. - AC-CETTA F. - FIUMARA V. ( a cura di), Il popolo di Dio in cammino. Francavilla Angitola e il suo Clero negli ultimi cento anni (1916-20 16), Paprint - Libri italianet, Vibo Valentia 2016, pp. 204, € 15,00

Apprezzabile l’iniziativa dei curatori di questa pubblicazione che focalizza la ricerca, la memoria, lo studio sul clero che ha operato e che ha avuto origini nel paese di Francavilla Angitola, diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, provincia di Vibo Valentia. Il suggestivo testo, corredato da una ricca documentazione fotografica, si presenta come un grato ricordo di fa-miglia, un album di memorie collettive, dove i preti si configurano come veri pa-dri e guide della comunità. Dopo le opportune notizie storiche sulla comunità e le sue tre chiese (San Foca, Madonna delle Grazie, SS. Rosario), il lavoro, relativo esclusivamente agli ultimi cento anni, arrivando dunque ai nostri giorni, si divide in due parti che raccolgono le notizie biografich e dei sacerdoti parroci: Servelli, Caria, Foti, Natali, Facc iolo, Condello, Sergi, Barletta Tozzo; e dei sacerdoti e religiosi oriundi del paese: Torchia, Condello, Rondinelli, Triminì, Fiumara. Soprattutto delle figure più antiche sono rievocati, accanto alla documenta-zione ufficiale, ricordi tramandati oralmente, epistolari, scritti vari, che arricchiscono di nuove conoscenze le figure sacerdotali, amabilment e custodite nel cuore di un popolo in cammino, del quale essi sono stati sapienti e anche lungimiranti pastori, vivendo le gioie e le fatiche del ministero, con i limiti della loro umanità, servendo nel nome di Cristo e della Chiesa la comunità loro affidata, nel mistero della fede. Certo, forse, non è possibile storio-grafare esaurientemente una esperienza di fede, quale è quella di “un popolo in cammino”, la Chiesa, di cui i sacerdoti sono ministri, anch’essi in cammino verso il Regno, con le loro spesso variegate, e a volte complesse, prospettive di servizio, a seconda della visione del mondo che hanno maturato. Ogni domanda e ogni risposta, oltre il documento e l’in-terpretazione storica, ci riportano al sa-cramento fontale del sacerdozio che è Cristo, stimol ando ci oggi a fare una comparazione di vita, e non solo di carte, con l’esperienza e la testimonianza ge-nuina e originale dei primi ministri del Vangelo, e con i luminosi esempi di san-tità sacerdotale nella storia più recente della diocesi e della Calabria.

Questo libro offre, in questa prospettiva, un saggio contributo, per la genuinità e scrupolosità con cui è redatto, per far avanzare quel necessario metodo di storica autocomprensione, che non sia solo ricognizione di notizie aride o suggestive, ma anche bilancio per una progettualità più reale, legata all’urgenza di una continuità storica, sulla base del fatto teologi-co di una insopprimibile Traditio.

Filippo Ramondino

BOLLETTINO ECCLESIASTICO • DIOCESI DI MILETO-NICOTERA-TROPEA  Luglio-Dicembre 2016          273

Il libro sarà  consegnato gratuitamente a tutte le famiglie che lo richiedono.

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IL FILMATO  DI QUESTA SERATA SARA’ REGISTRATA E TRASMESSA  SUL CANALE CALABRESE  LAC TV,  

COMUNE DI FRANCAVILLA ANGITOLA (VV)   
AGOSTO  FRANCAVILLESE  2017

24ª FESTA DELLA GENTE DI MARE -

2ªGIORNATA  DOMENICA 16 LUGLIO 2017

   L’incerta situazione climatologica, ed in particolare il mare leggermente mosso, non hanno consentito di effettuare la consueta pittoresca traversata marina di barconi e motoscafi dal molo Pizzapundi di Pizzo Marina fino al lido Colamaio 1; ciò nonostante, il programma della manifestazione non ha subito rilevanti modifiche.Alle ore 17 il Superiore del convento dei Minimi a Pizzo, Padre Gaetano NICOLACI, ha fraternamente accolto i fedeli giunti nel locale Santuario di San Francesco da Paola, accompagnati dai Padri Minimi Giovanni COZZOLINO e Alfonso LONGOBARDI, che da Corigliano Calabro avevano portato la preziosa reliquia del Crocifisso del Santo Paolano. Padre Gaetano, pronunciate le rituali preghiere ed invocata la protezione del Santo Patrono sui partecipanti alla Festa, ha benedetto la Reliquia del Crocifisso e la statuina portatile di San Francesco da Paola montata sulla cosiddetta “Barca di Benincasa”. Tra i presenti alla cerimonia si notavano: il Comandante della Capitaneria di porto di Vibo Marina, Capit. Fregata Rocco PEPE, il Com.te della Locamare di Pizzo, Francesco CARETTO, il Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Vibo Valentia, ing. Salvatore CAFARO, il Sindaco di Francavilla, avv. Giuseppe PIZZONIA; il Luogotenente Cav. Ufficiale Matteo DONATO e il Comm. Ammiraglio Francesco CIPRIOTI, entrambi venuti appositamente da Reggio Calabria; Franco DI LEO della Protezione civile vibonese.
 Il corteo di furgoni -che trasportavano la Reliquia, la statua portatile del Santo ed una corona d’alloro – e di autovetture - con a bordo i due Padri Minimi, autorità e fedeli- attraversando il corso principale di Pizzo ha raggiunto il molo Pizzapundi. Nella cala del porticciolo è stato inscenato in modo puramente simbolico l’imbarco della Reliquia, della Statua e dei fedeli su barconi e gommoni virtuali; al di là del molo realmente stazionava la motovedetta CP 265, che avrebbe dovuto sorvegliare i natanti durante la traversata, e che effettivamente ha navigato solitaria fino al mare antistante il lido Colamaio 1 – ristorante Refresh.
Il trasferimento a codesto litorale è avvenuto via terra. Nel lido Colamaio-Refresh si trovava la banda musicale “Giovanni Gemelli” di Filadelfia; il corteo, preceduto dai bambini che reggevano una grande bandiera della Marina italiana con gli stemmi delle 4 Repubbliche marinare, seguito dalla Reliquia, dalla Statua portatile sulla “Barchetta di Benincasa”, dalla banda musicale, dalle autorità e dai fedeli, si è portato presso la battigia sabbiosa del lido. Qui Gianfranco SCHIAVONE, ideatore della Festa, ha pronunciato la Preghiera del Marinaio; il trombettiere ha suonato il “Silenzio”; ci sono stati il lancio nelle onde marine della corona d’alloro in onore di tutti i Caduti del Mare,  e la benedizione della Gente di mare e dei bagnanti.  La direzione del lido Refresh ha offerto ai presenti un gradito rinfresco e simpaticamente, ripetendo l’usanza tradizionale dei pescatori pizzitani, ha donato un vassoio di pesce fresco ai Padri Minimi Cozzolino e Longobardi.
   Finalmente la manifestazione ha raggiunto contrada Olivara di Francavilla Angitola, presso il viadotto ferroviario intitolato a San Francesco. Per assistere alla Santa Messa ed alle fasi finali della Festa, oltre a numerosi fedeli provenienti dalle località vicine, erano convenuti: Don Giovanni Battista TOZZO, arciprete di Francavilla; da Monterosso il dottor Antonio TALESA e il Maestro artista Giuseppe FARINA; il dottor Francesco LA TORRE con la Corale “LA VOCE DEL SILENZIO”; gli Assessori francavillesi, geom. Domenico ANELLO e prof. Armando TORCHIA, con un congruo numero di Consiglieri comunali; l’artista Yuri KUKU, con consorte e figlia, appena giunte dall’Ucraina.
   La Santa Messa, nel giorno della festa della Madonna del Carmelo (16 luglio), è stata concelebrata da Don Giovanni Tozzo (orgoglioso di appartenere alla “Gente di Mare” per il servizio prestato nella Marina mercantile, prima di essere ordinato sacerdote) insieme a P. Giovanni Cozzolino e a P. Alfonso Longobardi, ed accompagnata dalle musiche e dai canti suggestivi e sublimi intonati dalla Corale “La Voce del silenzio”.
Conclusa la celebrazione della S. Messa si è passati al momento “laico” della manifestazione.
L’ing. Vincenzo DAVOLI, presidente del Comitato organizzatore della Festa, parlando anche a nome di Gianfranco Schiavone e Giuseppe PUNGITORE, ha voluto ricordare ai presenti che nel 2016 il sito internet   www.francavillaangitola.com ha pubblicato  un bel libro corredato di pregevoli fotografie dedicato alle passate edizioni  della Festa della Gente  di Mare  intitolato “NAVIGANDO CON SAN FRANCESCO”. Quindi ha salutato e ringraziato le persone e gli Enti sostenitori della Festa con le seguenti parole:
“In primo luogo vorrei  ringraziare ed inviare un deferente saluto al Vescovo di Mileto, Mons. Luigi RENZO, per aver accordato anche quest’anno il Suo benevolopastorale patrocinio alla Festa;P. Alfonso Longobardi, P. Gaetano Nicolaci, e soprattutto P. Giovanni Cozzolino con la Consulta di Pastorale Giovanile Minima; l’arciprete Don Giovanni Tozzo e quanti cooperano nelle attività della Parrocchia di San Foca a Francavilla, tra cui la neoeletta Consigliera comunale e catechista, Anna FRUCI. Ringrazio i prestigiosi Enti ed istituzioni che hanno supportato il Comitato organizzatore, e in primo luogola Capitaneria di Porto di Vibo Marina, autorevolmente guidata dal Com.te Rocco Pepe. Grazie al gentile tramite del Comandante Pepe, il l’Ammiraglio Vincenzo MELONE, Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di porto mi ha trasmesso un messaggio di saluti e voti augurali, che sono orgoglioso di leggervelo integralmente:

Ringrazio il Comandante della Capitan. Porto di Gioia Tauro, Capit. Fregata Francesco CHIRICO, stasera qui degnamente rappresentato dal Maresciallo Fausto De CARIA, nostro amico e compaesano; l’Ufficio Locamare-Guardia Costiera di Pizzo (Com.te Francesco Caretto); saluto gli amici venuti da Reggio Calabria, Amm. Francesco Ciprioti e Luogotenente Matteo Donato, il Corpo dei Vigili del Fuoco di Vibo Valentia, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Val., la Coop. Sociale “La voce del silenzio”diretta dalla dottoressa Adriana MACCARRONE, senza dimenticare l’omonima Corale magistralmente guidata da cari amici come Tiziana CERAVOLO e il Maestro Lino VALLONE; il Centro Italiano Protezione Civile, diretto a Vibo da Franco Di Leo.
Saluto e ringrazio in particolare alcune Amministrazioni comunali che negli ultimi anni hanno efficacemente collaborato col Comitato organizzatore della Festa; anzitutto la Comunità di Soriano Calabro, e in modo speciale il sindaco arch. Francesco BARTONE, l’assessora avv. Anna GRILLO, che ieri sera ha consegnato l’Emblema itinerante al Sindaco di Francavilla; Don Pino Sergio – Parroco di Soriano – e il caro amico Filippo RAFFAELE, e in generale la Comunità sorianese per aver accuratamente custodito per un anno intero l’Emblema itinerante della Festa, che ieri 15 luglio è stato affidato al neo Primo cittadino francavillese, avv. Giuseppe Pizzonia, nuovo nel ruolo di Sindaco, ma entusiastico ed antico sostenitore della nostra Festa, ai cui diversi eventi già in passato ha volentieri partecipato. L’avv. Pizzonia, essendo particolarmente devoto al santo Patrono della Gente di Mare, spesso è intervenuto alle nostre manifestazioni, accompagnato sovente dalla gentile Consorte e dalle sue graziose bambine. Con il Sindaco Pizzonia saluto l’Amministrazione e l’intero Consiglio comunale di Francavilla Angitola. Parimenti saluto la Comunità di Filadelfia, assai devota a San Francesco e stasera rappresentata sia dall’amico Francesco MESIANO, Priore della locale Confraternita intitolata a San Francesco di Paola, sia dalla Banda musicale “Giovanni Gemelli”. Ringrazio la Città di Pizzo, con l’Amministrazione comunale e l’attiva Pro-Loco, e ribadisco il grazie alla “Voce del Silenzio”.
Prima di dare la parola al dottor Giovanni Bianco mi piace ricordare a voi tutti il nome di un altro prestigioso sponsor della 24^ Festa della Gente di Mare, il Touring Club Italiano, libera associazione attiva in Italia da oltre 120 anni, che da sempre promuove un turismo intelligente volto a salvaguardare il patrimonio naturale che il buon Dio ha donato alla nostra Patria, a valorizzare e mantenere con cura i beni paesaggistici, architettonici, artistici, culturali, folkloristici, enogastronomicitrasmessici dai nostri avi, comprendendovi sia i capolavori  creati da sommi artisti, sia i mirabili oggetti e manufatti di vario genere, realizzati nel nostro Paese da abili artigiani e da brave maestranze. In Calabria un’autentica colonna di questo antico e prestigioso sodalizio è appunto il nostro amico dottor Giovanni Bianco, prima presente come Console del Tci e poi da alcuni anni Presidente del Club di Territorio di Lamezia Terme, e perciò attivo organizzatore delle iniziative del TCI sia nel distretto lametino sia nella provincia di Vibo Valentia.
Invito il dottor Bianco a presiedere la cerimonia di consegna di doni e riconoscimenti.”

Il dr. Giovanni Bianco, dopo aver sottolineato il profondo legame di amicizia tra il Comitato Festa della Gente di Mare e la Coop. “La Voce del Silenzio”, legame che ha favorito la nascita di una stretta collaborazione e quasi di un gemellaggio artistico tra il laboratorio ceramico della Cooperativa stessa ed alcuni insigni Maestri ceramisti di Vietri sul Mare, ha invitato il dottor Francesco LaTorre  a consegnare al nuovo Sindaco di Francavilla, avv. Giuseppe Pizzonia, l’opera in maiolica appositamente realizzata dai giovani del laboratorio di ceramica della Coop. “La voce del silenzio”, e raffigurante San Francesco di Paola. Brevi interventi di saluto e ringraziamento del sindaco Giuseppe Pizzonia, e del dott. La Torre – rimasto  autentica colonna portante della “Voce del Silenzio” pur essendo ormai pensionato dal servizio di Direttore  del Centro di Riabilitazione psichiatrica di Pizzo.
Il dr. Bianco ha invitato il Comitato (ing. Davoli, G. Schiavone, Giuseppe Pungitore) a consegnare all’ing. Salvatore TAFARO, Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Vibo Valentia, il riconoscimento “Charitas Paterna”, targa con bassorilievo in argento realizzato interamente a mano dal Maestro orafo Michele Affidato di Crotone. Il Comandante Tafaro, ringraziando per il riconoscimento ricevuto, ha voluto precisare che il vero destinatario della prestigiosa Targa “Charitas Paterna” fosse, non già Lui come Comandante provinciale di Vibo Valentia, bensì il Corpo dei Vigili del Fuoco, e soprattutto quegli agenti che nell’ultimo anno sono stati impegnati a risolvere gravissime emergenze, come il terremoto nell’Italia centrale e i gravissimi incendi dell’estate in corso, che hanno funestato tante località del Vibonese.
Il dr. Bianco invita di nuovo il Comitato (ing. Davoli, G. Schiavone, Giuseppe Pungitore)  a consegnare al medico dott. Antonio TALESA, di Monterosso Calabro, Direttore del Servizio Emergenza Territoriale del 118 il riconoscimento “Charitas Paterna”, un’altra pregevole targa in argento del Maestro Michele Affidato. Nelle parole di ringraziamento, pacate e meditate, pronunciate dal dott. Talesa per la Targa ricevuta, c’era l’eco profonda del dramma terribile vissuto dai migranti che s’avventurano nel Mediterraneo verso l’Italia e l’Europa, nonché la consapevolezza della grave emergenza che i continui arrivi di stipatissimi barconi determinano nelle strutture portuali e sanitarie; senza dimenticare il grosso problema a reperire edifici idonei ad accogliere e ospitare così tanti migranti. Il comitato organizzatore nel ringrazire il Comandante della Capit.  Porto Vibo Valentia,  Rocco Pepe,  per la solerte collaborazione ad organizzare la festa, gli ha consegnato un pregevole Crest  raffigurante San Francesco,  realizzato dall’ artista Yuri Kuku.
Infine l’ing. Davoli ha voluto ringraziare doverosamente la proprietà e i gestori del Refresh, il lido-ristorante di Colamaio Uno, luogo d’arrivo della virtuale traversata marina proveniente dalla Marina di Pizzo; e la Società TV GRAZIANO TOMARCHIO Produzioni Televisive  di Reggio Calabria che trasmetterà il filmato della festa sui canali, Telespazio, Calabriatv, e Matrix tv Nazionale.
   Terminata la cerimonia ufficiale di consegna dei riconoscimenti, dei ringraziamenti e dei saluti, la Festa si è conclusa allegramente con lo sparo di variopinti fuochi artificiali ed un piacevole spettacolo musicale.

                                                                                         Articolo di Vincenzo Davoli
                                                                                    Fotografie di Giuseppe Pungitore

 

      

                                                       

15 LUGLIO 2017: PRIMA GIORNATA DELLA

24^ FESTA DELLA GENTE DI MARE A FRANCAVILLA ANGITOLA


Alle 20,30 di sabato 15 luglio numerosissimi fedeli e cittadini francavillesi si sono radunati in viale Kennedy per accogliere festosamente sia l’Emblema itinerante della Festa della Gente di Mare proveniente da Soriano Calabro, sia la delegazione di giovani di Corigliano, guidati da P. Giovanni Cozzolino, accompagnato da Padre Alfonso Longobardi, che recava la sacra reliquia del Crocefisso di San Francesco da Paola, custodita nel Convento di Corigliano. Il Sindaco di Francavilla Angitola, avv. Giuseppe Pizzonia, a nome di tutta la popolazione, ha dato il benvenuto all’avv. Anna Grillo, Assessora di Soriano che recava l’Emblema itinerante, nonché ai Padri Minimi e ai giovani provenienti da Corigliano. Si è quindi formato un corteo fatto di due file di fedeli con le candele accese, a cui si sono uniti i giovani coriglianesi. Diretta verso la chiesa parrocchiale di San Foca, la fiaccolata ha percorso le vie principali del paese (corso Servelli, corso Mannacio e via Roma) cantando l’inno di San Francesco (Al Santo glorioso) e recitando il Rosario. Al seguito della Reliquia e dell’Emblema procedevano il Sindaco avv. Pizzonia con l’intera Amministrazione, l’avv. Anna Grillo di Soriano e i due Padri Minimi. All’altezza di piazza Solari il Parroco Don Giovanni Tozzo ha accolto il festoso corteo della fiaccolata.
All’interno della chiesa di San Foca si sono celebrati i due distinti momenti della manifestazione: il momento religioso e quello laico. Padre Giovanni Cozzolino ha presentato ai fedeli la preziosa Reliquia custodita a Corigliano, ossia il Crocifisso che il Frate Paolano portò sempre con sé, insieme al Bastone, nel secondo periodo della sua lunga e veneranda esistenza terrena. Recitati il Padre Nostro e l’Ave Maria, ed invocata la protezione di San Franceso, il Parroco Don Giovanni Tozzo ha impartito la solenne Benedizione.
Il presidente del Comitato organizzatore, ing. Vincenzo Davoli, ha brevemente spiegato il significato dell’Emblema itinerante della Festa, che nei 12 mesi da luglio 2016 a  luglio 2017,  era stato ospitato a Soriano, paese assai devoto a San Francesco di Paola. Quindi l’assessora Anna Grillo di Soriano ha consegnato l’Emblema itinerante nelle mani del Sindaco di Francavilla, avv. Giuseppe Pizzonia, affinché lo custodisca nel locale Municipio per un intero anno, fino al luglio 2018. Infine le autorità e i fedeli radunati in chiesa hanno reso omaggio e baciato la Sacra reliquia del Crocifisso.

 

Album foto

 

24^  Festa della gente di mare del Sud
                                                                                                   Francavilla Angitola ,  Pizzo
                                                                                                           15-16 luglio 2017

 

Da  23 anni  nei  Comuni  di Francavilla Angitola  e Pizzo  (VV)   si  celebra  a metà  luglio  la Festa della Gente di Mare  in onore di San Francesco di Paola.  Tale manifestazione  si ricollega  all’  antica   devozione  verso  il taumaturgo Paolano  assai sentita  dai pescatori,  dai marittimi  e da tutte le persone in  vari modi  legate  al mondo del mare.   Nelle  ultime edizioni ,  in concomitanza  con il 5°  Centenario  della morte del Santo (1507-2007) la festa  ha avuto un notevole sviluppo,  allargandosi   dai centri calabresi più legati  a  San Francesco ( Paola, Pizzo, Francavilla Angitola, Reggio Calabria-Catona, Nicotera, Tropea,  Soriano Calabro, Paterno Calabro, Fuscaldo)  alla Sicilia , andando prima a Messina e poi  a Milazzo (2008 -2009).
   La “Festa della Gente di Mare ” organizzata , grazie  all’impegno dagli ideatori della festa , ing. Vincenzo Davoli, Gianfranco Schiavone e Giuseppe Pungitore, che curano anche il sito internet   www.francavillaangitola.com., dell’Avv. Giovanni Bianco, del  dottor Emanuele  Stillitani della Proloco di Pizzo, di Franco Di Leo del Centro Italiano Protezione Civile di Pizzo, del  Dott.  Francesco La Torre , Responsabile  del reparto  di Riabilitazione Psichiatrica  di Pizzo, della Dott.essa Adriana Maccarrone  presidente  della Cooperativa Sociale  “La Voce del Silenzio” Onlus di Pizzo,  del pregiato sostegno del Vescovo  di Mileto, dei Padri Minimi e del clero diocesano, di varie associazioni di volontariato e protezione civile e grazie alla collaborazione entusiastica  della Guardia Costiera,  al sostegno di Enti e Autorità civili e religiose,  risulta essere  in Italia   la più importante Festa della Gente  di Mare.  Nell’edizione del 2009  era  presente la Campania, con la reliquia della “Salvietta” del Taumaturgo,  conservata nella chiesa di Benincasa  a  Vietri  sul Mare (SA);  La reliquia venne benevolmente  concessa  dall’arciprete  don Pietro Cioffi, con il  beneplacito  di  Mons. Orazio Soricelli ,   Vescovo di Cava dei Tirreni  e Arcivescovo  di Amalfi , sede  della gloriosa  e  più antica  Repubblica  Marinara italiana. Alle ultime  edizioni  della Festa,  la  statua  di San Francesco di Paola è stata  accompagnata  dalla Madonna Pellegrina  del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, appositamente presente per  espresso volere  della compianta Natuzza Evolo  di Paravati, che nella sua esemplare esistenza  ha sempre  manifestato una  grande devozione al Santo Patrono di Calabria.

Francavilla Angitola,  li 18-6-2017                           Info:  www.francavillaangitola.com

Album foto anni precedenti

ARTICOLO DELLA GAZZETTA DEL SUD 1 LUGLIO 2017 DI ANTONIO SISCA

FOTO DI GIUSEPPE PUNGITORE

CLICCA QUI- VIDEO COMPLETO DELLA FESTA DI RINGRAZIAMENTO E DEL CONSIGLIO COMUNALE : FRANCAVILLATV YOU TUBE

Festeggiamenti  elezioni a Francavilla Angitola -Nuovo sindaco Giuseppe Pizzonia

La nuova amministrazione comunale francavillese a seguito del risultato relativamente alle consultazioni dello scorso 11 giugno, ha  organizzato  una manifestazione pubblica di ringraziamento per tutti i cittadini in piazza Solari e piazza Santa Maria degli Angeli dalle 19  alle 24, del 25  giugno 2017.

 

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  Il primo civico consesso convocato per giovedì 29
Anello e Torchia entrano in Giunta
Il sindaco Giuseppe Pizzonia ufficializza il nuovo esecutivo comunale

di DARIO CONIDI

- La nuova amministrazione comunale “targata” Giuseppe Pizzonia è pronta a partire. Anche se, ad onor del vero, il primo cittadino in questi giorni ha già firmato ordinanze sindacali e anche atti amministrativi. Poi, in occasione del Corpus Domini, ha già fatto la sua prima comparsa in pubblico nella consueta processione religiosa. Adesso ha anche decretato ormai in maniera ufficiale la sua “squadra amministrativa” che lo dovrebbe coadiuvare per i prossimi 5 anni. Grosso modo, sono state confermate le indiscrezioni che erano trapelate poco dopo le Comunali dello scorso 11 giugno. Fanno il loro ingresso nell’esecutivo comunale Domenico Anello e Armando Torchia. Il primo è stato nominato vice sindaco e assessore comunale ai Lavori pubblici e alla Viabilità, mentre Armando Torchia assessore comunale alla Pubblica istruzione e alla Cultura.
Dunque, queste le decisioni adottate dal sindaco Pizzonia che ha lasciato fuori il giovane dottore Michele Caruso che ha ottenuto 107 preferenze ma che, non sarebbe da escludere, nella sua veste di consigliere comunale di maggioranza potrebbe ricevere qualche delega, come pure qualche altro suo “collega” (Foca Antonio Lazzaro, Giuseppe Conidi e Anna Fruci). Torchia potrebbe anche ricoprire la carica di presidente del consiglio comunale francavillese.
Il primo cittadino potrebbe sciogliere ulteriori riserve nel corso del primo consiglio comunale della sua “era” già convocato, in prima seduta, per giovedì 29 giugno alle 19 e, all’occorrenza, una seconda seduta rimane fissata per le 9 di sabato 1 luglio in sessione straordinaria. Saranno sette i punti all’Ordine del giorno, ovvero, “Elezioni comunali dell’11 giugno 2017 - Esame condizioni eletti. Convalida del sindaco e dei consiglieri comunali”, “Giuramento del sindaco”, “Comunicazione al consiglio comunale della nomina dei componenti della giunta comunale e degli incarichi di collaborazione conferiti ai consiglieri”, “Costituzione dei gruppi consiliari e designazione dei rispettivi capigruppo”, “Elezione del presidente e del vice presidente del consiglio comunale”, “Elezione della Commissione elettorale comunale”, “Nomina Commissione comunale per la formazione degli elenchi dei giudici popolari” e “Rideterminazione delle indennità degli amministratori ai sensi dell’articolo 1, comma 136, della legge 7 aprile 2014, n.56”.
Prima però del consiglio comunale, domani la nuova amministrazione comunale francavillese a seguito del risultato relativamente alle consultazioni dello scorso 11 giugno, intende organizzare una manifestazione pubblica di ringraziamento per tutti i cittadini di questa piccola comunità che avrà luogo in piazza Solari e piazza Santa Maria degli Angeli dalle 16 alle 24.

il Quotidiano del Sud - 24/06/2016          

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CORPUS DOMINI  2017  

Per la solenne ricorrenza a Francavilla sono stati montati in alcuni punti del paese i tradizionali “altarini” variamente addobbati; ed inoltre, con il pieno consenso del Parroco, don Giovanni Tozzo, per il terzo anno consecutivo è stata allestita una nuova, più ampia e pregevole Infiorata del Corpus Domini.   Nel primo pomeriggio di domenica 18 giugno,  assecondate  dal nuovo Sindaco Avv. Giuseppe Pizzonia, diverse persone  attive e volenterose (donne e ragazzi) del  paese  e dalle contrade,- in maggioranza  di contrada  Cannalia, si sono impegnate  ad adornare il percorso dove doveva passare la processione del Santissimo realizzando magnifici tappeti, quadri e simboli vari con petali di fiori. Questi  sono stati collocati all’interno della chiesa di San Foca lungo la corsia della navata centrale; sul sagrato della chiesa delle Grazie;  in piazza Solari, davanti la chiesa del Rosario; lungo tutto il corso Mannacio, in piazza Santa Maria degli Angeli, in Corso Servelli, a tutti loro va tributato l’elogio dell’intera comunità francavillese.  Nel tardo pomeriggio, dopo  la celebrazione della Santa Messa  e l’adorazione del Santissimo Sacramento  nella chiesa di San Foca, Don Giovanni Tozzo ha impartito la rituale benedizione. Quindi alle ore 18.30  ha dato inizio   alla processione  del  Santissimo,   che  si  è  snodata  lungo le vie principali del paese, fermandosi  in 6 altarini  realizzati  dai fedeli, rispettivamente in via Livorno, in  viale Kennedy, via Tenente Limardi, Santa Maria degli angeli,  corso Mannacio e presso la Croce dei Passionisti. L’Amministrazione Comunale ha partecipato ufficialmente alla processione con il nuovo  Sindaco Avv. Giuseppe Pizzonia, accompagnato dai  Consigliere comunale, Domenico Anello, Michele  Caruso,  Armando Torchia, Foca A. Lazzaro, Bruno Galati, Giuseppe Conidi, e Anna Fruci. Procedevano di scorta  il Comandante della Polizia municipale  Giulio Dastoli ed i  vigili  urbani Vincenzo Torchia e Antonio Carchedi. Come  è consuetudine  il gonfalone del Comune è stato portato  dal dipendente comunale Maurizio Serrao. La processione è stata accompagnata dalle preghiere e dai canti  dei numerosi fedeli, ed allietata dalle musiche suonate dalla Banda Musicale A.M.P.A.S. di Filadelfia, offerta dalla Amministrazione.  

Vincenzo Davoli e Giuseppe Pungitore

 

Di Giuseppe Pungitore

www.francavillaangitola.com                  

 19 giugno 2005 Da allora sono passati dodici anni.

19-06-2005- ore 20 (2).jpgAbbiamo aggiornato il sito con continuità, mettendoci passione e dedizione: notizie, foto, curiosità: decine di migliaia di immagini pubblicate, migliaia di commenti e condivisioni sui social network, decine e decine di collaboratori. La nostra attività di informazione circa il circondario di Francavilla Angitola  è stata costante e, il più possibile, tempestiva e completa.
Abbiamo promosso il territorio, diffuso cultura. Mai nessuno è stato censurato sul nostro Sito. Tutti coloro che ci hanno contattato hanno avuto risposta. Tutti coloro che ci hanno chiesto di “utilizzare” la nostra “pagina” hanno trovato la porta aperta.
   Moltissimi ci seguono e ci manifestano il loro apprezzamento, noi siamo sempre e ancora qui; e continueremo ad esserlo, Ringraziamo in modo particolare le persone che in vario modo hanno collaborato con noi, inviandoci loro articoli e fotografie : Giuseppe Pagnotta, Franco Vallone, Don Pasquale Sergi, Lorenzo Malta, Foca Accetta, Don  Giovanni Battista Tozzo, Sonia Vazzano, Vincenzino Ruperto, Michelino Condello, Carmensissi Malfarà, Amerigo Fiumara, L’editore Demetrio Guzzardi, Dr. Giovanni Bianco, Nicola Pirone, Dario Conidi, Antonio Sisca, Padre Giovanni Cozzolino.
 Grazie di cuore, amici lettori.

 

L’AVV. GIUSEPPE  PIZZONIA  NUOVO  SINDACO  DI  FRANCAVILLA ANGITOLA
ELEZIONI  COMUNALI  DELL’11 GIUGNO 2017

Con un risultato assolutamente netto le votazioni per eleggere Sindaco e Consiglio Comunale di Francavilla Angitola sono state vinte dall’avv. Giuseppe PIZZONIA (consigliere di minoranza uscente) e dalla sua lista, indicata sulla scheda elettorale come Lista n. 1, contrassegno “CambiAmo Francavilla”.
Qui di seguito riportiamo i risultati dell’avvincente consultazione elettorale.
Il totale dei voti validi (al netto di schede bianche o nulle) espressi domenica 11-06-2017 dagli elettori francavillesi ammonta a 1294, risultanti dalla somma di 500 voti del seggio dei votanti residenti nel centro storico del paese, e di 794 voti espressi nel seggio degli abitanti nelle contrade. La lista vincente, la suddetta n° 1 “CambiAmo Francavilla” guidata dal candidato a Sindaco, avv. Giuseppe Pizzonia, ha ottenuto complessivamente 764 voti(di cui 262 al seggio 1 e 502 voti nel seggio 2), con una percentuale pari al 59,04 % dei voti validi.
La lista n° 2 “Insieme per Francavilla”che proponeva come nuovo Sindaco il dottor Carmelo NOBILE, ora Assessore uscente, ha riportato 530 voti (238 nel seggio 1, più 292 nel seggio 2) con una percentuale del 40,96 % di tutti i voti validi.
Pertanto il vincitore, avv. Giuseppe Pizzonia, sopravanza il dottor Nobile con ben 234 voti di scarto, corrispondente ad un vantaggio percentuale superiore al 18% (59.04 – 40,96).
Qui di seguito sono indicate le preferenze riportate dai candidati a Consigliere comunale, inseriti nelle due distinte liste. Per ciascun candidato vengono indicati sia le preferenze totali, sia quelle riportate nei due seggi elettorali.

  Congratulazioni ai vincitori ed in modo particolare al nuovo Sindaco, avv. Giuseppe Pizzonia, nonché al geom. Domenico Anello, nettamente il più votato tra i Consiglieri uscenti, e al giovane dottore Michele  Caruso, che ha ottenuto il risultato più lusinghiero tra quanti si candidavano per la prima volta al Consiglio comunale.   Auguri a tutti gli eletti sia di maggioranza che di minoranza, ai veterani di precedenti consultazioni comunali (Armando Torchia, Foca A. Lazzaro, Bruno Galati, Carmelo Nobile, Antonella Bartucca, Angelo Curcio), così come agli altri due esordienti: Giuseppe Conidi e Anna Fruci, a cui rivolgiamo i complimenti e il nostro personale incoraggiamento.

Vincenzo  Davoli

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Le elezioni a Francavilla Angitola
Nobile punta a completare il lavoro iniziato
Presentati il programma  e tutti i candidati  al consiglio comunale
Gazzetta del Sud del 25 maggio 2017

Antonio Sisca
Portare a compimento il programma sul quale si è lavorato negli ultimi dieci anni guardando al futuro. E l’ambizioso traguardo annunciato dal candidato sindaco Carmelo Nobile, vicesindaco uscente, che guida la lista”Insieme per Francavilla”. Una compagine  che è in continuità con la decennale gestione Nobile-Bartucca del palazzo di piazza Solari.
Nell’incontro di presentazione dei candidati della lista svoltosi nell’aula consiliare del Comune che vede schierati quasi tutti i consiglieri uscenti (il geometra Domenico Anello in polemica con Nobile questa volta ha scelto di candidarsi con Pizzonia), coloro che sono intervenuti hanno dichiarato di volere mettere al servizio della comunità le loro competenze affinché Francavilla reciti un ruolo importante nel contesto della provincia di Vibo Valentia.
E toccato al sindaco uscente Antonella Bartucca illustrare ai presenti le attività promosse negli ultimi cinque anni e le opere realizzate che hanno riguardato il dissesto idrogeologico, la viabilità rurale, l’illuminazione pubblica, l’impiantistica sportiva, la distribuzione dell’acqua potabile nelle contrade, la promozione turistica del territorio attraverso la realizzazione di due aree attrezzate a verde pubblico nelle quali sia i giovani che gli anziani possono  trascorrere il tempo libero.  <Sappiamo perfettamente che per realizzare un paese a misura d’uomo dobbiamo ancora lavorare  - ha precisato la sindaca Bartucca —  ma è per questo che chiediamo il voto ai francavillesi’>. Il candidato a sindaco, Carmelo Nobile, ha auspicato che il dibattito elettorale sia improntato al confronto serio e dopo avere accennato polemicamente ai motivi per i quali il geometra Domenico Anello ha deciso di candidarsi nella lista guidata da Giuseppe Pizzonia, ha esposto ai presenti le linee programmatiche che la compagine “Insieme per Francavilla” intende portare avanzi in caso di vittoria. «Le parole d’ordine della nuova amministrazione comunale — ha spiegato Nobile — sono democrazia e partecipazione. Sarà nostro obiettivo dare  seguito alle proposte della cittadinanza cercando un coinvolgimento in tutti i settori della vita pubblica del nostro paese per affrontare e risolvere le problematiche dell’azione amministrativa a favore dello sviluppo socio-economico-culturale del territorio. Particolare attenzione sarà volta all’ottimizzazione dei servizi ai cittadini e alla valorizzazione del territorio».
Il candidato alla carica di sindaco ha esposto le linee guida del suo programma:
programmazione di sviluppo generale per tutta l’area urbanizzata soggetta a Por e suddivisa in ambiti; piano industriale zona Pip; piano del recupero del centro storico; tutela, conservazione e valorizzazione area archeologica; avvio della raccolta differenziata porta a porta. Nobile si è soffermato sui servizi ai cittadini: nel programma sono previsti interventi sul sistema fognario, sul potenziamento dell’impianto dell’illuminazione pubblica, sul potenziamento della rete idrica. Particolare attenzione sarà rivolta alle politiche sociali e giovanili, alla cultura e pubblica istruzione, allo sviluppo turistico e allo sport..

Antonio Sisca

--Il  dott. Carmelo Nobile  (vice Sindaco uscente)  guidera' la lista civica n.2  “Insieme per Francavilla ” ;  candidati :  Bartucca Antonella, Avvocato - Bartucca Vincenzo, Impiegato - Curcio Angelo, Libero Professionista - Curcio  Francesco, Libero Professionista - Elia  Francesco Antonio, Infermiere Professionale -  Giampà Tommaso, Dipendente - Malta Emanuele (detto Uccio), Medico - Montanari Ilaria, Studentessa Universitaria - Montauro Domenico, Ingegnere Biomedico - Serratore Giovanni, Artigiano 

PROGRAMMA AMMINISTRATIVO

(Artt. 71 e 73, comma 2° del D.Lgs.18 agosto 2000, n. 267)

 

         AI CITTADINI DEL COMUNE DI

FRANCAVILLA ANGITOLA

La lista dei candidati al Consiglio comunale e  la collegata candidatura alla carica di Sindaco, contraddistinta dal simbolo <<Cerchio contenente in basso la scritta “ INSIEME PER FRACAVILLA”, con al centro tre spighe di grano, a sinistra un fondo verde, al centro u fondo bianco e a destra un fondo rosso>>,

qui di seguito espongono il proprio programma amministrativo per il quinquennio di carica degli organi del Comune di Francavilla Angitola

In continuazione alla programmazione amministrativa avviata dieci anni fa e che con successo stiamo portando a termine ci riproponiamo a voi per avere il vostro consenso al fine di completare la precedente pianificazione e portare avanti con forte determinazione tematiche di rilancio e sviluppo del nostro paese.
La nostra lista, costituita da persone con provata esperienza amministrativa e da nuove risorse, si presenta in questa competizione elettorale con la consapevolezza di aver fatto il proprio dovere nell'esclusivo interesse della collettività, forte di un impegno che ha dato grandi soddisfazioni.
Le opere che sono state realizzate con interventi sul dissesto idrogeologico, sulla viabilità rurale, sulla distribuzione dell’acqua potabile hanno migliorato la vivibilità della popolazione intera,. I cittadini di Francavilla possono essere orgogliosi del lavoro svolto che è stato caratterizzato da un diverso modo di concepire il ruolo di amministratore pubblico.
Essere a disposizione della gente e ascoltare le loro esigenze sono stati e saranno sempre i presupposti essenziali per poter continuare a concretizzare l’azione amministrativa nell’interesse dell’intera comunità.

LINEE PROGRAMMATICHE

Le parole d’ordine della nuova Amministrazione Comunale sono “Democrazia” e “Partecipazione”. Sarà nostro obiettivo dare seguito alle proposte della cittadinanza cercando un coinvolgimento in tutti i settori della vita pubblica del nostro paese  per affrontare con l’aiuto di tutti le problematiche dell’azione amministrativa a favore dello sviluppo socio-economico e culturale del territorio. Particolare attenzione sarà volta all’ottimizzazione dei servizi ai cittadini e alla valorizzazione del territorio.
In questo senso il nostro programma amministrativo si articolerà prestando particolare attenzione alle politiche sociali, economiche, culturali, turistiche e sportive senza tralasciare le infrastrutture.

Queste le linee guida:

AMBIENTE E TERRITORIO
Dopo l’approvazione del P.S.C., indubbio successo della attuale maggioranza e frutto di lavoro costante capillare e coordinato, molte sono le prospettive e le opportunità che si aprono all’intero territorio pertanto, verranno principalmente predisposte ed attuati i seguenti punti:

  • Programmazione di sviluppo generale per tutta l’area urbanizzata soggetta a POR e suddivisa in ambiti;
  • Piano industriale zona PIP;
  • Piano di recupero del centro storico;
  • Tutela, conservazione e valorizzazione area archeologica;
  • Investimento in energia rinnovabile con la realizzazione di un impianto per il fabbisogno di ogni edificio i proprietà comunale, ottenendo un notevole guadagno economico per la collettività;
  • Implementazione della raccolta differenziata e avvio della raccolta porta a porta avendo già avviato le procedure per l’acquisto dei mezzi necessari.

Inoltre  si lavorerà per predisporre la nuova Programmazione dei POR in considerazione delle caratteristiche e delle esigenze del nostro territorio ed a tale scopo è già stato approvato il Piano di Sviluppo Comunale che ci permetterà di accedere ai fondi della Comunità Europea.
Al fine di un maggiore controllo e tutela del territorio sarà implementato un sistema di videosorveglianza per alcuni punti strategici nonché per le scuole e gli edifici più importanti.

INFRASTRUTTURE E SERVIZI AI CITTADINI

Dopo gli interventi previsti dal precedente programma e portati a termine con successo sulla viabilità nelle contrade, sul potenziamento dell’impianto di illuminazione pubblica, sul potenziamento della rete idrica, il nostro impegno sarà rivolto all’ammodernamento, dove necessario, e alla manutenzione straordinaria di tutte le strade comunali per garantire la viabilità in sicurezza in tutte le contrade del nostro vasto territorio. In particolare si procederà con il completamento dei lavori di ampliamento delle strade rurali nelle contrade e al ripristino delle vecchie strade comunali. In parallelo si procederà ancora al completamento della rete idrica e fognaria nelle zone che ne sono ancora prive. In particolare saranno completati i seguenti collettamenti fognari con la realizzazione delle condotte mancanti nelle varie realtà rurali..
Si proseguirà ad illuminare altre zone del territorio ove vi sia presenza di nuclei familiari.
 Nei locali della biblioteca comunale si continuerà il percorso di valorizzazione e miglioramento del già presente “Museo dell’Identità”

POLITICHE SOCIALI E GIOVANILI
Si continuerà sulla strada già tracciata del contenimento della spesa pubblica e della revisione delle tariffe sui servizi comunali, per attuare politiche di agevolazione per le famiglie e per i giovani che si vogliono cimentare nell’imprenditoria, nell’agricoltura e nell’artigianato. In particolare, per quanto riguarda i tributi, si continuerà il progetto di razionalizzazione della spesa pubblica già avviato positivamente dalla amministrazione attuale. Oltre alla regolamentazione sarà garantita la riscossione di tutti i tributi senza disparità di trattamento e con equità per tutti i cittadini. Si perseguirà una necessaria e indispensabile politica a sostegno delle famiglie, delle piccole imprese e delle aziende agricole e artigianali. Relativamente alle politiche di assistenza agli anziani e ai disabili si proseguirà nell’attuazione di progetti volti a dare sollievo e sostegno alle famiglie anche con l’ausilio del Servizio Civile già in funzione nel nostro territorio.

PARI OPPORTUNITA’
L’istituzione delle Pari Opportunità, avviata dalla attuale amministrazione, ha rappresentato una garanzia a tutela dei diritti della donna, intendiamo ora lavorare ad una applicazione costante delle norme che regolano la parità e ad una serie di iniziative e attività tese a far emergere e considerare le reali Pari Opportunità tra uomo e donna. Alcune iniziative sono già state svolte ma si perseguirà la strada dell’implementazione delle attività necessarie per una maggiore partecipazione delle donne alla vita pubblica, forti della consapevolezza che il senso pratico delle donne aiuterà a garantire una più oculata e mirata gestione dei vari settori.

CULTURA E PUBBLICA ISTRUZIONE

Nell’ambito delle competenze dell’Ente particolare riguardo ha la scuola dell’obbligo e pertanto si continuerà a migliorare tutti i servizi diversificati che vanno dal trasporto scolastico alla refezione, dalla manutenzione degli edifici scolastici, al riscaldamento, alla fornitura di arredi in funzione delle varie esigenze. Interventi sugli edifici scolastici sono già stati attuati ed altri per circa 600 mila euro saranno attuati con finanziamenti già concessi a costo zero per comune. Si prosegue con il confronto con le autorità scolastiche per realizzare sinergie finalizzate alla crescita sociale e culturale degli alunni. Sostegno sostanziale per iniziative quali convegni, mostre, eventi e manifestazioni culturali in genere. Particolare attenzione sarà rivolta a quelle iniziative culturali che avranno come obbiettivo il consolidamento di una globale identità francavillese che ricomprende l’intero territorio.

TURISMO E SPORT

Saranno implementate le politiche atte alla valorizzazione del territorio attraverso la riscoperta di location e monumenti storici  per inserire il nostro paese nei circuiti turistici.
Non saranno trascurate le iniziative e le tradizioni necessarie per tramandare e rivivere l’identità del nostro paese.
Oltre l’adeguamento degli impianti sportivi, già in atto, si cercherà di ampliare la promozione e lo sviluppo di iniziative rivolte alla diffusione della cultura sportiva come pratica e attività non solo sportiva ma anche di socializzazione tra i giovani anche in virtù del fatto dei giovani che candidandosi hanno accettato la sfida elettorale.
Concessione di patrocinio e piccoli contributi, come incentivo, in base alle disponibilità di bilancio, da usufruire per lo svolgimento di manifestazioni e attività sportive sul territorio e a livello provinciale.

Conclusioni

La realizzazione di un programma politico richiede impegno e lavoro costante da parte di tutti gli amministratori, ma è necessario chiedere la fiducia e la collaborazione di tutti i francavillesi.
Siamo conviti di aver dimostrato in questi anni serietà e trasparenza nell’amministrare la cosa pubblica e forti di questa convinzione chiediamo la vostra fiducia anche sul nuovo programma, che perseguirà la strada già tracciata, che vi stiamo presentando consapevoli che saprete dare concretezza alle nostra idea di azione amministrativa. Sapremo svolgere il nostro ruolo forti del vostro consenso nel rispetto delle regole democratiche sancite dal nostro ordinamento politico.
Il fine ultimo della nostra azione è comunque quello di migliorare la qualità della vita nel nostro bel paese, per dare certezze ai nostri giovani e tranquillità ai nostri anziani e ai cittadini tutti.

Francavilla Angitola li, 08 maggio 2017

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ARTICOLO DELLA GAZZETTA DEL SUD 20 MAGGIO 2017 DI ANTONIO SISCA

 L’ avv. Giuseppe Pizzonia  guida  la lista civica n.1   "CambiAmo-Francavilla”,   candidati:  Anello Domenico, Geometra - Caruso  Michele, Dott. in Economia e Gestione Imprese - Conidi Giuseppe Dipendente - Fruci Anna, Addetta ai Servizi all’Impresa - Galati Bruno, Eletricista - Giampà Rosario, Artigiano - Iannò Pasquale, Impiegato e laureando in Economia aziendale - Lazzaro Foca Antonio, Ingegnere - Serratore Davide diplomato -Torchia Armando, Insegnante .

FRANCAVILLA ANGITOLA - AMMINISTRATIVE 2017

Le mie proposte di amministrare Francavilla nascono dall’idea, ma anche dalla necessità, di costruire e di vivere una Comunità dove i servizi, ma oserei dire i diritti principali, fondamentali ed essenziali, che allo stato sembrano lungi da noi, tornino ad essere fruibili da tutti.
In questo momento storico, che Francavilla sembra essere abbandonata a se stessa e quasi travolta dai fenomeni socio-culturali ed economici esterni senza avere un ruolo attivo e dinamico, ritengo che ci debba essere il dovere da parte di chi amministra di reagire, di utilizzare tutte le forze ed intraprendere un cammino di crescita, di sviluppo e, al contempo, di decoro riempiendo di entusiasmo e di orgoglio ogni francavillese.
A mio modo di vedere, bisogna creare e consolidare rapporti di collaborazione con i Comuni vicini al fine di raggiungere un migliore “sfruttamento” del territorio, un miglioramento dei servizi con abbattimento dei costi e creare i presupposti di crescita e di sviluppo agricolo, turistico e di conseguenza economico. Il nostro Comune, dunque, dovrà avere più che una semplice parte attiva in un intero comprensorio; oserei dire, dovrà avere un ruolo fondamentale, concertativo e sinergico indispensabile per creare una nuova prospettiva di sviluppo che guardi all’intero “bacino angitolano” e ai giovani volenterosi di restare nella nostra terra dando il proprio contributo.
Gli elementi e i presupposti affinché tutto ciò possa concretizzarzi ritengo che ci siano tutti, ma bisogna assolutamente utilizzarli al meglio:

  1. l’ottima posizione geografica del nostro Comune: quasi bagnato dalle acque del Mediterraneo e al centro del cosiddetto “istmo di Catanzaro”;
  2. le bellezze ambientali e naturalistiche da “trasformare” in risorse economiche e sociali;
  3. le bellezze storiche e architettoniche per attrarre turisti;
  4. l’utilizzo delle risorse umane costituite da tutti quei giovani preparati, dotati di conoscenze e professionalità utili a questo territorio e che devono essere sostenuti dalle istituzioni per partecipare attivamente alla vita e alle prospettive di crescita e di sviluppo.

Per realizzare il modello di crescita che propongo bisogna coniugare da un lato la capacità di compiere scelte importanti per la valorizzazione e lo sviluppo del patrimonio esistente, dall’altro una politica mirata alla costituzione di nuove opportunità in termini di lavoro e di investimenti, attraverso il potenziamento e la creazione di servizi di qualità, affinché chi decidedi vivere e operare sul nostro territorio non sia sfiduciato dalle difficoltà contingenti.
Con stima ed affetto
                                      Giuseppe Pizzonia

PROGRAMMA AMMINISTRATIVO
(art, 71 e 73, comma 2° del D. L.Lgs 18 agosto 2000 n. 267)

AI CITTADINI FRANCAVILLESI
La lista dei candidati al Consiglio Comunale e la collegata candidatura alla carica di Sindaco, contraddistinta dal simbolo <<Doppio cerchio blu e rosso con all’interno la figura della stretta di mano con la scritta CambiAMO Francavilla in alto e la scritta PIZZONIA Sindaco in bassosu sfondo bianco>>, qui di seguito propongono il proprio programma amministrativo per il quinquennio di carica degli organi del Comune.

AMBIENTE

  • Realizzazione totale del servizio di RACCOLTA DIFFERENZIATAcon :
  •  rimozione di tutti i cassonetti;
  • appalto del servizio di raccolta per un anno a ditta esterna  attrezzata per avere il tempo necessario per organizzare un servizio ottimale  con le proprie risorse ed propri mezzi e per dare la possibilità della costituzione di qualche cooperativa locale di giovani lavoratori;
  • convenzione con il paese vicino per il deposito dei rifiuti differenziati nell’isola ecologica esistente senza ulteriore spese per il comune.
  • Realizzazione e riqualificare dell’attuale area di stoccaggio (ex Mattatoio) in ISOLA ECOLOGICA previa richiesta di finanziamento per in fase di pubblicazione da parte della Regione Calabria.
  • Obbiettivo della differenziata oltre a salvaguardare l’ambiente sarà quello di puntare nel giro di un anno ad abbassare la spesa corrente ai cittadini ed incentivarli alla differenzazione dei prodotti con sconti sulle bollette o regali a fine anno.
  • Incentivo da parte del comune per la sostenibilità alle famiglie per la rimozione di coperture in ETERNIT (Amianto) con un piccolo investimento da parte del comune per la redazione tecnica di piano di lavoro e monitoraggio delle coperture in ETERNIT con suddivisione e classificazione del territorio in 5-6 macro aree con conseguente diminuzione di circa il 40% della spesa che il cittadino dovrebbe affrontare.

URBANISTICA

  • Programmazione di sviluppo del territorio con redazione dei  (POT)PIANO OPERATIVO TEMPORALE, strumento urbanistico che individua e disciplina gli interventi di tutela e valorizzazione, di organizzazione e trasformazione del territorio da realizzare nell'arco temporale di cinque anni.

Si tratta d’individuare una zona nelle vicinanze del centro abitato da far sviluppare in modo da creare un prolungamento urbanistico del nucleo centrale con i relativi servizi. In sostanza consiste nel programmare con un novo piano regolatore relativo a quella zona dove prima della scelta si andra’ a preparare un avviso dove tutti i cittadine potranno fare richiesta ed osservazioni.

  • Sviluppo e realizzazione dell’area artigianale presente nel PSC ed ubicata in località Angitola a pochi metri dallo svincolo autostradaleAMBITI PER PIANI DI INSEDIAMENTI PRODUTTIVI (PIP)In tali Ambiti soggetti ad approvazione dei Piani Attuativi Unitari e Piani di Lottizzazione di iniziativa comunale, sono ammesse le destinazioni d’uso principali individuate nel PSC:   Insediamenti produttivi, Artigianato produttivo, Commerciale e Direzionale. In particolare modo: artigianato ed industria di produzione di beni e servizi vari, aree carburanti, artigianato di servizio manutenzione con ricovero e riparazione di veicoli, commercio all’ingrosso e dettaglio, commercio al dettaglio di carburanti, centri commerciali, pubblici servizi di vendita e consumo di alimenti, magazzini per raccolta, stoccaggio  conservazione e movimentazione merci, servizi logistici, depositi,  attività di vendita nei settori agro-industriali, attività direzionali con funzioni di rappresentanza, di direzione, di amministrazione, pubbliche e private. Sono inoltre ammesse le seguenti destinazioni accessorie:  autorimesse private;  locali di deposito e di sgombero purché realizzati all’interno dell’edificio.

Questo tipo di intervento potrà essere oggetto di accordo di programma con i comuni vicini, al fine di sviluppare l’intera zona e poter accedere ai finanziamenti del settore che saranno di più facile realizzazione se coinvolgono una vasta area del territorio.

  • Redazione del PIANO DI RECUPERO DEL CENTRO STORICO (P.R.C.S.) si inquadra nell'ambito del Piano Strutturale vigente, che individua e delimita il centro storico subordinando gli interventi sugli edifici in esso esistenti alla preventiva formazione e vigenza di un piano esecutivo per il recupero del patrimonio edilizio. Il  P.R.C.S. deve:

- favorire il recupero edilizio e la riqualificazione urbanistica del patrimonio architettonico esistente;
- favorire l'adeguamento della dotazione di servizi per la popolazione;
- consentire l'utilizzo a fini commerciali dei locali a piano terra;
- salvaguardare l'integrità dell'aspetto estetico-formale dell'ambiente urbano esistente. Per esplicare appieno la sua efficacia, il presente P.R.C.S. deve inoltre essere inquadrato in un programma più generale dell'Amministrazione Comunale, indirizzato al coordinamento globale dell'azione pubblica, anche in campi non prettamente urbanistici, che preveda:
- l'intervento pubblico per l'acquisizione ed il recupero di quote del patrimonio edilizio sottoutilizzato;
- l'intervento pubblico per l'adeguamento delle reti di urbanizzazione, del sistema degli spazi pubblici e dell'arredo urbano;
- le ipotesi di integrazione della politica di recupero edilizio con un più complessivo progetto di valorizzazione del centro storico, in rapporto programmatico con gli altri soggetti interessati.
Una delle principali azioni per il recuperare e far rivivere il centro storico è dare la possibilità ai cittadini o ad associazioni a cooperative o imprese che voglio investire sul territorio di usufruire di sgravi fiscali comunali per almeno 5 anni.
INTERVENTI DI RIQUALIFICAZIONE URBANA E SERVIZI

  • Ristrutturazione e riqualificazione del CIMITERO con utilizzo di fondi pubblici ad esso destinati per la ristrutturazione dei locali interni quali chiesetta e sala mortuaria e riqualificazione delle are interne ed esterne con realizzazione dei viali interni (pavimentazione in cls stampato) e delle are esterna con abbellimento e ripristino delle pareti perimetrali. Tra le opere interne la realizzazione lei loculi comunali con partecipazione del comune o a costo zero tramite investimento di aziende locali. Per quanto riguarda l’eventuale ampliamento si può realizzare direttamente con investimenti privati rimanendo sempre il comune proprietario di tutto. Sempre in tema di cimitero bisogna fare qualche modifica al regolamento inserendo la possibilità di realizzare le coperture sui loculi con adeguata regimentazione delle acque piovane. 
  • Intervento sul SISTEMA IDRICO con :

investimento sul risparmio energetico visto l’eccessivo costo di gestione dell’energia elettrica necessaria per il funzionamento della risorsa idrica, quali rifasamenti, rimodulazione dei quadri, sistemi di autocontrollo e gestione delle pressioni e realizzazione di vasche di accumulo per le zone basse. Tali investimenti possono essere realizzati con la spesa corrente delle  risorsa idrica ed inseriti all’interno di un piano di ammortamento programmato di uno o due anni.
Interventi o rifacimento delle condotte idriche per garantire un ottimale distribuzione su tutto il territorio dell’acqua ed evitare carenze soprattutto nei periodo estivi. 

  • Intervento sul SISTEMA DI PUBBLICA ILLUMINAZIONE con :

Realizzazione di un piano di gestione esterna con affidamento ad aziende che vogliono investire sul risparmio energetico e che quindi andranno a sostituire e rimodernizzare tutti gli impianti con sostituzione di tutte le lampade a LED e potendo così col risparmio programmare l’ampliamento e la nuova realizzazione di impianti nel zone sprovviste, il tutto senza aggiunta di costi ulteriori per il comune.

  • Manutenzione del VERDE PUBBLICO e degli IMPIANTI SPORTIVI

Affidamento a cooperative locali degli impianti sportivi con convenzione in forma gratuita dietro impegno del mantenimento del verde pubblico locale e quindi a costo zero per il comune.

  • Intervento sul SISTEMA FOGNARIO con :

realizzazione della rete fognaria nelle zone sprovviste cercando di programmare per quello che possibile la fattibilità con risorse comunali e con accesso a finanziamenti regionali avendo nel nostro territorio un depuratore consortile da mettere in funzione.

  • Interventi sul SISTEMA STRADALE con:

realizzazione di nuove arterie comunali per valorizzare i fondi agricoli e permettere un agile spostamento dalle Contrade verso il Centro, nonché rifacimento dei punti critici delle strade già esistenti.

TURISMO E SVILUPPO DEL TERRITORIO
Pensare che il Comune in cui viviamo sia un paesino piccolo e dove non si può creare niente è ormai un pensiero di tutti i cittadini . Il paese è ormai dimenticato, eppure possiede un potenziale paesaggistico che non nulla ha da invidiare a tante altre piccole comunità turistiche molto conosciute.                                       
Il turismo, in primis, deve essere un volano di traino per incentivare la creazione di piccole cooperative e  posti di lavoro. Per far ciò dobbiamo far nascere domanda da parte di turisti .
Alcuni dei punti semplici da realizzare ma di grande impatto verso la comunità proposte che andranno a valorizzare il territorio a costo zero per il comune:

  • WEB CAM   - installazione di una Web Cam paesaggistica Live , posizionata nei Ruderi Pendino da postare sul sito ufficiale del comune ,per dare la possibilità di visualizzare da remoto tramite qualsiasi dispositivo in tempo reale tutta la parte storica dei Ruderi . La realizzazione può essere fatta a costo zero per il Comune, grazie alla partecipazione di aziende presenti sul territorio , che avranno così occasione di pubblicizzarsi.
  • Filmato di presentazione Francavilla e d’intorni  - Grazie all’ausilio delle nuove tecnologie, l’idea di creare un filmato sintetico con un Drone sui posti più belli del territorio (ruderi , chiesa San Foca , Francavilla Vecchia , Convento , grotte di San Anna, Museo),di valenza storico e culturale , ma anche delle attività locali artigiani e industriali presti .
  • Creazione di itinerario turistico del nostro territorio, per valorizzare e mettere a risalto le bellezze dei luoghi. Collaborazione con comuni limitrofi per creare un percorso congiunto  di visite guidate, locali per sosta, ristoro e shopping  e visita delle aziende di gastronomia tipica e produzione locale   (caseificio, cantine, oleifici e aziende agricole). Itinerario da promuovere con Tour Operator e villaggi locali.
  • Istituzione della PRO LOCO con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani alla vita pubblica e contestualmente organizzare iniziative socio-culturali-artistiche coinvolgendo i cittadini.
  • Valorizzazione e sostegno delle ASSOCIAZIONI CULTURALI LOCALI di fondamentale importanza per le numerose iniziative che possono intraprendere e contribuire alla valorizzazione del territorio.
  • Promozione di COOPERATIVE  al fine di integrare giovani e disoccupati sul territorio comunale attraverso l’espletamento di attività di vario genere e utili alla crescita e sviluppo del paese.
  • Istituzione di un sistema di informazione gratuita alla cittadinanza attraverso l’utilizzo di una centrale telefonica programmata con sistema GSM che possa avvisare i cittadini sulle notizie, disagi, festività ecc.

SICUREZZA DEL TERRITORIO

  • Costituzione della PROTEZIONE CIVILE comunale con accreditamento presso la regione e con il coinvolgimento di tutte le figure ed aziende presenti sul territorio.
  • Realizzazione di impianti di VIDEO SORVEGLIANZA delle are comunali (in primis area scolastica) al fine di garantire un servizio di sicurezza a tutti i cittadini. Investimento realizzabile con sponsorizzazioni delle attività locali e quindi a costo zero per i comune.

SANITA’

  • Apertura di uno sportello convenzionato con il sistema sanitario locale per i prelievi ed analisi del sangue. Il tutto con convenzione a costo zero per il comune avvalendosi di strutture convenzionate già disponibili ad investire su tale servizio.
  • Istituzione del servizio 118 Territoriale

AGRICOLTURA

  • Incentivi per creazione di filiere per la valorizzazione dei prodotti tipici locali attraverso associazioni e cooperative.
  • Organizzazione, con l’ausilio della Regione Calabria e degli Ambienti Territoriali di Caccia, di attività di monitoraggio e abbattimento della fauna selvatica dannosa (cinghiali) alle produzioni agricole.

Francavilla Angitola li 13/05/2017                                         
                                                                                                           Giuseppe Pizzonia

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L’ARCHIMANDRITA  ORTODOSSO  LUKIAN  MARCUS  IN  VISITA  A FRANCAVILLA ANGITOLA

Nel pomeriggio di sabato 13 maggio 2017 è venuto in visita a Francavilla Angitola un monaco della Chiesa cristiana ortodossa di Ucraina, il Rev.mo Archimandrita Lukian MARCUS. I fedeli ortodossi ed altri suoi amici affettuosamente lo chiamano con l’appellativo Bàtushka Lukian, che nella lingua italiana si traduce Padre Luciano; il prelato ha l’età di 44 anni e proviene da Kiev, capitale dell’ ’Ucraina;
 il suo cognome “Marcus” in verità non appartiene alla gente in ucraina, ma gli è stato trasmesso da antenati abitanti nella Serbia e poi trasferiti in Ucraina. Bàtushka Lukian è venuto a Francavilla accompagnato dal suo compatriota Yuri Kuku, nostro caro amico ed artista (pittore e scultore) ben conosciuto ed affermato in Calabria, soprattutto per le sue opere di carattere religioso dedicate in particolare a San Francesco da Paola e a Mamma Natuzza Evolo. Padre Lukian ha maturato la sua vocazione religiosa dopo essere stato coinvolto in gioventù in un gravissimo incidente stradale, rischiando addirittura di morire. Dopo una lunga convalescenza il giovane ucraino volle abbracciare la vita religiosa; studiò in seminario e nell’Accademia, cioe’ nell’istituto dove  si formano i religiosi ortodossi, e così divenne monaco  sacerdote.
 Col passare del tempo è stato nominato Archimandrita, equivalente al titolo di superiore/priore di monastero.
 Da alcuni mesi l’Archimandrita Lukian si trova  in Calabria,  in particolare a Seminare (RC), dove nel i 2005 è stato aperto un nuovo monastero  ortodosso intitolato a sant’Elia il Giovane (da Enna) e a san Filarete l’Ortolano. Secondo il desiderio, del Metropolita ortodosso Gennadio, al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, in prossimità del monastero dei SS. Elia e Filarete deve essere eretto un altro edificio, in cui allocare nuove celle, una sala per riunioni e convegni, e una cappella. Appunto per controllare i lavori di costruzione e per raccogliere fondi tra i fedeli ortodossi al fine di completare il nuovo edificio, da Kiev è stato inviato a Seminara  l’Archimandrita L. Marcus accompagnato dal giovane   universitario Bogdan Vozrud, studente di Scienze Politiche.

Francavilla Angitola vanta due importanti legami con la Chiesa cristiana di rito greco-bizantino: 1) il Patrono San Foca, assai venerato dai cristiani orientali; 2) il Calvario di Pendino, eretto con 5 Croci secondo  l’antico stile greco-bizantino. Per  quest’ultima ragione  la  visita di Lukian Marcus e Bogdan Vozrud a Francavilla ha avuto inizio dal Calvario greco di Pendino. I due visitatori ucraini, accompagnati dal connazionale Yuri Kuku nel ruolo di interprete, dall’Ing. Vincenzo Davoli  in qualità di guida storico-culturale, e da Giuseppe Pungitore, che ha registrato con foto e filmati le varie fasi della visita, hanno ammirato  ed  apprezzato  l’antico  Calvario e  tutta la zona archeologica dei “Ruderi”  di Pendino.

Padre Lukian, che indossava una lunga veste monacale di colore ecru e portava sul petto la tipica croce russa con la classica icona di Gesù crocifisso, si è premurato di spiegarne i tratti caratteristici: sopra la testa di Gesù c’è la scritta con le lettere in cirillico I.N.Z.I, iniziali di Iesus  Nazarenus Zar (ossia Re) Iud.
 corrispondente alla sigla I.N.R.I. usata dalla Chiesa di rito latino, che significa Gesù Nazzareno Re dei Giudei; su ciascuno dei due piedi di Gesù è confitto un chiodo, e i piedi di Cristo poggiano su una traversa inclinata, per cui il tratto che va verso l’alto è rivolto al buon  ladrone, mentre quello che al scende buon è rivolto  al ladrone malvagio. Terminata la visita e passeggiata nella zona archeologica, i tre visitatori ucraini (l’Archimandrita,  Bogdan  e  Yuri)  seguendo il cosiglio degli accompagnatori si sono recati da  Padre  Tarcisio Rondinelli, che nei tanti anni (più di 50) trascorsi in Medio Oriente (Terra Santa, Siria, Giordania, Libano, Egitto) ha avuto modo di incontrare e conoscere tanti religiosi orientali, sia della Chiesa ortodossa sia dei Patriarcati uniti alla Chiesa cattolica romana. Padre Tarcisio li ha ricevuti con francescana amabilità, e con l’aiuto di Yuri Kuku, nel doppio ruolo di artista ed interprete, ha mostrato   e descritto i vari ambienti della sua casa mirabilmente  restaurata e adornata con opere d’arte e di pregevole artigianato, tutte realizzate dallo stesso Padre Tarcisio (affreschi, opere in vetro, pirografie su legno). A ricordo del piacevole incontro Padre Rondinelli ha donato ai visitatori ucraini copie dei suoi libri e alcuni graziosi oggetti artigianali (collane, orecchini e braccialetti da lui realizzati utilizzando materiali poveri e semplici come le bacche di cycas o le cosiddette, “lacrime della Madonna” frutti a gruppi di palline bianche come perle che spuntano da un arbusto di Caprifogliacee).

A conclusione  della  visita  a  Francavilla  l’Archimandrita  Lukian  ha salutato il  Parroco Don Giovanni Battista Tozzo, con il quale si è intrattenuto a parlare specialmente delle icone mariane, come la Madonna della Tenerezza o la Madonna di Vladimir, opere molto apprezzate dal nostro Parroco, che in passato ne ha realizzato alcune pregevoli riproduzioni. Prima di lasciare Francavilla i tre ospiti ucraini hanno visitato il Museo dell’Identità ospitato in alcune  sale dell’antico  Palazzo  Mannacio.
Alla  fine della  visita, sul registro dei visitatori gli ospiti ucraini hanno scritto qualche loro impressione  sulla visita al Museo ed apposto le loro firme, adoperando ovviamente i pittoreschi caratteri cirillici della loro lingua.

Articolo di Vincenzo Davoli

Foto e filmati di Giuseppe Pungitore

 

 

IL QUOTIDIANO DEL SUD DEL 17 MAGGIO 2017 DI DARIO CONIDI

 

GAZZETTA DEL SUD DEL 22-5-2017

 

Carmelo  Nobile  e Giuseppe Pizzonia  candidati a sindaco di Francavilla Angitola, domenica  11 giugno  2017 -  Finalmente, dopo una ridda di indiscrezioni contrastanti, sono state ufficialmente depositate in Comune le due liste di candidati a Sindaco e Consigliere comunale di Francavilla Angitola. A conferma delle previsioni i  candidati a Sindaco, rispettivamente, il dott. Carmelo Nobile e l’avv. Giuseppe  Pizzonia.  Il  dott. Carmelo Nobile  (vice Sindaco uscente)  guidera' la lista civica “Insieme per Francavilla” ;  candidati : Avv. Bartucca Antonella, Bartucca Vincenzo, Curcio Angelo, Curcio  Francesco, Elia  Francesco Antonio, Giampà Tommaso, Malta Emanuele (detto Uccio), Montanari Ilaria, Montauro Domenico e Serratore Giovanni.  L’ avv. Giuseppe Pizzonia guida  la lista civica "CambiAmo-Francavilla”,  candidati:  Anello Domenico, Caruso  Michele, Conidi Giuseppe, Fruci Anna, Galati Bruno, Giampà Rosario, Iannò Pasquale, Lazzaro Foca,  Antonio, Serratore Davide e  Torchia Armando,

 

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INAUGURAZIONE DEL PRIMO PANNELLO "INNO ALLA GIOIA"

Cerimonia di inaugurazione dell'installazione del primo pannello in acciaio Corten retroilluminato raffigurante l'lnno alla Gioia e realizzato dalla Palermo Ferro Battuto. Il progetto che nasce dalla collaborazione con l'Associazione Melody, l'IPSIA di Filadelfia e patrocinata dall'amministrazione comunale, prevede la realizzazione di nove pannelli che saranno installati all'inizio del paese subito dopo la fontana " da Ficarazza" e difronte alla passeggiata panoramica. A progetto completato le note sui pannelli si illumineranno a ritmo di musica. Questa opera di arredo urbano è in perfetta sintonia con la scelta di definire Filadelfia la Città Europea della Musica e può rappresentare anche una importante attrazione per incrementare i flussi di visitatori verso la cittadina.

 

THE JUNGLE THBE DA VIBO VOLA IN CONCERTO A LONDRA
Febbraio  2017

DOPO un decennio di carriera e Incisioni la rock band  vibonese The Jumgle Tribe realizza un sogno. Infatti il gruppo musicale composta da Antonio Fiumara (chitarra e voce), GiovanniRiga al basso e Alfonso Manfrida alla batteria si è esibito  a Londra presso il locale Alleycat, vicino allo storico quartiere Covent Garden. nel quale risiede prestigioso teatro Royal Opera House. Un esordio importante visto che in questo club londinese band prestigiosissime come i Rolling Stanes ed i Black Sabbath hanno registrato alcuni dei loro brani storici il concerto londinese è stata  la prima uscita ufficiale The Jumgle Tribe per  il 2017 . In quest’ occasione  la Rock band  calabrese ah  presentato  il nuovo album “Parental Advisory”, che il  frontman Antonio Fiumara  descrive come “un omaggio ai quarant’anni di storia della musica punk”. E chiaramente non c’è miglior occasione che omaggiare il punk rock nella patria delle storiche band Sex Pistols e Clash. I The Jungle Tnibe  proseguono così il loro percorso musicale che fonde diversi sottogeneri: grunge, indie e rock’n’roll.

 

“Kalabria tv”,

Nuova realtà per coinvolgere i calabresi nel mondo attraverso i media, (siamo orgogliosi di  collaborare anche noi  come sito web  www.francavillaangitola.com,)  affinché si sentano meno lontani dalla terra natia. È questo il nuovo progetto editoriale “Kalabria tv”, un nuovo ponte di collegamento con le varie comunità calabresi sparse nel mondo. Kalabria tv sarà una web tv che si occuperà di tutto il mondo Calabria e avrà il compito di documentare al mondo quanto di buono c’è in questa terra. Questo progetto è stato realizzato insieme all’imprenditore Giampiero Mele, che ha fornito un prezioso contributo iniziale. A lui si sono aggiunti altri amici che ruotano su Roma. I canali web tv saranno due, di cui uno interamente riservato ai calabresi nel Lazio e uno per Calabria e resto del mondo, in attesa da poterlo ampliare in futuro con l’aggiunta di altri. Oltre alla web tv abbiamo a disposizione un sito sul quale pubblicare, video, foto e notizie. Ci occuperemo dei nostri paesi, di storia, tradizione, personaggi, prodotti tipici e notizie provenienti dalle comunità. Racconteremo storie di emigrazione, avvenimenti che si svolgono all’interno delle comunità sparse per il mondo. Ci occuperemo anche di politica, relazioni internazionali e proporremo ai visitatori informazioni utili per conoscere appieno i diritti acquisiti attraverso le proposte di legge da parte dei deputati eletti all’estero. Porteremo nel mondo la Calabria sana, quella che in molti non hanno mai visto o sentito parlare. L’invito è rivolto a tutti i calabresi sparsi nel mondo, che potranno seguirci attraverso il sito web www.kalabriatv.it e tramite la pagina Facebook“Kalabriatv”. Sarà possibile comunicare con noi attraverso la mail info@kalabriatv.it . A tenervi informati ci saranno esperti e competenti che vivono quotidianamente a contatto con le varie realtà. Una squadra che vuole fare emergere nel mondo i veri valori calabresi. Seguiteci nel nostro viaggio alla scoperta delle storie e di una terra mitica baciata dagli Dei.
www.kalabriatv.it

Sede Amministrativa via del Circo Massimo 9 - 00153Roma
Sede Operativa viale delle Mure Aureliane 19 – 00165 Roma
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Da Francavilla Angitola a Roma.
Breve racconto dell'avventurosa vita di un ragazzo del Sud.

 

Questa storia parla delle piccole grandi avventure della mia vita, la vita di un ragazzo calabrese partito, con la classica valigia di cartone, per il promettente Nord alla ricerca del suo futuro.

 

Ultimo di sette figli, mi chiamo Vincenzo Attisani e sono nato a Francavilla Angitola, in provincia di Vibo Valentia, il 16 maggio del 1946 da Francesco Attisani e Vittoria Limardi.

I miei 6 fratelli, ritratti simpaticamente nel poster riportato qui a fianco con il titolo cinematografico “I MAGNIFICI SETTE”  erano figli di mio padre, che all’anagrafe era registrato col nome di Foca Francesco Attisani, e della sua prima moglie, Angela Servello. In ordine cronologico secondo  l’anno di nascita portavano i seguenti nomi:
- Antonio (1902-1978)
- Giuseppe (1904-1987)
- Umberto (1910-2004)
- Angelo (1912-1959)
- Maria Teresa (1915-2013)
- Luigi Alfredo (1918-2009).

Di umili origini, posso annoverare però un importante lignaggio; la mia famiglia discende da Vespasiano Attisani, Barone di Rocca Angitola e sposo della Marchesa Domenica Solari dell’illustre casato che ha fondato Francavilla Angitola.

A Francavilla ho trascorso la mia infanzia nella spensieratezza, nella semplicità delle scorrazzate nei campi e nei vicoli del paese e delle fughe per un bagno al mare.

Rimasto orfano di padre a sei anni, a 12 anni sono partito per Roma dove mio fratello Umberto e la sua famiglia mi hanno accolto e guidato con amore.
Nella capitale ho studiato dai salesiani presso il "Borgo ragazzi Don Bosco" in via Prenestina. Un luogo di accoglienza e di formazione che mi ha formato come tornitore e come disegnatore meccanico.
In quegli stessi anni ho anche imparato a suonare la tromba e sono entrato a far parte del complesso bandistico della Città del Vaticano. Questa bella esperienza mi ha permesso di avere l'onore di suonare per due grandi Papi: Giovanni XXIII e Paolo VI.
Da trombettista ho suonato per molti anni al Quirinale durante i turni di vigilanza affidati alla Polizia che cadevano almeno 2 volte al mese.

Uscito dal collegio, ho avuto una breve avventura calcistica in serie regionale prima di arruolarmi come poliziotto. È nel 1965 che ha inizio, con il servizio militare, la mia lunga carriera in Polizia.
Il primo incarico, nel 1966, l'ho svolto al reparto celere di Roma, in via del Castro Pretorio.
Quelli erano gli anni delle grandi rivolte studentesche, il celebre Sessantotto, e io da agente di Polizia mi trovai coinvolto in scontri con i giovani attivisti politici.
Ricordo, in particolare, la sommossa di Valle Giulia presso la facoltà di architettura. Nei tafferugli mi scontrai anche con alcuni giovani universitari di Francavilla, miei compagni di scuola e di infanzia. Ricordo tra questi il medico Vincenzo Romeo Carchedi e l'arcchitetto Roberto Fiumara. Noi giovani con le stesse origini ci trovammo a difendere ragioni e rivendicazioni diverse, uno contro l'altro!
Nel 1966 partecipai ai soccorsi degli alluvionati di Firenze. Rimasi nel capoluogo toscano circa un mese e in quel periodo per la prima volta mangiai il pane sciapo. Una novità assoluta e molto strana per un calabrese come me.
Nel 1969 fui trasferito per 12 mesi a Nettuno per il corso di vice brigadiere. Il momento più difficile di quell’anno fu quando io e i miei colleghi della Polizia dovemmo intervenire a sedare la cosiddetta"rivolta delle arance" di Fondi. Le popolazioni agricole dell'agro pontino rivendicavano dalla classe politica una maggiore tutela dell'attività agricola contro la sua eccessiva meccanizzazione.
In quegli anni le rivendicazioni dei lavoratori dilagavano in tutta Italia. Ricordo la rivolta di Caserta nella quale partecipai a sedare e a placare gli eccessi di ribellione della popolazione insorta.
Un momento memorabile di quel periodo fu la strage, quasi colpo di Stato, di Piazza Fontana a Milano, dove mi capitò di dover scontrarmi contro i miei stessi colleghi. Eravamo 700 allievi sottufficiali. Alla fine delle turbolenze ricevetti, dall'allora capo della Polizia Vicari, un encomio quale "eroe della Repubblica italiana". Egli ci definiva "i 700 della salvezza della Patria".
Alla fine del corso da allievo sottufficiale, all'età di 21 anni, fui trasferito alla scuola di Polizia di Alessandria. Ad Alessandria ricoprii il ruolo di istruttore e lavorai a diversi soccorsi di ordine pubblico in diverse città piemontesi e lombarde, tra cui Milano e Torino. Come comandante di plotone svolgevo le mansioni di istruttore di nuoto per il salvataggio, di scuola guida e di poligono di tiro.
Dopo l'esperienza piemontese tornai a Roma. Nel 1973 fui trasferito presso la questura di Roma, al commissariato di Porta del Popolo, dove fui assegnato alla sezione giudiziaria con il ruolo di comandante di squadra di Polizia giudiziaria esterna. Al comando di oltre 10 giovani, coordinavo indagini per la prevenzione e la repressione di reati di diversa natura.

Per la qualità del mio lavoro, nel corso del mio incarico ho ricevuto diversi encomi, lodi e premi dai vari questori che si sono succeduti.
Tra i principali, ricordo, con particolare orgoglio, la Medaglia di bronzo al merito civile ottenuta il 30 settembre del 1978 a Roma per aver tutelato l'incolumità di alcuni cittadini - allontanandoli e organizzando il traffico-  durante lo scoppio di una bomba posta davanti alla sede di un partito politico. In quell'occasione, salvando la vita di ignari cittadini, riportai lievi ferite. Quella medaglia mi venne consegnata in pompa magna durante una festa per la Polizia nel 1980, su proposta del Ministro dell'interno Francesco Cossiga, dall'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Questa è la ragione per la quale ho chiamato il mio secondo figlio Sandro!
Per il mio fiuto e la mia capacità di essere quasi sempre al posto giusto nel momento giusto, mi ero guadagnato da parte dei miei colleghi agenti il nomignolo di Petrosino, detto Pedro!
Come Pedro ho condotto molte indagini di natura politica, come quella sul NAP - Nucleo Armato Proletario - e sulle famigerate bande criminali capitoline quali la Banda della Magliana e la banda delle tre B, guidata da Renè il marsigliese.

Degli anni della mia gioventù, mi piace ricordare accanto alle imprese in Polizia, le piccole avventure legate ai miei rientri estivi in Calabria.
Durante uno di questi, se non ricordo male nel 1973, mentre mi trovavo al mare nella località Colamaio, una spiaggia di Pizzo, misi in salvo un giovane che stava affogando. Un po' incurante del pericolo, mi tuffai nel mare in tempesta, probabilmente forza sette, salvando un ragazzo di 16 anni. Lo portai a riva, lo consegnai al mio amico e attuale medico condotto di Francavilla, Vincenzo Romeo Carchedi, che dopo vari sforzi riuscì a salvarlo. Il malcapitato, quasi annegato, casualmente aveva il mio stesso nome!
Quell'estate fu l'anno dei salvataggi! Pochi giorni dopo, infatti, mentre facevo il bagno al Torrazzo, spiaggia frequentata principalmente da Filadelfiesi, ho salvato, insieme a mio nipote, una giovane di Filadelfia di cui non ricordo il nome.

Tornando alla mia carriera in Polizia, voglio ricordare un altro importante riconoscimento: nel maggio del 1995 ho ricevuto, in qualità di ispettore capo, la Medaglia di bronzo per merito di servizio.

Dopo tante soddisfazioni e dopo aver svolto con grande senso del dovere il mio servizio in Polizia, il 1 gennaio del 1996 a malincuore consegnai armi, manette e stelle da sceriffo. Decisi di dedicarmi ai miei figli e di cercare un lavoro che mi permettesse di farlo più agevolmente.
Andai a lavorare privatamente per una famiglia importante romana, per la quale tuttora lavoro.

Vorrei accennare solo brevemente ad un altro grande successo della mia vita: la famiglia che ho costruito con la ragazza che per me, e per molti altri miei concittadini, era la più dolce e bella di Francavilla.

Il 4 agosto del 1976 ho sposato Maria Ciliberti (figlia di Domenico e di Giuseppina Carchedi) che mi ha dato due bellissimi figli: Stefano, ora ingegnere presso l'ACEA di Roma, e Sandro, funzionario presso la Romana Diesel di Roma.
   Sono Nonno di due belle bambine, figlie di Sandro, e di un simpatico maschietto, figlio di Stefano.

 

Vivo ormai a Roma da sempre, ma ogni anno Francavilla mi richiama immancabilmente per la festa di San Foca.
Il mio cuore e i miei pensieri sono sempre rivolti ai parenti che ho lasciato a Francavilla e agli amici della mia infanzia tra i quali ricordo con affetto Pino Limardi, Riccardo Ciliberti, Pino Condello, Pino Russo, Franco ed Emanuele Serrao, i cugini Franco e Vincenzo Serrao, Giuseppe e Vincenzo De Paro, i fratelli Vincenzo e Giuseppe De Caria, Umberto Servello, Armando Esposito, Pino Pungitore, Antonio Panarello. 

 

FUNZIONE PASQUALE CON LA COOPERATIVA “LA VOCE DEL SILENZIO”

Lunedì 10 aprile dalle ore 10,30, nel salone della Struttura Sanitaria di via Nazionale a Pizzo, arredato accuratamente come di consueto dalle solerti Suore del centro napitino, si è celebrata la ormai rituale Santa Messa pasquale per la Coop. “La voce del silenzio” e per quanti operano in detta Struttura Sanitaria. Purtroppo quest’anno i due principali promotori della cerimonia, ossia i coniugi, dr. Francesco La Torre e dottoressa Adriana Maccarrone, non potevano parteciparvi poiché la stessa
 d,ssa Maccarrone, attivissima Direttrice de “La voce del silenzio”, per le sue attuali condizioni di salute doveva sottoporsi, in questo mese di aprile, a visite ed esami clinici lontano dalla Calabria.  Per questa ragione non sono stati diramati inviti alle autorità religiose, civili, militari, sanitarie e amministrative, che invece negli anni passati avevano partecipato, volentieri e in gran numero, alla suddetta funzione pasquale. La Santa Messa è stata officiata da Mons. Giuseppe Fiorillo, ed allietata dai canti intonati dalla Corale “La voce del silenzio”, suggestivamente accompagnati dalle musiche suonate da Mastro Lino Vallone ed amici.         Nella Messa del Lunedì santo si legge il brano cosiddetto della “Cena di Betania”, tratto dal Vangelo di San Giovanni, che racconta della cena consumata a Betania da Gesùcon Lazzaro, Marta, Maria ed altri amici per festeggiare la recente, miracolosa resurrezione dello stesso Lazzaro. Nella sua omelia Mons. Fiorillo – unico sacerdote presente - ha invitato i fedeli, che partecipavano alla celebrazione con intensa attenzione, ad unirsi a lui sia per commentare le letture sacre del giorno, sia per rivolgerea Iddio Padre preghiere di guarigione in favore di tutti gli infermi e specialmente della dottoressa Maccarrone, ora temporaneamente e fisicamente lontana, ma tanto vicina  spiritualmente   al cuore e alle menti delle persone presenti alla sacra funzione. Alla fine della celebrazione, la Corale ha indirizzato ai cari coniugi  dottor La Torre dottoressa Maccarrone, collegati tramite cellulare viva voce, il melodioso inno mariano “Dell’aurora tu sorgi più bella”. Sensibilmente commosso e sorpreso per l’inattesa manifestazione d’affetto espressa dagli amici radunati nell’Ospedaletto di Pizzo, il dottor La Torre ha ringraziato e ricambiato saluti ed auguri, anche a nome della sua consorte, dottoressa Adriana.
Alla cerimonia, celebrata in un clima di “francescana” semplicità e sobrietà, hanno partecipatogli assistiti della Coop. “La voce del silenzio”  con parenti ed amici; assistenti e volontari della Riabilitazione psichiatrica (guidati da Mimmo Di Francia e consorte); l’ing. Vincenzo Davoli del Comitato Festa della Gente di mare; un drappello di giovani volontari della Protezione Civile, guidati dal presidente Franco Di  Leo.  A tutti i partecipanti le Signore volontarie de “La voce del silenzio” hanno offerto un piccolo, grazioso cestello con ovetti pasquali di cioccolato.
                                                                                            Articolo di Vincenzo Davoli
                                                                                            Foto di Carmine  Lauria

 

Presentato il libro di Domenico Arone

di NICOLA PIRONE

CAPISTRANO – Gli anni del Ventennio fascista in Calabria, nelle pagine di “Attori non protagonisti" scritto da Domenico Arone, è stato presentato nei giorni scorsi nel salone teatro della Scuola Primaria di Capistrano. Pagine scritte col cuore e con una notevole carica emotiva, raccontano in maniera semplice e lineare uno dei periodi più importanti del Novecento calabrese e italiano. Vita quotidiana di un piccolo centro dell’entroterra dell’allora provincia di Catanzaro, dove cultura e migliori condizioni di vita erano a esclusivo appannaggio di una sottilissima fascia di intellettuali e di qualche facoltoso signorotto. Domenico Arone, ha voluto lasciare ai posteri una testimonianza storica, che ha visto Capistrano, come tanti altri centri subire in qualche modo una fase non proprio entusiasmante per quanto riguarda la storia italiana. Il volume, in cui sono ricostruite e illustrate in maniera ampia e minuziosa le tragiche dinamiche militari dei giovani caduti, si propone essenzialmente di colmare un vuoto nella storia del paese, richiamando alla memoria, anche attraverso le foto dell'epoca. Nomi e i volti dei sedici sfortunati ragazzi che, durante la guerra, oltre a combattere contro il nemico, hanno dovuto fare i conti con il vuoto della solitudine, la tristezza e la paura di morire, sono stati ricordati con quest’iniziativa patrocinata  dalla casa editrice siciliana “Kimerik”. Numerosi i capistranesi occorsi nei locali della scuola elementare, con in testa il sindaco Roberto Caputo e la giunta formata da Domenico Mesiano e Rocco Potami, i quali hanno potuto assistere agli accurati interventi, tra i quali della senatrice Doris Lo Moro, che si è commossa nel ricordare la sua famiglia che di parte di padre ha origini capistranesi. Con la moderazione del giornalista Sergio Muzzopappa, hanno relazionato il magistrato Francesco De Nino, il generale dell’esercito italiano Francesco Deodato, soffermandosi sul tributo pagato dalle popolazioni calabresi in guerra, con la morte di tanti giovani. Generazioni spezzate dalla guerra, con tanti ragazzi morti senza un motivo valido e ignari di tutto come ha confermato lo stesso giornalista e antropologo Pino Cinquegrana. Di queste storie, molte sono conservate negli archivi di stato di Catanzaro e Vibo Valentia con il direttore Vincenzo Misitano che ha invitato i ricercatori a visitarli. Durante la serata, Domenico Arone ha presentato un interessante video con le immagini dei capistranesi morti per difendere la patria:<<Capistrano – ha commentato Domenico Arone – ha pagato con il sangue anche il Secondo conflitto Mondiale, come del resto gli altri paesi della provincia. Questo è un gesto simbolico per rendere onore a tutti quei soldati morti nel nome dell’Italia e per difendere il suolo italiano. È importante che le generazioni future conoscano almeno i nomi di quegli eroi che si sono sacrificati affinché il principio democratico arrivasse fino ai giorni nostri. Il mio più profondo ringraziamento va a chi mi ha sostenuto in questa minuziosa ricerca e oggi è arrivato fino a Capistrano per rendere omaggio>>.

 

FRANCAVILLA A.- S. ANNA, 1743


Esisteva una ricca Cappella dedicata S. Anna, oggi di questa santa si ricordano e si visitano le grotte. Il documento storico che si pubblica, se ben letto, offre l'occasione di conoscere alcuni toponimi, alcune usanze e l'esistenza di altre comunità limitrofe a Francavilla.
Buona lettura a chi vuole conoscere la storia documentata di un borgo onorato.
Ven. Cappella di S. Anna, eretta dentro la Chiesa Madre del Sig. Don Nicolò Mannaci, per la metà porzione del Rev. Don Tomaso Vitale.
Possiede un territorio in luogo detto Carlo Quaranta (1)
di moggia quindici, giusta i beni della Ducal Corte, via pubblica e fiume corrente, stimato per ducati nove, sua porzione ducati quattro e mezzo.
Un altro detto i Sorbari di moggia sedici, giusta i beni di don Camillo Bongiorno e via pubblica, stimato per ducati sei mezzo, sua porzione carlini trentadue e mezzo.
Più un altro detto S. Stefano di moggia sette, giusta i beni di Don Camillo Bongiorno e la Ducal Corte, stimato per carlini ventotto, sua porzione carlini quattordici.
Un altro detto la Gurnella di moggia sette, giusta i beni di Vittoria Apa, via pubblica e fiume corrente, stimato per carlini trenta, sua porzione carlini quindici.
Un altro detto Russomanno, ossia S. Anna di moggia dodici, giusta i beni di Don Michiel’Angelo Mannaci e via pubblica, stimato per ducati cinque, sua porzione carlini venticinque.
Un altro detto Garciopoli di moggia cinque, giusta i beni di Don Pasquale Mannacio e la chiesa di Santa Maria delle Grazie, stimato ducati quattro, metà sua porzione carlini venti.
Altro detto la Serra di Bonì di moggia tre, giusta i beni di Antonio Attisano e Don Nicolò Bruno, stimato per carlini tre, sua porzione grana quindici.
Esige da più Particolari di questa Terra censo perpetuo e bullale, ducati ventisei e grana quaranta, tutto per sua porzione sono once 88,6.
Più possiede altre robe e censi nel Casale di Montesanto e in Polìa, ascendenti alla somma di ducati ventiquattro, come dal suo rivelo.
Più tiene la metà di un orticello detto il Biviero per comodo. Sono unite once 145, 26.
Pesi da dedursi: Per sette messe la settimana legate dal Fondatore perpetue importano ducati trentasei, grana quaranta.
Per maritaggio di una povera zitella orfana ducati venticinque, sua porzione ducati dodici e mezzo.
Alla Ducal Corte censo perpetuo sopra diversi territori, grana sessantasei annui.
Alla Parrocchia di San Foca censo perpetuo sopra diversi beni, annui grana trentuno e mezzo.
Alla chiesa Parrocchiale della Rocca censo perpetuo sopra Ginenzio e Valle di Montesanto, grana ottanta.
Al Beneficio di Sant’Elena censo perpetuo, sua porzione annui carlini dodici. Alla Corte di Montesanto censo perpetuo grana venti. Per una messa la settimata legata da detto Fondatore da celebrarsi nella Chiesa Madre di Montesanto, sua porzione annui carlini ventisette.
Più possiede un territorio in luogo detto S. Domenica di moggia quattro, giusta i beni della Ducal Corte di Monterosso e Don Domenico Amalfitano, stimata la rendita per carlini nove. Sono unite once 185, 17½. Di maniera che il peso di detta Cappella somma le su dette once porzione di detto Don Tomaso. La rendita del medesimo in questa Terra è di once 145,26.
La rendita in altri Paesi è di once 80 e dovendo i pesi cascare sopra l’intera rendita, restano di netto once 43, grano 8½, e lasciandosi la terza parte di dette once per Montesanto a misura della rendita, restano once 28,25.
Più la medesima Cappella di S. Anna, per la porzione dell’altro Compatrono Don Nicolò Mannacio. Possiede la metà rendita delle sopra dette robe ascendenti alla somma di ducati diciassette e grana trenta.
Esige da più Particolari di questa Terra, in più partite, censi perpetui e bullali per ducati trentasei e grana novantacinque.
Più esige da più Particolari censi perpetui in grano, tomoli quattro e un quarto, valutati per ducati tre e grana quaranta.
Più possiede ed esige in territorio di Montesanto e Polìa sua porzione altri ducati ventiquattro. Son in tutto once 192,15. Pesi da dedursi: i pesi che devono essere dedotti, per sua porzione, sono gli stessi di quelli del Rev. Don Tommaso Vitale, cioè once 182,17½.
Di maniera che la rendita che possiede in questa Territorio ascende a once 192, 5.
La rendita in altri Paesi è di ducati ventiquattro sua porzione e perché il peso che in tutto porta detta Cappella deve cascara sull’intera rendita, per tanto restano once 89,7½, delle quali la terza parte deve restare in beneficio di quei luoghi dove sono le altre rendite, restano in beneficio di questa Università once 59, 15.

di Vincenzo Ruperto

 

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I SANTÁRI DI FRANCAVILLA

Di  Vincenzo  Ruperto

La famiglia di Giuseppe Diaco arrivò a Francavilla verso la fine del 1800 proveniente da ‘ quelle parti di Badolato’. Il padre Francesco era difficile che non venisse a Francavilla in occasione della festa di San Foca, in quei tempi molto frequentata dai numerosi forestieri e luogo desiderato dai santàri e dai sampaulàri, sia per raffigurare sulla pubblica strada l’immagine del santo e ricevere gli oboli specialmente dai devoti che avevano ricevuto qualche grazia, sia perché approfittava di visitare la famiglia del fratello Eugenio trasferitosi da parecchi anni per matrimonio.
 Giuseppe seguiva sempre il padre.  Secondo quanto diceva lo Zoppo di Cacìa il comune di provenienza era vicino a Badolato, forse Satriano o Davoli.
 Chi era Cacìa? Era un francavillese zoppo e di bassa statura, di professione pastore o meglio dire proprietario di qualche capra o pecora che gli consentiva di sbarcare il lunario. Abitava dietro la Chiesa sconsacrata di Santa Maria degli Angeli e si aggirava sempre nei dintorni per mungere il latte che vendeva ai circonvicini oppure, al levar del sole e al tramonto, si soffermava presso il biviere per scambiare qualche parola con chi conduceva i somari a bere.
 Allora gli spazi intorno al rudere dell’antica chiesa erano più grandi. Antonio Teti edificò la sua casa verso il 1925 sui ruderi di un vecchio oleificio di proprietà della famiglia Mannacio ed era, come lo è ancora, il terminale della via Lungoborgo.
Dirimpetto alla casa del maestro Costa, nel giardino di proprietà dello stesso Teti suo cognato, vi era il Calvario costruito agli inizi dell’ottocento.
 Le case esistenti erano quelle che da Tafuri, nel tratto del Corso Nuovo salendo a sinistra, andavano sino alla casa degli eredi di Foca Ruperto e a destra sino all’inizio della vianòva che portava al Fiumicello. Non esistevano le case dell’attuale Corso Servelli, vi era qualche isolata dimora, il resto erano terre alberate con fichi, agrumi e numerosi prugni locali detti ‘pruna ‘e Santufòca’ e coltivate a cereali o a vigna. La strada d’ingresso al paese, con i suoi grandi pioppi, si fermava presso la forgia della famiglia Lombardo, il cui ultimo erede fu Francesco (mastro Ciccio).
La casa degli eredi del dott. Vincenzo Gulli era stata edificata dalla famiglia Catalano dei Mariani su un suolo venduto dai Triminì.
 Agli inizi del 1905 Giuseppe era a Francavilla ospite dello zio e a causa del terremoto fu costretto a permanervi. Conobbe Concettina Limardi, ragazza sedicenne. S’innamorarono e dopo qualche anno si sposarono. Gli sposi andarono ad abitare in uno dei vichi del popoloso rione Borgo in una piccola casa mezza dirupata di proprietà della famiglia Ciliberti, precisamente del padre di Giuseppe Antonio (Peppantuòni) deceduto nella seconda guerra mondialee di Vittoria Ciliberti.
In una festa di San Foca, tra il 1908 e il 1910 (dopo il matrimonio), avvenne nella Piazza dell’Annunziata, per iniziativa di tal Bivona, una gara tra cinque santàri fatti venire da vari paesi. Partecipò anche Giuseppe.
 In due ore dovevano terminare di disegnare l’immagine di San Foca. Il premio da dare al vincitore consisteva nel denaro ricavato dalla vendita al migliore offerente di cinque mezzaròle di grano.
 Fu designato come arbitro un tal Jemme, pittore proveniente da Pizzo. Dopo nemmeno un’ora Giuseppe completò il suo lavoro disegnando il santo come se fosse vivo e impreziosendo la cornice con fiori e foglie d’ogni colore.
 Costatando che gli altri competitori ancora non avevano finito si mise a disegnare, sotto di quella di San Foca, l’immagine della Madonna delle Grazie che completò in mezz’ora. I paesani spettatori rimasero ammirati dai lavori di Giuseppe e accorsero numerosi per congratularsi ed elogiandolo per aver dipinto anche la Madonna che nel mese successivo doveva essere festeggiata nel rione di Pendìno.
 Terminati i lavori, l’arbitro dichiarò vincitore un santàro proveniente dal reggino. Il pubblico rimase stupito e cominciò a tumultuare profferendo pesanti improperi.
Il Bivona, fulminando con gli occhi l’incauto Jemme, afferrò un cestino dove si conservavano i gessi colorati e lo scagliò di là dal muro del vaglio dei Mannacio e con il suo vocione rotto dalla commozione e dal nervosismo, gridò forte: ‟ viva Santufòca, viva ‘a Madonna de’ Pendìnu, / viva Francavìḍa, viva ‘u santàru Peppìnu”.
L’arbitro atterrito si allontanò e furono evitate nefaste conseguenze. Alla fine furono premiati tutti i competitori che divisero il ricavato della vendita del grano.
 Finì così la gara dei santàri a Francavilla e non fu più ripetuta. Giuseppe aveva creato il suo laboratorio artigianale nel locale dove don Renato Pacenza era solito mettere il suo biroccio. Nella chiesa sconsacrata preparava i suoi forni per la cottura delle sue creazioni artistiche: piccole statue e grosse piastrelle di argilla sulle quali disegnava e colorava varie immagini di sante e di santi. Dal matrimonio erano nati due figli: Francesco (1908) ed Eugenio (1910).
 Verso il 1912 il santàro emigrò nell’America settentrionale assieme ad alcuni parenti di Satriano e Davoli, dopo qualche anno sembra che si sia trasferito in Argentina. Lasciò la moglie e i figli a Francavilla con la promessa che sarebbe ritornato per ricongiungersi. Appena finita la Grande Guerra ritornò, ma con lo scopo di portare con sé solo i due figlioli.
 Il santaro nel nuovo continente aveva raffinato la sua arte. Aveva conosciuto una donna e aveva creato una nuova famiglia. Poteva pertanto portare con sé soltanto i suoi due figli e chiese il consenso della moglie che si oppose con fermezza assieme ai suoi familiari.
  L’arciprete Foti e il sindaco Foca Fiumara cercarono di dipanare l’intricata matassa. Cercarono di convincere Concettina e i suoi familiari perché consentissero al santàro di portare i due figli con sé. Questi sarebbero cresciuti, avrebbero avuto occasioni di progredire e non di stare in un piccolo comune dove regnava sovrana la miseria e con essa malattie, sfruttamento umano e soprusi vari.
Una volta cresciuti i figli potevano far ritorno a Francavilla per congiungersi con la madre oppure portarsela con loro. Concettina e i suoi familiari furono inflessibili, respinsero i consigli dell’arciprete e del sindaco.
 Il santàro dovette rassegnarsi e se ne andò deluso per non farsi più vedere. Passarono gli anni, in Italia il fascismo iniziò la sua marcia trionfale e a Francavilla al posto dei sindaci furono nominati i podestà, ma la miseria non cambiò, anzi divenne più nera della camicia che indossava qualche locale seguace del Duce.
I due fratelli Diaco, Francesco ed Eugenio, andarono a frequentare la scuola serale con l’insegnante Cesare Caria (Don Cesarìno). La scuola si trovava in via Roma nei locali della famiglia Caria soprastanti il negozio di Antonio Ionadi.
 Un certo Antonio abitante in via Le Torri sfotteva continuamente i due fratelli sia con ingiuriose parole sia con qualche pedata o sgambetto e altre molestie.
Una sera Antonio portò una piccola specie di cerbottana, ricavata dal ramo di un sambuco, alla cui estremità aveva posto delle foglie d’ortica. Soffiò forte nella cerbottana in direzione dei due fratelli facendo cadere le foglie d’ortica sulla faccia e sul collo dei due fratelli che si misero a gridare a squarciagola lanciandosi contro il molestatore con tutta la loro forza.
  Scoppiò una violenta rissa. Uno dei due fratelli, forse Eugenio, colpì violentemente con una bottiglia di vetro Antonio che rovinò sul pavimento privo di sensi e tutto sanguinante. Si credette fosse morto e si verificò un fuggi fuggi generale.
Arrivarono i soccorsi con il medico Gulli e le guardie  comunali. Per fortuna Antonio non era morto, ebbe uno svenimento per la botta ricevuta.
 La mattina seguente i due fratelli furono portati da due carabinieri e dalla guardia comunale Giambattista Petrocca a Filadelfia per essere sentiti dal comandante della locale stazione dei carabinieri.
 Il comandante della stazione dei carabinieri era un maresciallo arrivato da qualche mese e circolava la voce che si trattava di una brava persona. Appena entrato nella sala dove erano in attesa i due fratelli con la guardia comunale, dopo aver salutato, si appoggiò a una sedia chiedendo per quale motivo non era presente il genitore dei ragazzi, questi risposero che il loro padre li aveva abbandonati quand’erano quasi in fasce emigrando in America.
 Il comandante trasecolò e volle sapere chi era Francesco e chi Eugenio e perché portassero quei nomi. Francesco come il nonno ed Eugenio come uno zio che non avevano mai conosciuto perché emigrati ed erano di un paese da quelle parti di Badolato. Il comandante divenne muto per alcuni minuti, muto e pensieroso, poi guardò bene i due fratelli e disse loro che nelle risse hanno torto tutti, anche chi può avere ragione.
Rivolgendosi alla guardia comunale disse di riportarli a Francavilla e vigilare che non ci fossero reazioni inconsulte da parte della famiglia di Antonio nei confronti dei Diaco. Dopo qualche anno la guardia comunale confidò a uno zio dei ragazzi (Attisani detto Sergente) che quel comandante si chiamava Emilio Diaco ed era il fratello del santàro Giuseppe.
 Si cercò di contattarlo, ma era stato trasferito in altra sede lontana, era lo zio dei fratelli Diaco. Di quel comandante si persero le tracce, non si seppe più nulla. Intanto i fratelli divennero adulti.
Francesco si dedicò all’agricoltura e fu un apprezzato ortolano coltivando un terreno irriguo di proprietà degli eredi del sindaco Foca Fiumara. Sposò Vittoria, donna buona e costumata, sorella di Giuseppe Antonio Ciliberti (Peppantuòni) dal cui matrimonio nacque numerosa prole vivente e residente a Francavilla.
 Giunta nell’età della vecchiaia si vedeva spesso, dopo aver bevuto mezzo bicchiere di vino, sull’uscio della sua abitazione dirigere un’inesistente orchestra sinfonica e se interrotto se la prendeva gridando con la povera moglie che stava paurosa in un angolo della stanza e si zittiva all’accorrere dei figli o di qualche vicino.
 Eugenio divenne autista al servizio del medico Gulli. Fu uno dei primi a Francavilla ad avere la patente di guida.
 Scendeva nella Piazza Solari con la balilla e invertiva la direzione per salire facendo non una curva, ma una specie di cerchio tanto da far esclamare a Foca Servello che 'era tanto bravo da fare la curva come le lancette dell’orologio del campanile della chiesa del Rosario'.
Sposatosi con Rachele, ebbe soltanto una figlia, Vittoria vivente e da parecchio tempo non più residente. Sulla tragica fine del povero Eugenio, come istituzioni e comunità francavillesi, non fummo generosi e solidali, fummo indecorosamente indifferenti.
Correvano gli anni sessanta del secolo scorso quando, tramite l’arciprete Condello, i due fratelli Diaco furono invitati a comparire presso un notaio di Roccella Jonica per un’eredità di un loro congiunto.
Il maresciallo Emilio non si era dimenticato dei loro nipoti e li aveva annoverati tra i suoi eredi. Partirono i due fratelli con i loro congiunti per Roccella Jonica ed ebbero la loro parte di eredità, pochi milioni di lire perché numerosi erano gli eredi. Dallo zio Emilio ereditarono i pochi milioni, dal padre il soprannome di santàri.
Giovincello frequentavo spesso la casa dei Pacenza. Donna Rosa Servello, vedova di don Renato, era una tipica figura di anziana che, anche nella sofferenza degli acciacchi che la costringevano a stare sempre dentro casa, ti accoglieva col solito sorriso. Voleva sapere di tutto e di tutti.
 La figlia donna Concettina le rispondeva con garbo e per accontentarla e distrarla avviava uno dei tanti dialoghi. Frequentavo casa Pacenza perché eravamo in parentela. Un giorno donna Concettina, mi disse di spostare una piccola statua che stava in un angolo della grande stanza per portarla vicino alla cassapanca, dove custodivano il grano.  Quando presi la statua per sollevarla questa mi scivolò dalle mani, era pesante. Riuscì con fatica a spostarla nel posto indicatomi.
 Donna Rosa sorridendo disse: 'èna ù santufòca dò Santàro’.
Donna Concettina mi spiegò che quella piccola statua, così brutta, la teneva in casa perché suo padre la considerava come una specie di portafortuna, gli era stata regalata dal santàro Diaco. Disse anche che un’identica statua era stata regalata all’arciprete Foti che la teneva nella casa dei Caraffa. Rividi più di una volta quella piccola statua e mi restò impressa nella mente per la sua forma sgraziata che m’incuteva un senso di timore e disgusto.
Dopo tanti anni in un basso di Vico III Borgo, adibito a stalla, fu trovata in un angolo assieme a vari cocci di argilla una piccola statua malconcia, abbrutita dal fango e forse dai tanti calci d’asino.
 Ripulita e restaurata nel colore fu riconosciuta come una statua raffigurante San Foca. Nel vederla rimasi per qualche istante silenzioso, la statua era simile a quella posseduta dalla famiglia Pacenza. Mostrai la foto in bianco e nero a un parente dei Pacenza e confermò che era copia identica di quella attribuita al santàro.

 

JUDA, ossia il Cantore di Pendìno
Di  Vincenzo  Ruperto

Si chiamava Foca Fruci, nel paese era conosciuto come Foca e’ Jùda’.  Il nomignolo Jùda gli derivava non perché in famiglia vi fosse un Giuda traditore del suo Maestro, ma per il semplice fatto che nei nostri paesi vi era, e vi è, l’uso di appioppare un nomignolo a persona per non confonderla con altra dello stesso nome o cognome. La famiglia Fruci era originaria di Filadelfia e si era trasferita a Francavilla verso la metà del 1800. Un suo trisavolo coltivava, come colono o fittavolo, un fondo che andava dal convento dei Francescani Riformati sino alla Trempa di Juda, parte del quale apparteneva alla famiglia Caria (precisamente agli antenati dell’arciprete Giuseppe Carià-Gemelli). Dal toponimo di questo fondo ebbe origine il soprannome ‘e Juda dato ai Fruci che si erano trasferiti a Francavilla (il compianto prof. Luigi Simonetti, prima mio valido insegnante nella seconda e terza elementare e, in seguito, compagno di dure battaglie politiche (lui liberale ed io comunista), e maestro di vita, massimo esperto di antroponimi francavillesi, avvalorava questa versione). Foca Fruci sapeva l’origine del suo soprannome e sosteneva anche che i suoi antenati avevano dato la denominazione alla contrada Fruci, sempre da quelle ‘vande’ di Juda e di Castellano. Abitava nel rione Pendìno, la sua casa era situata in un pianoro, dove si poteva accedere da varie strade o vicoli (dalla fontana da’ Mùta, dal vicolo della Chiàzza delle Grazie, di Casalièḍu o scendendo la gradinata del vico delle Torri). In un piccolo ambiente aveva installato il suo laboratorio di orologiaio, vi erano orologi e sveglie senza vetro, senza lancette o con la corda rotta in attesa di riparazione. I pezzi mancanti non erano reperibili sul mercato e soltanto la sua maestria riusciva a trovarli tra le cianfrusaglie del cassetto ove deponeva l’utilizzabile di ciò che non era riparabile. Gentile e premuroso con chi lo assecondava, ombroso e anche cavilloso con chi lo contraddiceva. La sua originaria professione fu di mugnaio presso un molino di proprietà di un concittadino. Parlava con un certo rimpianto di quel periodo lavorativo e ironizzava dicendo del suo datore di lavoro:
- M’ incapellò, /(mi consentì) di avere il cappello,
 m’incravattò… di avere la cravatt,.
m’incamiciò, … di avere la camicia
mi pantaleonò,...di avere i pantaloni,
 mi scarpò,… di avere  le scarpe
 m’incappottò,… di avere il cappotto
 mi cacciò, alla fine mi licenziò.-
Volìa nu sàccu de canìgghia      
mu nci ‘u dùna a la scorcìgghia. (1)
Io nci dìssa: - dàssa stàra,
ch’èna sempa na cotràra,         
non la vìdi ca si ‘ncùgna         
cuòmu cuàndu àva ‘a rùgna.     
-Pùru tu, o mulinàru
da cotràra sii cotràru,
ìḍa sèmpa èna chi fìgghia,
vèra fìmmina scorcìgghia,
ca li figghi non sa cuntàra
pecchì  ndàva na caciàra.

Il licenziamento non fu dovuto per scarso rendimento ma per’ consolidamento aziendale’, facendo lavorare al suo posto un familiare.
Uomo semianalfabeta con mirabile intelligenza che si manifestava forte quando improvvisava il suo poetare dialettale. Peccato che della sua produzione poetica siano rimasti frammenti da fonte orale. Eugenio Diaco è oggi la principale fonte, perché nella sua fanciullezza era sempre al seguito di Juda, incantato dal suo recitare tremolante, speriamo che qualcuno trascriva per intero le poesie da lui ben rammentate.  Juda visse in un periodo di profonda miseria e grande tristezza morale. Visse a lungo, prima che i Pendinuòti diventassero più Dirtuòti dei Dirtuòti, in quel rione dove l’arciprete Foti, i sacerdoti Natali, Facciolo e poi Condello ebbero parrocchiani che esprimevano possente energia nel vivere quotidiano in comunità, rappresentando l’autentica identità del popolo francavillese. In quel rione ora regna l’abbandono umano che, con il suo malefico silenzio, ti fa rimpiangere persino i giorni nefasti del terribile flagello del 1783, quando quei luoghi furono sconquassati e ridotti a cimitero. Allora vi fu il popolo, vi fu la comunità, vi furono gli uomini d’ingegno che ebbero il coraggio di vincere il dolore e reagire all’immane sciagura, non soltanto ricostruendo quanto era stato distrutto, ma principalmente popolando il borgo e richiamando la comunità dispersa. Ora non più! Con le iniziative, promosse da concittadini non rassegnati all’oblio dei tempi e dei luoghi, si cerca di buttare una pietra nello stagno per smuovere le acque. Quale pietra in quali acque? Soltanto pietra pomice in sottili strati di acqua allippata in qualche piccola gorna.
Foca Fruci, dico Foca è Juda, rappresentava per la Francavilla del dopoguerra la figura dell’uomo nuovo, dell’uomo che s’industriava con il suo ingegno a sbarcare il lunario, portando allegria tra il popolo e rappresentando scene di vita attraverso recitazioni improvvisate nella pubblica piazza assieme al suo compagno ideale Saràca, un nicastrese divenuto francavillese per aver sposato una Condello, sorella di Nicola il Molinàro. Foca e’ Jùda e Saràca furono una coppia ideale, intrattenevano il pubblico adulto strappando sorrisi e consensi.
Noi ragazzi restavamo accovacciati e incantati dalle scene rappresentate, quelle che di più ci deliziavano erano le poesie dialettali che Jùda recitava cantilenando e mimando con i movimenti delle mani e con lo sguardo dei suoi occhi.
 Era da tutti compreso e le risate erano fragorose quando citava il nome o cognome di qualche paesano conosciuto.
-… Ciènzu 'e Mìnica aggiustàu na scàla
sagghìu cumpàra Oràziu Ħjiumàra,
s’arrumbulàu e si fìcia màla
cà i gradìni èranu 'e ficàra…-
--...Io mi chiàmu Fòca ‘e Jùda
sùgnu tìpu chi non sùda
non sùgnu cuòmu Saràca
ca cuàndu màngia si l’annàca.
Si màngia ‘e ficundiàni na sportèḍa
e ‘nci ‘mbùdanu tùtti li gudèḍa,
po’ dolùri pùa si mènta a gridàra,
de clistèra ‘nci facìmu na coddàra…-
Conosceva persone, usi e costumi dei vicini paesi. Sosteneva che a Filadelfia coloro che abitavano nel centro urbano si consideravano una casta di privilegiati nei confronti di coloro che abitavano nelle campagne, i quali si ‘sdebitavano’ con i loro genuini prodotti come uova, pollame, salumi, frutta ecc. per qualsiasi minimo favore ricevuto, tipo quello di trattenere o consegnare qualche lettera postale. Beneficiava sia il postino, sia la famiglia del momentaneo recapito. Trasecolava parlando dei rapporti tra i grossi proprietari terrieri e i loro coloni, recintando:
-….L’uòru de’ filaderfiàni
sùgnu i muntagnìsi cu i foritàni…-

--…Filaderfia, paìsi de’ casàti
chi Serràu sŭ tùtti chiamàti,
iḍi  fànnu palazzi a gàra
e i cialunàri màncu pagghiàra…-
A Pendìno non mancavano gli oriundi di Polia (mastro Ciccio Sorrenti e Vincenzo Teti) e recitava loro alcuni versi ironici.
.….Sìti de chìḍu paìsi
duv’ànnu li minnitìsi,               (1)
à Puliòlu e Triccrùci                 (2)
sùgnu tuòsti cuòmu nùci
Cu l’àqcua màla de Camàrda    (3)
làvanu ‘u sàla a la sàrda,
si sùcano ‘a rèschia cu la gàrgia
e pùa l’ammùccianu ntà tèrra màrgia,
pecchì pòta sèmpa servìra,
lu jàuru armènu pe' sentìra,
s'ànnu nu tuòzzulu de passamàni
mu si sprùppanu nù dumàni…-  (4)
(1)Abitanti della frazione Menniti.
(2) Poliolo e Trecroci, altre due frazione di Polìa. L’ironia è evidente tra ‘minnitisi’ e 'tuòsti cuòmu nuci’.
(3) Camarda, località di Polìa dove vi è lo stabilimento dell’acqua minerale Certosa. Un tempo, essendo l’acqua molto diuretica e facendo abbassare la pressione arteriosa, era considerata acqua cattiva.
(4) Gli abitanti di Polia erano moto stimati dai francavillesi per la loro maestranza artigianale anche per la loro parsimonia. Erano molte le parentele tra le famiglie dei due paesi.
Di Francavilla si rammentano alcuni versi:
-Dirtuòti, chiazzaruòli e pendinuòti
sìmu chiamàti li francaviḍuòti,
sìmu sèmpa chi n’acchiappàmu
e accussì ‘u paìsi sdarrupàmu…-
Tra le carte sparse trovo un foglio dove vi è scritta parte di una sua recita nella piazza Solari, un soliloquio improvvisato che ben descrive l’ambiente postbellico:
-Nu juòrnu mìa mugghièra
si pàrta e và a finòcchia
e nènta si cocìru,
o làmpu mu li stòcca!.        
Mammà, mi fàcia fàmi!
Tutti li matìni
cu cièntu gràmmi e pàna,    
jìa mu mi lu màngiu
e mi càtta de li màni,
arrièdi de mìa ‘nc’èra nu càna,
si lu mangiàu tùttu lu pàna.
 Mammà, mi fàcia fàmi!*
Cà li vìsceri l’avìmu nìgri
mangiàndu ìervi, finòcchia e pracavìḍi.

  • Dava, nella sua recita, questo lamento che si udiva nelle case in quel periodo per la mancanza di derrate elementari. Un’invocazione alla mamma fatta dal genitore anche per i figli. Era la legge del razionamento. Pracavìḍi in dialetto francavillese vengono così chiamate alcune specie di cicorie selvatiche, molto amare.

Tra i fatti e nefasti di Pendìno voci amiche mi raccontavano come avvenne e finì il miracolo delle campane di Santa Maria delle Grazie. I parrocchiani reclamavano da qualche tempo interventi di manutenzione della loro chiesa, vi erano crepe dappertutto e il tetto era una specie di colabrodo, ‘guttàri’ a più non posso. Si chiedeva l’intervento degli amministratori comunali e dello stesso clero. Fu promesso l’intervento richiesto e si ordinò la chiusura della chiesa perché non agibile. Passarono i mesi e nessun intervento di ristrutturazione fu avviato.
 Il mormorio tra la gente del borgo divenne una corale protesta, volò qualche parola minacciosa contro alcuni personaggi che rappresentavano l’autorità comunale ed ecclesiastica. Una notte si udì suonare le campane della chiesa, sia la grande sia la piccola. Tutti sobbalzarono dal letto pensando che fosse accaduta qualcosa di grave, forse un incendio o un crollo di qualche casa. Vestiti di fretta in furia, chi in mutante, chi mezzo nudo, chi coperto con qualche ‘sciamberga’, si precipitarono fuori dirigendosi verso la chiesa. Tutti in piazza, ognuno chiedeva chi aveva fatto suonare le campane e per quale motivo. Accertato che nessuno sciagurato evento si era verificato nessuno sapeva dare credibili risposte. Tre ben noti cittadini del borgo, da una scalinata sovrastante la piazza, si rivolsero alla folla dicendo che si trattava di un qualcosa di misterioso.
Sostenevano che la porta della chiesa era sbarrata con forti travi e chiusa regolarmente a chiave, la porta della sagrestia, dove era custodita la statua della Madonna delle Grazie assieme ad altre, era anch’essa sbarrata e chiusa a chiave. Affermavano che loro furono i primi ad arrivare e avevano fatto il giro di tutto l’esterno della chiesa e non vi era alcuna scala appoggiata alle mura e le campane continuavano a suonare intronando le loro teste.
 Terminarono col dire che a loro parere si trattata di un miracolo. Era la Madonna a far suonare le campane perchè voleva la chiesa riparata per accogliere i suoi fedeli. Si gridò così al miracolo e per giorni si verificarono preghiere collettive. La chiesa fu riparata in poche settimane.
 Le autorità civili e religiose non credettero al miracolo, qualcuno parlò e i carabinieri scoprirono gli autori del miracolo, erano i tre ben noti cittadini del borgo (uomini perbene amanti di scherzi clamorosi).
 Chissà come si comportò Foca ‘e Juda in quell’occasione, non è da stupirsi se anche lui fosse stato tra i fedeli pro-miracolo. Era molto religioso, anzi un timorato di Dio. Diceva sempre che con i santi non si scherza. Ricordo che in occasione delle campagne elettorali amministrative gli porgevo un fac-simile di scheda elettorale con il simbolo della lista chiedendogli il voto. Prendeva il fac-simile, scrutava il simbolo e mi rispondeva: “Pe’ vvùi, ‘ncùnu”.
 Una volta gli porsi un fac-simile chiedendogli il voto. Scrutò il simbolo di partito, si rivolse verso di me quasi crucciato dicendomi: - Cumpàra Vicenzinu, volìti mu vaju o ‘mpiernu? Mamma mia, su partìtu è scomunicatu e cu ‘u vota vaja o ‘mpièrnu.-  Era rammaricato e nello stesso tempo preoccupato per la salvezza della mia anima, quella volta non mi disse: - Pe’ ‘vvùi ‘ncùnu”.-
 Non ebbi più l’occasione di incontrarlo in campagne elettorali politiche, non gli avrei sicuramente chiesto il voto, ci saremmo soltanto salutati con rispetto reciproco.
Un giorno, presso il bar di Foca Serrao, si avviò una discussione tra amici, (si discuteva anche di queste cose!) di come tradurre in dialetto francavillese la scritta ‘Benvenuti a Francavilla’, chi diceva ‘Bonivenuti a Francavìḍa’, chi ‘Benevenuti a Francavìḍa’, chi sosteneva di cambiare soltanto Francavilla. Si avvicinò Juda, silenzioso seguì la discussione. Notandolo, gli domandai la sua opinione, rispose secco: ‘Benavenùti a Francavḍa’, perché bene in francavillese si dice bèna, anzi ‘bbèna, con due b iniziali’. La discussione terminò.
 Qualcuno a Francavilla, dopo la sua morte, sosteneva i versi, se non tutti i più importanti, della Calabresella fossero di Foca e’Juda, perché da lui recitati prima che la più famosa canzone calabrese fosse conosciuta. Si sosteneva che fosse stato un reggino a copiare i versi di Juda. Ancora vi è qualche vecchio paesano che sostiene questa ‘leggenda’. Non esiste alcun riscontro storico, rappresenta, questo è vero, la grande popolarità dei versi composti dall’umile aedo francavillese.

Foto di Giuseppe Fruci

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Presentazione del libro "Attori non protagonisti"

di Domenico Arone

Piccole storie che hanno fatto la storia
sabato 25 marzo 2017 alle ore 16,30 presso il salone teatro della Scuola Primaria di Capistrano
Queste pagine, scritte col cuore e con una notevole carica emotiva, raccontano in maniera semplice e lineare lo spaccato del ventennio fascista in un piccolo comune della Calabria, dove cultura e migliori condizioni di vita erano esclusivo appannaggio di una sottilissima fascia di intellettuali e di qualche facoltoso signorotto. Il volume, in cui vengono ricostruite e illustrate in maniera ampia e minuziosa le tragiche dinamiche militari dei giovani caduti, si propone essenzialmente di colmare un vuoto nella storia del paese, richiamando alla memoria, anche attraverso le foto dell'epoca, i nomi e i volti dei sedici sfortunati ragazzi che, durante la guerra, oltre a combattere contro il nemico, hanno dovuto fare i conti con il vuoto della solitudine, la tristezza e la paura di morire.

 

 

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PREJANDƠLA


Spesso dietro la fantasia si nasconde ciò che non è fantasia.    Era nata in una casa con un balcone che si affacciava sul corso principale del paese. Il balcone, adornato di vasi con tanti fiori e una giara dov’era raccolta l’acqua per annaffiare, consentiva di vedere passare tutte le persone nella loro vita quotidiana, nelle feste religiose, nei cortei matrimoniali e in quelli ragazza bn.jpgfunerari.    Qualche mese prima che lei nascesse, un grande lutto vi fu in quella casa, era morto il padre dopo tante sofferenze. La povera madre fu assistita dai parenti e portò a termine la gravidanza. Appena nata, l’ostetrica del paese, vedendola quasi sorridere con le piccole labbra e con gli occhi scintillanti come stelle, ebbe a dire:
- Guarda, guarda sta Prejandòla, ti guarda e ti sorride. Guarda, guarda quanto è bella che sembra una reginella. Menomale che in tanto lutto c’è lei che ti sorride, c’è lei che ti consola. Benvenuta, Prejandòla!-
E quel soprannome le rimase anche quando divenne una bella signorina, le rimase non perché fosse vanitosa o desiderosa di farsi notare nel paese, le rimase per i suoi modi garbati, gioviali e quasi gioiosi di comportarsi.
Ogni qualvolta passava sotto il suo balcone qualsiasi corteo, la Prejandòla si affacciava e lanciava tanti petali di fiori dai variopinti colori, li lanciava a tutti quanti, non aveva nemiche o nemici da evitare, per lei erano riti, cortei e persone da rispettare.    Un giorno notò un giovane che la guardava quasi incantato, anche lei lo guardò e sentì il suo cuore palpitare, sbocciava come un fiore la dolcezza dell’amore. Seguirono altri giorni e altre ore a guardarsi furtivamente forse per timore della gente. L’occasione per incontrarsi fu data dal fatto che un giorno, nel lanciare i fiori a un corteo di sposi, le cadde un'orecchino d’oro che andò a finire in un tombino. Il giovane lo raccolse e bussò alla sua porta per consegnarlo.   La Prejandòla aprì e appena lo vide il suo viso si arrossò. Prese l'orecchino e con voce flebile lo ringraziò e quasi vergognosa si volse per rincasare, sentì soltanto le parole del giovane che dicevano:
-‘Perché non esci, perché non ti posso parlare e dichiarare che sono innamorato di te?-          La Prejandòla, con un piccolo sorriso, salutò e chiuse la porta.
Passarono i giorni e le settimane e i due incrociavano sempre di più i loro sguardi, lei stando sul balcone e lui seduto su un gradino di una scala di una casa non abitata. Cominciarono gli sguardi a farsi intensi con i primi segni del loro innocente amore.
Una voce corse per il paese, la Prejandola era ammalata e al balcone più non si affacciava.
Tutti nel paese chiedevano notizie sulla sua salute, le risposte divennero più tristi, la Prejandola peggiorava. Tutta la gente che passava sotto il balcone guardava con la speranza di vedere affacciata la più amata ragazza del paese.   In una notte tutta stellata, sotto il bancone si sentì una serenata, era il giovane innamorato che cantava la sua canzone appassionata:


. ‘…Nta stanòtta cu la lùna             /‘…In questa notte con la luna
siènti siènti sta canzùna               /senti, senti questa canzone
vèna amùri mu ti dùna,                 /viene amore per donarti,
nta su lièttu duòrmi tùna              /in quel letto dormi tu
t’accarìzza la mìa vùci                 /ti accarezza la mia voce
ti risvìgghia dùci dùci,                 /ti risveglia dolce dolce,
tu dei ħiùri sì lu ħiùri                    /tu dei fiori sei il fiore
mu ti càccia lu dolùri.                  /che ti toglie il dolore.
Cu li vàsi chi ti màndu                   /Con i baci che ti mando
mo mi dìci dùva e quàndu             /ora mi dici dove e quando
àtri vàsi mu ti dùgnu,                     /altri baci per donarti, 
io vìnna mu m’addùgnu                /io venni per vedere 
si tu ciàngi e sìni sùla                  /se tu piangi e sei sola
senza nudhu mu ti cunsùla.         /senza nessuno che ti consola.
La chiù bèdha ‘e Francavidha      /La più bella di Francavilla
mu s’affaccia mu si vìda,              /che si affacci per vederla, 
ciàngia, ciàngia chìsta vùci            /piange, piange questa voce
ca non vìju nudha lùci.’                 / perché non vedo nessuna luce’


La povera Prejandòla, sentendo la canzone del suo innamorato,
volle essere accompagnata dalla madre al balcone e rivolgendosi
a lui flebilmente riuscì a dire queste parole:

‘….Vièni, sàgghia ca t’aspièttu ‘…./Vieni, sali che ti aspetto
ca li ħiùri chiù non jièttu…’ / perché i fiori più non getto…’
Il giovane vedendola e sentendo queste parole subito corse 
da lei e appena la raggiunse:
…Nu ħiùri jàncu ìdha parìa '. /Un fiore bianco lei sembrava
cu l’uòcchi pàrìa ca ridìa, /con gli occhi sembrava ridere,
jìa mu dìcia na palòra / stava per dire una parola
nta li vràzza jìu mu mòra… / nelle braccia andò a morire…


Appresa la notizia della morte, tutto il paese fu in fermento, ognuno piangendo volle vedere la Prejandòla giacente morta sul suo letto, coperta da un bianco velo, sembrava che dormisse, che fosse ancora viva e bella come sempre. Il funerale fu grandioso, tutto il paese partecipò.


….Portàvanu lu tumbùtu, /…portavano la bara,
nta lu paìsi tùttu mùtu, /nel paese tutto muto,
li bièdhi giùvani zìti /i bei giovani fidanzati
cu nìgri e jànchi li vestìti, /con neri e bianchi i vestiti,
dùi filèra ‘e verginièdhi /due fila di verginelle
cu vèlu jàncu cuòmu ‘a pièdhi, / con il velo bianco come la pelle,
li damàschi culuràti / i damaschi colorati
si vidìanu tutti mpràti /si vedevano tutti stesi
nte barcùni e barcunàti / nei balconi e balconate
de lu paìsi nta li stràti, /del paese nelle strade,
li ħiùri d’ògni culùri i /fiori d’ogni colore
si jettàva cu l’amùri, /si gettavano con amore
cu l’amùri prima ‘o vòla /con l’amore prima di volare
cuòmu volìa la Prejandòla. / come voleva la Prejandòla.


Quando qualcuno del paese passava sotto il suo balcone si soffermava come dinanzi a un tabernacolo, guardava e mandava
un saluto con il pensiero o con il gesto della mano come se ci fosse ancora affacciata quella cara creatura.     Un giorno si vide su quel balcone deserto e chiuso un fiore splendente nei suoi colori, si gridò al miracolo, la Prejandòla era ritornata sotto le sembianze del suo fiore preferito, un bocca di leone. Ogni anno ancora quel fiore sboccia su quel balcone ormai in rovina, ma i cittadini di oggi hanno dimenticato questa storia.


...Nto barcuni nc’è na giàrra /-Nel balcone c’è una giara
tutta rùtta e nùdhu pàrra…- / tutta rotta e nessuno parla…-
ra bib.jpg
Prejandòla, io ti ricordo e al tuo funerale vi fu la più bella, triste infiorata che si ebbe a Francavilla. Ti mando un fiore come quello che sboccia sul tuo balcone, ti mando un bel bocca di leone……………………
Vincenzo Ruperto

Festa  di San Foca 

5 marzo 2017

   La festa liturgica del 5 marzo in onore di San Foca Martire,  il Parroco don Giovanni Tozzo,   ha  celebrato la solenne funzione in onore del Santo Patrono di Francavilla Angitola. Alla  celebrazione della Messa solenne delle 10,30, grazie anche  alla bella giornata hanno partecipato molti fedeli e devoti, alcuni dei quali  venuti anche dai paesi vicini. In forma ufficiale erano presenti il Sindaco, avv. Antonella Bartucca, e l’intera Giunta.
Dopo  la Santa Messa  per le vie del paese si è svolta la processione affollata da numerosi fedeli. A conclusione della processione sul  sagrato della chiesa la banda musicale ha  intonato  la litania; infine si è proceduto al bacio della reliquia del Santo.

FOTO DI GIUSEPPE PUNGITORE - WWW.FRANCAVILLAANGITOLA.COM

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La Leggenda di Santu Foca Protettore di Francavilla


Il 15 novembre 1893 la rivista di letteratura popolare “ La Calabria ’’ edita a Monteleone a cura del prof. L. Bruzzano pubblicò in prima pagina l’articolo di G.Brinati “Canti sacri e leggende religiose :la leggenda di Santu Foca protettore di Francavilla Angitola’’. Di seguito riportiamo parte di esso nel formato originale.
       Ho sott’occhio quattro redazioni della leggenda poetica di Santu Foca una di Spilinga una di Monteleone , una di S. Vito ed una di S. Caterina ionica. Di queste quattro pubblico la prima e l’ultima citando però nelle note le varianti, di una certa importanza, delle redazioni di San Vito e di Monteleone. Ma prima di tutto dirò due parole del Santo ; solamente quel che è necessario a ben comprendere la leggenda. Santu Foca è protettore di Francavilla Angitola, paesetto di pochi abitanti nel circondario di Nicastro. E prutitturi jeni a Francavilla. Così termina la redazione spilingota della leggenda e la monteleonese: A Francavilla è ‘u santu protitturi Come moltissimi altri santi protettori della Calabria, S. Foca è orientale. Nacque, dicesi ad Antiochia in Siria, nel primo secolo dell’era volgare e patì il martirio nella città dove ebbe i natali , sotto l’imperatore Traiano nell’anno 107. Di professione fu prima soldato ma poi, deposte le armi si mise a fare il giardiniere . Fu a quanto pare di una generosità straordinaria. La sua casa era l’ospizio di quanti ci capitavano. Accusato di professare il cristianesimo , furono mandati in casa sua degli sgherri, perché lo ammazzassero. Il modo come egli li tratta e quel che avviene di lui si vedrà dal canto. La festa di S. Foca  ricorre il 5 di marzo ma si celebra a Francavilla la seconda domenica di agosto. Il venerdi prima della festa tutto il paese si converte in villa (giardino pubblico) forse in memoria della professione esercitata dal Santo. Le strade principali sono fiancheggiate da alberi fittizi; tronchi di albero portati giù dai vicini boschi e piantati li per l’occasione. Accorrono dai vicini paesi caffettieri per fare i geli (gelati)e fruttivendoli in gran numero. La domenica c’è la processione con la musica S. Foca è rappresentato da un mezzo busto in legno, alla mano sinistra ha ravvolto un serpe d’argento che con la lingua gli lecca il mento, nella destra ha una palma. Abbiamo detto in principio che S. Foca fu anche soldato. Di fatto quando i Saraceni erano in cammino per andare a Francavilla, il protettore del paese si presentò loro vestito da guerriero. I Saraceni Gli domandarono della strada ed Egli li condusse per una via tortuosa attraverso un bosco, dove, gira e rigira finalmente si spersero. Il rispetto che, secondo la tradizione gli portarono i serpenti della caverna dove Egli fu gettato, lo ha naturalmente costituito protettore contro si fatta specie di animali massime se velenosi. A conferma di che, mi piace di riferire non le parole di S. Gregorio Torinese, che a quanto pare, attestò, pel primo il prodigio; ma quelle recenti del citato autore del Cenno biografico:’’ l’esperienza (dice il professore Onofrio Simonetti) ci assicura tuttavia che quanti sono morsi dalla vipera ed hanno la ventura di toccare la soglia della chiesa ove di Lui havvi Statua o Reliquia sono immediatamente tornati a  ridente sanità’’Peccato che Santu Foca sia così poco conosciuto!

   FOCA ACCETTA

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 Il volume di Domenico Garrì
Carnalavari, lu Jerramu Ramingu Giubbilanti

Carnalavari - Lu Jerramu Ramingu Giubbilanti, è il titolo del libro di Domenico Garrì (detto Micucciu) di San Costantino di Briatico. Un volume di grande formato, ben centocinquanta pagine che attraverso un linguaggio carico di riferimenti simbolici e l'uso esclusivo del dialetto della zona ripercorre una storia, o meglio una serie di storie e situazioni inaspettate, con la presenza di numerosi personaggi, per raccontare la figura di un Carnalavari davvero inedito e personale. Nel libro di Garrì si incontra una terminologia non sempre di facile comprensione, che viene utilizzata per recuperare una memoria storica oramai quasi perduta; termini desueti e rari, nomi dimenticati, parole non più pronunciate da tempo. Sotto questo aspetto il volume di Domenico Garrì acquisisce la grande capacità  di valorizzazione della comprensione e dell'uso della lingua dei nonni, del dialetto, di uno dei mille dialetti calabresi. Lo stesso Domenico Garrì, in prefazione, scrive un "messaggio ai lettori", indirizza, indica, suggerisce, accompagna. L'autore identifica "le donne e gli uomini calabresi, quelli non acculturati" nei veri e più autentici custodi del nostro retaggio di tradizioni, coloro che hanno continuato a percepire la cultura dominante come estranea ai loro valori di riferimento, e questa "cultura" la subiscono come oltraggio alla loro identità etnica, pagandone le conseguenze in termini di ulteriore emarginazione". La prima lettura del testo è davvero impegnativa (sono ben 1577 le sestine), ma dopo un po' lo stesso testo si presta a facili estrapolazioni che portano a situazioni narrative di scelta, autonome e ben definite. L'autore, nell'ambientazione della lunga storia di Carnalavari, non parla di un luogo reale e ben definito, anche se poi, a leggere tra le righe, si sente la forte influenza ambientale dei posti a lui cari e di tutto il territorio circostante, da San Giovanni a Potenzoni, da San Costantino di Briatico a Zambrone, da Briatico Vecchia e Zungri. Situazioni inedite e davvero particolari, con tanti personaggi, con i luoghi di vita e di lavoro di nobili e di diseredati e dal nulla affiorano prorompenti i versi, creando riferimenti continui con la realtà del passato. Micucciu Garrì  percepisce, nella vita vissuta di ognuno, l'appartenenza, l'identità, l'anima forte e collettiva di un popolo che palpita e pulsa, che continua a vivere nei modi di dire, nei proverbi, nei lemmi, negli idiomi, in tutte quelle espressioni che la cultura popolare offre, vere tracce recuperate e salvate dall'oblio prodotto dal tempo che passa. Micucciu Garrì, figlio e figlio d'arte di Grazioso Garrì, autore negli anni Trenta di un famoso poema carnascialesco su Carnalavari ed i suoi eccessi mangerecci, fa rivivere in questo libro il personaggio Carnalavari, lo presenta da cantastorie con rime e con rilievi. Una storia inedita, vera e curiosa di "Iju", proprio lui,  il Carnevale, raccontata in modo totalmente diverso da come questa storia la si è sentita raccontare nel passato, sebbene gli eccessi, le trasgressioni, la sregolatezza alimentare e le parole spropositate continuano ad essere la base per dare, o meglio ridare, al Carnevale, il potere, la forza ed il ruolo di contestatore sociale nella comunità, di ribaltatore dei ruoli, con una dialettica libera e senza freni inibitori, in un contesto temporale limitato, ben chiuso e ben definito. Per dare, o ridare, al tempo del Carnevale, una continuità di valori tradizionali straordinari ma da far rientrare nei margini con il ritorno alla quotidianità e alla normalità di sempre, nella vita e nello spazio-paese, all'interno della comunità e con i paesani. Da sottolineare, infine, che dal  2007 a San Costantino di Briatico sono state recuperate, in modo purtroppo non continuo, alcune antiche forme di teatro spontaneo di strada, la farsa funebre con il  fantoccio del Carnalavari di paglia e stoffa, stracarico di vino rosso e di salcicce, un finto funerale che viene celebrato in forma rituale dalle classi popolari, tra fumi di peperoncino inserito nell'incensiere liturgico, urla straziate di prèfiche, le ciangiuline, da uomini travestiti da donna, da un falso dottore (impersonato in questo caso da Agostino Vallone che nella realtà è un vero medico), da un falso prete, da falsi militari. Tutti personaggi falsi e disinibiti, almeno - come vuole la tradizione - per i giorni speciali del Carnalavari.
Franco Vallone

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PER LA MORTE Dl MARIO TORCHIA

Attoniti e affranti per il tristissimo evento che ha sconvolto non solo  la comunità  di Francavilla Angitola,  ma tante persone di Filadelfia, del Vibonese e del Lametino, noi, incapaci di esprimere adeguatamente il nostro dolore, vogliamo pubblicare a beneficio delle migliaia di persone che non sono riuscite ad entrare nella chiesa di San Foca durante il funerale  e soprattutto dei tanti francavillesi emigrati, che ci seguono sul nostro sito, le nobili, ispirate e toccanti parole pronunciate dal Parroco don Giovanni Tozzo durante le dolentissime esequie  del  caro  Mario, nonché  l’affettuoso messaggio inviatoci  dall’Arciprete Don Pasquale Sergi.

OMELIA DI DON GIOVANNI TOZZO
"Non abbiamo molte parole da dire. E non riusciamo neppure a trovare risposte adeguate al perché accadono certe cose. Il primo a non saper rispondere sono io. Qui la presunta grandezza dell’uomo naufraga miseramente, perché non sa dare risposte plausibili al mistero stesso della sua esistenza. Nel caso di Mario qualcuno parla di “destino crudele” perché, dopo aver lottato per tre lunghi anni, insieme a tutta la sua famiglia stretta intorno a lui, contro la leucemia e dopo averla sconfitta, muore così in maniera inaspettata e crudelmente tragica. Non abbiamo risposte appropriate a questa situazione. Ci resta solo un cumulo di dolore insopportabile che ci schiaccia e ci lascia muti, sbigottiti e pieni di paura. La comunità tutta ne esce sbigottita e frastornata.
Mario era una persona che caratterizzava Francavilla. Il suo lavoro, la sua famiglia, il suo impegno nella vita politica, la sua passione per l’impegno nel sociale, il tutto protratto per molti anni. Le sue consuete passeggiate con gli amici lungo il corso di Francavilla, dove era facile incontrarsi e scambiare qualche battuta amichevole. Ci mancherà sicuramente.
E poi il figlio Giuseppe, al quale mando il mio abbraccio, coinvolto personalmente in questa triste vicenda, dalla quale provvidenzialmente ne esce salvo sebbene ferito, e anche al suo feritore Foca. Nessuno in questo contesto eucaristico può essere escluso o emarginato. Sarebbe cristianamente un altro delitto!
Ma ci sono anche i drammi di altre vite che restano coinvolte in questa vicenda e che non possiamo tralasciare, due famiglie si trovano nel dramma e nel dolore e io le abbraccio tutte insieme. Tutto è diventato improvvisamente tragico e ineluttabile. Impossibile tornare indietro. Tutti ne siamo coinvolti e feriti.
Si cerca ancora il perché, il come, i tempi e la ricostruzione di luoghi e di fatti, i ruoli che hanno avuto le diverse persone. Ma tutto ci lascia ancora una volta l’amaro in bocca. Continuiamo a non capire.
Vorrei potervi trasmettere il tumulto di sentimenti che avvolgono ed appesantiscono il mio animo di pastore, ma è difficile se non impossibile. Sono comunque personalmente e profondamente convinto che l’unica chiave di lettura e di comprensione per quanto possibile di questa tragica vicenda, resta il velo della pietà, da parte di tutti noi.
La pietà è quella virtù che ci permette di trattare tutto con delicatezza, con rispetto, cercando di comprendere e di abbracciare nel silenzio ogni cosa e che prima di giudicare (quanto sono falsi e sbagliati i nostri giudizi...) ci porta ad amare, ad accarezzare, ad accogliere con il cuore il dolore e le lacrime di quanti sono protagonisti forse anche involontari, di questa triste vicenda. La pietà ci porta a superare e a portare in pienezza quella nuova legge che Gesù ci indicava domenica scorsa: la perfezione del Padre, il superamento della legge del taglione, quella dell’ “occhio per occhio e dente per dente”, per una nuova giustizia che è quella di Dio, il quale “fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi, manda la pioggia sui giusti e sugli ingiusti”. E se, ci ricordava Gesù, “la vostra giustizia (cioè quella del taglione...) non supererà quella di scribi e farisei, non entrerete nel regno dei cieli”.
Nell’episodio che ci racconta san Giovanni, la resurrezione dell’amico di Gesù, Lazzaro, per il quale lui stesso ne piange addolorato la morte, pur sapendo ciò che si preparava a compiere e indicandoci come lui comprende e condivide il nostro dolore, Gesù ci invita a non lasciarci prendere e vincere dallo sconforto e dalla paura, ma di credere pienamente in lui, di abbandonarci in lui, di fidarci di lui. Solo così, anche attraverso le vicende spesso incomprensibili della nostra vita, avremo la certezza di “vedere la gloria di Dio”, il suo vero Volto di Padre amorevolissimo, premio alle nostre fatiche, paure e drammi terreni.
Lazzaro esce fuori dalla tomba, liberato dalle bende e dai lacci della morte che ormai da quattro giorni lo tenevano prigioniero, anticipando e presagendo così la vicenda di Gesù, la sua passione morte e risurrezione. A me sembra che questo fatto miracoloso, sotto la voce potente di Gesù che comanda anche la morte, ci indica anche un’altra risurrezione non meno importante. E’ l’uscita dalla morte della nostra anima di uomini, o se vogliamo della nostra stessa umanità. Spesso il modernismo ci fa toccare con mano come forse stiamo perdendo in parte la capacità di essere uomini veri. Un mondo sempre più tecnologizzato, freddo e senz’anima, ci rimanda il volto di un uomo impoverito, sempre più solo e spesso incapace di creare rapporti umani veri e duraturi.
E’ cronaca di pochi giorni fa la notizia che in Germania sarebbe stata vietata
-giustamente- la vendita e la messa in commercio di una bambolina di produzione americana, che sarebbe in grado di interagire con i bambini. Ciò significa che con il tempo i nostri figli, sempre più chiusi nella solitudine della propria camera e rinunciando ai compagni di giochi, potrebbero trovare in questo robottino il compagno ideale per il loro divertimento. Del resto sappiamo come la robotica ormai è una realtà, come pure si parla di intelligenza artificiale, i telefonini ormai ci consentono e fanno si che i nostri rapporti si svolgano via web e non più a “contatto di mano” impedendoci così di poterne sentire il calore e per godere del sorriso di chi ci sta di fronte, ma a distanza, nell’assenza di una presenza reale.
E’ un mondo che mi spaventa, perché si rivela sempre più nella sua fredda, asettica e spersonalizzante realtà virtuale o robotizzata, sempre più priva di rapporti e sentimenti umani veri. L’uomo ne uscirà sempre più solo, stanco e depresso, infelice annoiato e disgustato della sua stessa esistenza, privo della gioia e dell’entusiasmo di vivere. Incapace o impossibilitato cii sentirsi amato, accolto, capito e perdonato.
Il forte impegno di Mario nel sociale, ci lascia un messaggio chiaro e ci indica come è possibile trovare il gusto e la gioia di vivere per gli altri attraverso rapporti umani reali e più autentici, dove l’altro, chiunque esso sia, è mio fratello secondo quel progetto che Gesù ci ha affidato, per una nuova umanità e di cui lui stesso è il vero prototipo, come colui che non toglie la vita ma che la dà in abbondanza.
Il riferimento e il legame a Gesù è dunque essenziale e dubito che fuori di lui siamo in grado di rinnovarci e di uscire fuori da quella tomba che ci inquieta e ci impaurisce. Solo lui può comandare potentemente a ciascuno di noi “Lazzaro, vieni fuori!”. Ma se noi l’ascoltiamo la morte non ci toccherà più, le bende e i lacci mortali si scioglieranno per incanto e cadranno ai nostri piedi, rivelando l’umanità nuova che può dare inizio alla nuova civiltà dell’amore, per una legge nuova, per una giustizia nuova: la giustizia e la santità di Dio. Dio è con noi. Dobbiamo provarci. Dobbiamo ritrovare il coraggio di amare senza nulla chiedere o pretendere, ma solo tornare a riassaporare la legge evangelica secondo la quale “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”. Gesù starà sempre con noi crocifisso, per indicarci fino a qual punto il nostro amore deve arrivare: il dono totale di sé. Solo nella Croce c’è salvezza e speranza, fuori di essa tutto è irrimediabilmente perduto. Non esistono altre strade!
Consapevoli che lui non ci lascia nella solitudine del nostro dolore sordo e incomprensibile, alziamo umili i nostri occhi verso di Lui per implorare clemenza, pace, misericordia e perdono per tutti noi e per le vittime di questa vicenda incomprensibile. Ricordo una frase di Papa Francesco che diceva: “Gli occhiali più appropriati per vedere Dio, sono le nostre lacrime”. Così sia! "


  Don Pasquale Sergi  -  Chi,come me, li ha visti crescere, di certo li ha riconosciuti con nostalgia ed affetto. Entrambi hanno bisogno di sostegno e comprensione. Anche se relativamente lontano, col pensiero e con il cuore sono particolarmente vicino alle care Famiglie Torchia e Carchedi per la tragedia che li ha colpiti profondamente. E' un'immagine prova! Prego il Signore e la Madonna che vi diano il necessario aiuto per continuare ad andare avanti nel miglior modo possibile. Affettuosamente, don Pasquale.

 

LA  XXV GIORNATA  DEL  MALATO  CELEBRATA  A  PIZZO

   Nei giorni vicini all’11 febbraio, data della prima apparizione della Madonna a Bernadette Soubirous (11-2-1858 a Lourdes), le diocesi italiane celebrano la “Giornata del malato”.  Nel 2017, in occasione della 25ª edizione, la diocesi di Mileto ha programmato di celebrare la “Giornata del malato” in quattro distinte sedi: giovedì 9 febbraio presso il reparto di Riabilitazione psichiatrica dell’Ospedaletto di Pizzo; venerdì 10 febbraio all’Ospedale di Soriano Calabro; sabato 11 febbraio, festa di Nostra Signora di Lourdes, la Santa Messa è stata officiata a Vibo Valentia da S.E. Monsignor Luigi RENZO, Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea; il 13 febbraio la Messa viene celebrata all’ospedale di Tropea.
Qui di seguito un breve resoconto, accompagnato da alcune fotografie scattate da amici della cooperativa “La voce del silenzio”, della “Giornata del malato” celebrata a Pizzo la mattina del 9-2-2017 in un salone dell’Ospedaletto. Come accaduto negli anni passati, anche per il 2017 chi ha provveduto a promuovere tale manifestazione all’Ospedaletto di Pizzo è stato il dottor Francesco La TORRE, il quale, pur essendo pensionato dalla funzione di Direttore sanitario del Reparto di Riabilitazione psichiatrica, continua in maniera volontaria e gratuita a prestare la sua preziosa assistenza sanitaria a chi passa per la struttura sanitaria di Pizzo ed in particolare alle donne e uomini della Cooperativa   “La voce del silenzio”.  La Santa Messa, iniziata alle ore 11, è stata presieduta da Don Rocco SUPPA, parroco a Dinami e a Limpidi di Acquaro, coadiuvato da Padre Gaetano, spesso presente alle Giornate del malato, in quanto religioso del locale convento dei Minimi. Invece per Don Suppa si è trattato della prima volta; il dott. La Torre ha conosciuto ed è diventato amico di Rocco Suppa, prima ancora che costui diventasse prete. In effetti il dottor Rocco Suppa, laureato in Farmacia, per diversi anni è stato farmacista a Spilinga, e lì ha conosciuto e frequentato il dottor La Torre, nativo del luogo.  Dopodiché il dottor Suppa ha lasciato Spilinga e la professione di farmacista per dedicarsi al ministero di Sacerdote. In Italia l’11 febbraio, in concomitanza con la “Giornata del malato” si svolge anche il cosiddetto “Banco farmaceutico”, cioè la raccolta di medicinali e offerte a favore di ammalati in difficoltà economiche. Pertanto opportunamente il dottor La Torre, a celebrare la Santa Messa di Pizzo ha invitato Don Rocco Suppa, ritenendolo assai  adatto a presiedere la funzione essendo particolarmente sensibile alle tematiche delle suddette manifestazioni, sia per la sua pregressa professione di farmacista, sia per il suo attuale impegno pastorale di parroco-curato nel territorio di due Comuni della provincia di Vibo Valentia. Ad adornare l’altare ed allestire il salone dell’Ospedaletto hanno provveduto, come di consueto, Suor Felicita e consorelle, insieme a volenterose assistenti della Cooperativa “La voce del silenzio” e ad alcune solerti signore delle parrocchie pizzitane.
La funzione eucaristica, presieduta da Don Rocco, coadiuvato da Padre Gaetano, è stata mirabilmente accompagnata dai canti e dalle musiche della Corale della “Voce del silenzio”, guidata dal Maestro Lino Vallone e dalla Signora Tiziana Ceravolo.  Nell’omelia Don Suppa ha rievocato in particolare la figura di Santa Bernadette, l’umile giovinetta di Lourdes a cui la Madonna apparve per la prima volta l’11 febbraio 1858, sottolineando come la sua breve esistenza fosse stata segnata da stenti e privazioni, e soprattutto da gravi e dolorose malattie. Considerando le atroci sofferenze patite da Bernadette, soprattutto nella seconda parte della vita, quella trascorsa a Nevers, dove era stata inviata per diventare suora, il Santo Papa Giovanni Paolo II stabilì come “Giornata del malato” la data dell’11 febbraio, quella della prima apparizione della Madonna alla povera pastorella di Lourdes.
   Al termine della Messa, Don Rocco Suppa ha rivolto parole di grande elogio al dottor   La Torre, agli operatori del Reparto di Riabilitazione psichiatrica, all’èquipe e agli assistiti della Cooperativa “La voce del silenzio”. Quindi, ammirato e commosso dai canti e dalle musiche della omonima Corale, che hanno suggestivamente accompagnato i vari momenti della Messa solenne, ha invitato tutti i componenti della Corale “La voce del silenzio” ad andare nel mese di maggio a cantare e suonare nel Santuario della Madonna della Catena a Dinami, di cui lo stesso Don Suppa è alacre Rettore, impegnandosi a mandare  un pulmann  per trasportare gratuitamente e comodamente i componenti della Corale da Pizzo al Santuario mariano della Catena, andata e ritorno. Infine il dottor La Torre, compiaciuto e commosso della felice riuscita della manifestazione, ha ringraziato anzi tutto i due Sacerdoti che hanno concelebrato la santa Messa, Don Rocco e Padre Gaetano, poi le Suore, le assistenti  della Cooperativa e le altre signore napitine che hanno concretamente collaborato allo svolgimento della manifestazione; in modo speciale ha ringraziato la Corale della “Voce del silenzio” ed ha salutato tutti coloro che hanno voluto e potuto partecipare alla “Giornata del malato” di Pizzo.  

   Riportiamo in appendice la preghiera composta dall’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della CEI – Conferenza Episcopale Italiana:

PREGHIERA PER LA XXV GIORNATA MONDIALE DEL MALATO 2017
Stupore per quanto Dio compie:
«Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente …»  (Lc 1,49)
(Ispirata a Evangelii Gaudium 286,288)

Vergine e Madre Maria
che hai trasformato una grotta per animali
nella casa di Gesù
con alcune fasce e una montagna di tenerezza,
a noi, che fiduciosi invochiamo il Tuo nome,
volgi il tuo sguardo benigno.

Piccola serva del Padre
che esulti di gioia nella lode,
amica sempre attenta perché nella nostra vita
non venga a mancare il vino della festa,
donaci lo stupore
per le grandi cose compiute dall’Onnipotente.

Madre di tutti che comprendi le nostre pene,
segno di speranza per quanti soffrono,
con il tuo materno affetto
apri il nostro cuore alla fede;
intercedi per noi la forza di Dio
e accompagnaci nel cammino della vita.

Nostra Signora della premura
partita senza indugio dal tuo villaggio
per aiutare gli altri con giustizia e tenerezza,
apri il nostro cuore alla misericordia
e benedici le mano di quanti toccano
 le carni sofferenti di Cristo.

Vergine Immacolata
che a Lourdes hai dato un segno della tua presenza,
come una vera madre cammina con noi,
combatti con noi,
e dona a tutti gli ammalati che fiduciosi ricorrono a te
di sentire la vicinanza dell’amore di Dio.  Amen.

 

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  MONS. RAMONDINO RECENSISCE IL LIBRO

"IL POPOLO DI DIO IN CAMMINO"


  Monsignor Filippo Ramondino, Cancelliere vescovile della diocesi di
Mileto-Nicotera-Tropea e Direttore dell'Archivio storico della
medesima diocesi, nel prossimo numero del Bollettino diocesano si
premurerà di presentare ai lettori del suddetto organo ufficiale della
Curia miletese il libro "Il popolo di Dio in cammino. Francavilla
Angitola e il suo Clero negli ultimi cento anni (1916-2016)".
  I curatori del libro, Vincenzo Davoli, Giuseppe Pungitore, Foca
Accetta e Mons. Vincenzo Fiumara (grande promotore dell'iniziativa),
particolarmente compiaciuti del vivo interesse che la loro opera ha
suscitato in un autorevole, colto ed esperto prelato qual è Mons.
Ramondino, hanno pensato di pubblicare in anteprima online sul sito internet
"www.francavillaangitola.com" la pregevole e puntuale recensione
redatta da Mons. Filippo Ramondino , affinchè gli amici che abitano
lontano dalla Calabria e che non riescono a reperire il suddetto
Bollettino diocesano, possano conoscere, consultando facilmente il
nostro sito, quale sia stata l'opinione sul libro "Il popolo di Dio in
cammino", espressa da Mons. Ramondino, il più profondo conoscitore e
massimo esperto, nella diocesi di Mileto, in materia di biografie di
Parroci e religiosi.
                   

V.DAVOLI, G. PUNGITORE, F.ACCETTA, V.FIUMARA,  ( a cura di) Il popolo di Dio in cammino. Francavilla Angitola e il suo Clero negli ultimi cento anni (1916-2016),   Paprint- Libriitalia net edizioni, Vibo Valentia 2016, pp. 204, E. 15,00

Apprezzabile l’iniziativa dei curatori di questa pubblicazione che focalizza la ricerca, la memoria, lo studio sul clero che ha operato e che ha avuto origini nel paese di Francavilla Angitola, diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, provincia di Vibo Valentia. Il suggestivo testo, corredato da una ricca documentazione fotografica,  si presenta come un  grato ricordo di famiglia, un album di memorie collettive, dove i preti si configurano come veri padri e guide della comunità.  Dopo le opportune notizie storiche sulla comunità e le sue tre chiese ( San Foca, Madonna delle Grazie, SS. Rosario), il lavoro,  relativo esclusivamente agli ultimi cento anni, arrivando dunque ai nostri giorni,  si divide in due parti che raccolgono le notizie biografiche dei sacerdoti parroci: Servelli, Caria, Foti, Natali, Facciolo, Condello, Sergi, Barletta Tozzo; e dei sacerdoti e religiosi oriundi del paese: Torchia, Condello, Rondinelli, Triminì, Fiumara. Soprattutto delle figure più antiche sono rievocati, accanto alla documentazione ufficiale, ricordi tramandati oralmente, epistolari, scritti vari, che arricchiscono di nuove conoscenze le figure sacerdotali, amabilmente custodite nel cuore di un popolo in cammino, del quale essi sono stati sapienti e anche lungimiranti pastori, vivendo le gioie e le fatiche del ministero, con i limiti della loro umanità, servendo nel nome di Cristo e della Chiesa la comunità loro affidata, nel mistero della fede.

   Certo, forse, non  è possibile storiografare esaurientemente una esperienza di fede, quale è quella di “un popolo in cammino”,  la Chiesa, di cui i sacerdoti sono ministri, anch’essi in cammino verso il Regno, con le loro spesso variegate, e a volte complesse, prospettive di servizio, a seconda della visione del mondo che hanno maturato. Ogni domanda e ogni risposta, oltre il documento e l’interpretazione storica,   ci riportano al sacramento fontale del sacerdozio che è Cristo, stimolandoci oggi a fare una comparazione di vita, e non solo di carte, con l’esperienza e la testimonianza genuina e originale dei primi ministri del Vangelo, e con i luminosi esempi di santità sacerdotale nella storia più recente della diocesi e della Calabria.

Questo libro offre, in questa prospettiva, un saggio contributo, per la genuinità e scrupolosità con cui è redatto, per far avanzare quel necessario metodo di storica autocomprensione, che non sia solo ricognizione di notizie aride o suggestive, ma anche bilancio per una progettualità  più reale, legata all’urgenza di una continuità storica, sulla base del fatto teologico di una insopprimibile Traditio.
 
Filippo Ramondino - Gennaio 2017

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Intervista a Lucia Grillo

(attrice,regista e giornalista)

Il dott. Vito Caruso  ci ha  inviato un  articolo di Luigi Caputo (Note Verticali. Rivista di cinema, musica e letteratura) corredato da bellissime  fotografie della nostra francavillese Lucia Grillo. Lo ringraziamo cordialmente e volentieri pubblichiamo  il materiale  inviatoci,  perché possa essere apprezzato dagli appassionati lettori del nostro sito.


Mi sembra importante pubblicare questa recente intervista a Lucia Grillo (attrice,regista e giornalista) figlia di genitori francavillesi che è nata, cresciuta e vissuta a New York. Leggere del suo attaccamento alla Calabria, in generale, ed a Francavilla, in particolare,, dovrebbe essere motivo di soddisfazione per quanti credono che sia importante riuscire a mantenere un legame con la propria terra di origine e con la cultura che essa esprime. L'impegno cinematografico e giornalistico di Lucia per una sua lettura della realta calabrese, ma anche per la condizione di vita degli emigranti calabresi a New York, dovrebbe essere materia di attenta analisi e considerazione, che in verità, in parte, vi è già stata. L'intervista è lunga, ma merita di essere letta fino in fondo, perchè non vi è nulla di superfluo, anzi, ogni sua risposta all'intervistatore, merita attenzione perchè induce il lettore a riflettere su elementi valutativi della realtà calabrese, visti da una persona che vive lontano, ma che ha notevoli capacità di osservazione su tale realtà.
Intervista a
Lucia Grillo: ecco perchè faccio cinema in Calabria
di Luigi Caputo (Note Verticali. Rivista di cinema, musica e letteratura)
Abbiamo intervistato la regista, attrice e produttrice statunitense di origine calabrese, molto legata alla terra dei propri genitori, e desiderosa di raccontarla. “I calabresi non dovrebbero rassegnarsi alla realtà”, dice.
Rivendicare le proprie origini è privilegio di pochi, e non sa di provincialismo. Non significa accettare tutto ‘tout court’, e, specie se si vive lontani dalla propria terra,aiuta a giudicarla dalla giusta distanza, e a descriverla con gli occhi di un osservatore privilegiato, che sa di non poter essere facilmente condizionabile.
Lucia Grillo è una attrice, regista, produttrice e modella statunitense. Il cognome non tradisce le origini calabresi, di cui va fiera, e che porta nel suo lavoro, in teatro, televisione, cinema e pubblicità. Laureata alla New York University, è fondatrice di Calabrisella Films, casa di produzione con la quale realizza tra l’altro “Testardi: calabresi a New York“, documentario in cui dà voce a diversi personaggi illustri della cultura e della politica, di origine calabrese, che vivono negli States
Abbiamo avuto modo di conoscere Lucia Grillo a Cosenza, nel corso della presentazione del suo documentario. L’abbiamo ricontattata a New York, mentre sta sviluppando il suo primo lungometraggio d’autore, “Na calma tigrata”, ambientato tra Calabria, Roma e New York.
Lucia, da dove deriva la scelta di fare un film sui calabresi a New York?
Dall’essere ‘calabranewyorkese’. Nonostante sia nata e cresciuta a New York, vengo in Calabria da quando avevo sei anni e la mia prima lingua, insieme all’inglese, è stata il dialetto dei miei, che erano nati in Calabria. Un giorno mi ero accorta che più diventavo “Americana”, più perdevo questo senso d’identità ed il legame con le mie radici, ovvero tutto quello che avevano vissuto i miei. Allora, per conservare un po’ la storia degli emigrati e la loro lingua, ho cominciato a scrivere, produrre, dirigere, ed interpretare film “made in Calabria” con due cortometraggi molto apprezzati – “A pena do pana” (vincitore RIFF, trasmesso su La 7) e “Ad Ipponion” (Selezione Ufficiale Cannes Court Métrage). Tornando negli USA sono stata assunta come produttrice e conduttrice di “Italics”, l’unico programma TV dedicato da quasi 30 anni alla’esperienza italoamericana che va in onda sulla CUNY TV, prodotto dal Calandra Institute, l’istituto di ricerca sulla storia italoamericana. Insieme al Calandra, con Calabrisella Films ho prodotto il mio primo documentario, “Terra sogna terra”, sul legame degli emigrati italiani (con particolare attenzione ai calabresi, in particolare mio padre, mio nonno e alcuni miei zii) sia con la terra intesa come ‘suolo, terreno’ sia con la Terra intesa come il nostro pianeta. Nel 2012, Laura Caparrotti, che stava organizzando “Calabria Day USA”, mi ha proposto di fare un documentario da proiettare nella giornata e da diffondere in live streaming in Calabria. Così, con la mia Calabrisella Films con l’istituto Calandra come “sponsor” per la seconda volta, ho deciso di fare “Testardi: calabresi a New York”.
Cosa percepisce della Calabria vivendo così lontano?
Tutto e niente! Forse un po’ per questo ho fondato la Calabrisella Films, per potere indagare. Probabilmente l’indicazione più grande che ho mai avuto è stata durante la preproduzione di “Ad Ipponion”: avevo scritto su un sito di calabresi cercando di coinvolgere come assistenti di produzione dei giovani interessati a fare cinema. Tra gli altri, mi colpì la risposta di un ragazzo, che arrabbiatissimo mi scrisse: “Voi venite da Hollywood a sfruttare noi calabresi”… e così via. Gli ho risposto e dopo una nostra corrispondenza, gli ho promesso che gli avrei inviato un’anteprima privata del film. Ho mantenuto la mia promessa. Per un po’ di tempo non l’ho sentito, così gli ho scritto e finalmente mi ha risposto: “Cosa vuoi che ti dica? Fai film su cose che noi viviamo”. Mi è stato detto che conosco la Calabria “meglio di noi calabresi”, e anche se per me è un complimento grandissimo, non so se ciò sia vero… bisogna guardare i miei film e farmi sapere! Forse, se è vero, sarà perché, non vivendo nel posto nel quale si indaga, si riesce a vedere le cose obiettivamente. Nel mio caso, però, ci sarà anche un po’ di componente emotiva, perché porto la Calabria dentro di me e sarà presente anche nei miei film.
Lucia Grillo (foto Alexo Wandael)
Corrado Alvaro ha scritto che ‘la dignità è il lato positivo dei calabresi’. È d’accordo? E qual è secondo lei il loro lato negativo?
Direi proprio di sì. Il lato “negativo” dei calabresi è forse quello di ogni altro popolo: quello di non accorgersi delle proprie potenzialità, di rassegnarsi alle cose e dare per scontato che il sistema attuale sia “come stanno le cose” e di non puntare più in alto e lottare per una società migliore. Però questo non per dare colpa: è proprio il sistema che fa sì che le persone rimangano in queste condizioni. Quindi tocca a tutti noi – calabresi e non – di rompere i modi di fare che ci impediscono di migliorare. Mi chiedo cosa direbbe Corrado Alvaro in proposito…
Essere testardi è secondo lei un pregio o un difetto?
È un pregio nel senso della forza e della determinazione. I calabresi sono in gambissima, la Calabria ha una storia immensa e una grandissima cultura. È un difetto nel lasciare che le forze dannose continuino a comandare e a rovinare l’ambiente, sia quello sociale che quello naturale. Dovremmo utilizzare la testardaggine intesa come un pregio, come voglia di non mollare mai, per combattere le conseguenze della testardaggine ‘nociva’, quella cioè figlia dell’ostinazione a non voler cambiare le cose.
Qual è la sorpresa più grande che ha avuto dopo aver terminato il film? Ci sono stati dei cambiamenti nel suo modo di percepire i calabresi?
Dopo ogni mio film c’è sempre la sorpresa che piace! No? Perché c’è sempre la paura di non coinvolgere. Dopo “Testardi” mi aspettavo – anzi, noi, io e Laura (Caparrotti, Nda) non ci aspettavamo la risposta che abbiamo avuto durante la settimana di proiezioni in Italia. Non solo siamo stati accolti in posti culturalmente di rilievo – dal Teatro dell’Acquario a Cosenza all’Apollo 11 di Roma – per il discorso intellettuale, per l’impegno sociale – tutto poi, organizzato da amici che hanno quegli stessi valori, da Loredana Ciliberto a Ernesto Orrico – ma i dibattiti seguiti ad ogni proiezione sono stati molto partecipati. Ho notato molta voglia di informarsi per capire l’esperienza del fenomeno dell’immigrazione, di stretta attualità per la presenza di molti fratelli e sorelle di origine africana qui in Italia. Non è cambiato niente di come percepisco i calabresi, solo è divenuta più forte in me la voglia di realizzare nuovi progetti cinematografici e televisivi “Made in Calabria” (ne ho due attualmente in sviluppo), perché credo che vi sia una vita piena di storie da raccontare. Un’altra cosa che si era affermata è che gli italiani del Centro-Nord – Roma compresa – non sanno niente del Sud, e che tutti gli italiani devono cominciare a studiare la diaspora italiana, che fa parte della vostra storia, e di cui non sapete niente! Non siamo “italiani di secondo grado” o “finti italiani”. E su questo vi dovete aggiornare! Specialmente se volete capire il presente (anche politicamente del mondo, degli USA, di cosa significa una società nella quale uno come Trump può ascendere al potere e cosa significa per i “non-americani”) – e il futuro (dell’Italia, del mondo)….
Quali sono stati i personaggi intervistati in ‘Testardi’ che l’hanno colpita di più?
Max Cassella (attore americano di origine calabrese che ha recitato tra l’altro ne “I Soprano“) e Antonio Monda (scrittore e critico cinematografico). Max perché si considera semplicemente un’essere umano e ha nessun legame con la Calabria: vorrebbe visitare la Calabria e conoscerne la cultura, ma non ha nessuna idea di cosa significhi essere “italiano” o “calabrese”. Antonio perché è molto fiero di essere calabrese e sfida l’immagine stereotipo del calabrese, su diversi livelli, anche su quello di emigrato italiano a New York, di italoamericano.
Cosa direbbe a chi governa la Calabria oggi?
Potrei dire: “Dateli a me quei milioni che avete ‘mandato indietro’ nel nulla, che faccio un film, o meglio, che li gestisco io per fare qualcosa di costruttivo in Calabria”, cosa che sarebbero capaci da fare tantissimi persone lì… Guarda, il programma televisivo che produco è finanziato dallo Stato. Ogni anno noi impiegati dobbiamo trattenere il fiato finché non è approvato il budget, che significa possiamo tenerci il lavoro per un’altro anno. Se il budget ci permette qualcosa in più, dobbiamo spenderlo tutto, altrimenti va “mandato indietro”. Mandato dove? Alle scuole? A non abbattere degli ospedali? A dare da mangiare a quelli che non hanno da mangiare? A finanziare l’aborto o a fornire la pillola? Dove vanno questi soldi? Questi sono finanziamenti di Stato, quindi ottenuti dalle tasse pagati dai lavoratori. Questo a New York. La Grande Mela. In America. La mitica America dove si pensa non manchi niente a nessuno. Ho un computer in ufficio “vecchio” ma funzionante che non uso più. Posso donarlo a qualcuno? No. Posso solo farlo rimanere lì o buttarlo nei rifiuti. Sono costretta a comprare dei mobili per l’ufficio da delle aziende che usano dei prigioni come campi di lavoro, i prigionieri vengono pagate tra $0.23 e $1.15 all’ora. Cosa dovrei dire a quelli che governano la Calabria? Viviamo tutti sullo stesso pianeta.
E cosa direbbe invece a una giovane calabrese che vuole abbandonare la propria terra perché non vi trova un lavoro?
Questa è una questione difficile e molto complicata, non solo per me, ma in generale. In questa società, se un essere umano vuole sopravvivere, deve trovare un modo di guadagnare. Possiamo dire: la terra è la terra e dunque non appartiene a nessuno? Ma questo è molto filosofico e non serve alla realtà. Una delle ragioni per cui sono diventata regista era per fare capire che nessun angolo del mondo è diverso fondamentalmente da un altro, nel senso che viviamo in un sistema che costringe delle persone, per pura sopravvivenza, di strapparsi non solo dalla propria terra ma dalle persone cari, le persone a cui vogliano bene e a chi amano. Anche io, da newyorkese di prima generazione, vivo questa cosa visceralmente, sento lo strappo violento delle radici e l’effetto che ha avuto su i miei cari, anche l’effetto sulle nostre sorelle e fratelli di ogni etnicità, religione e orientamento sessuale, specialmente ora con l’agenda fascista di Trump. …Ironia della sorte, proprio in Calabria, da dove molta gente è partita per la speranza di un futuro migliore altrove, assistiamo all’arrivo, per lo stesso motivo, delle nostre sorelle e fratelli dall’Africa…! Direi alla giovane calabrese: vai, se devi, vai, ma non scordarti e soprattutto, tu che capisci cosa significa, studia la strategia per arrivare ad una società senza oppressione e lotta per una società nella quale nessuno più sarà costretta a fare questa scelta.
Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Per il futuro in generale, lottare contro la presidenza di Trump e tutto ciò che accadrà sotto il suo regime, che è veramente fascista (e non sto usando il termine con leggerezza!) e i democratici Obama, Clinton, lo stanno sopportando e stanno chiamando il popolo a sopportarlo, cosa allarmante e profondamente pericolosa. Sto lavorando con RefuseFascism.org. Per i miei futuri progetti cinematografici e televisivi, sto sviluppando un lungometraggio da una mia sceneggiatura originale, e una miniserie televisiva basato sul libro “Umbertina”, il libro più importante della letteratura “femminile” – e femminista – italoamericana. I due progetti sono ambientati tra la Calabria e New York, con puntate anche a Roma.
NoteVerticali è un magazine culturale che si occupa di cinema, ma anche di musica e letteratura. Se ‘Testardi’ fosse una canzone, che canzone sarebbe? E se fosse un libro?
La Calabria è un libro – un libro di storia, un romanzo, una poesia epica, un quaderno con delle pagine bianche ancora da raccontare. La Calabria è una canzone: i suoni dei mari Tirreno e Jonio, il fruscio delle foglie sugli alberi in Aspromonte o in Sila, il suono eolico dello Scirocco, lo strillo dei mercanti, le chiacchiere delle vecchiette e le loro saggezze, il silenzio pacifico del cielo calabrese aperto al mondo intero durante le pause di nota. Perciò faccio cinema in Calabria.

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19/06/2005 ore 20,30:

Lo staff è lieto di annunciare che oggi, finalmente, è cominciata l'avventura sognata da mesi: viene pubblicato il nuovo sito: www.francavillaangitola.com, grazie alla tenacia di Giuseppe Pungitore, alla determinazione di Mimmo Aracri, alla saggezza dell'ing. Vincenzo Davoli e alla intraprendenza di Antonio Limardi jr. 

Per maggiori informazioni scrivere a: phocas@francavillaangitola.com